sabato, Dicembre 13, 2025

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Musashi Mizushima, il vero Captain Tsubasa

Dietro al mito di Holly & Benji, il più famoso manga calcistico di tutti i tempi, si nasconde una storia vera, fatta di coraggio e sogni senza confini. Musashi Mizushima, partito dai campetti di periferia in Giappone, ha inseguito il pallone fino in Brasile, spinto dal desiderio di trasformare la fantasia in realtà. La sua avventura, segnata dall’incontro con Pelé e dall’approdo al São Paulo FC, ha ispirato Yoichi Takahashi a dare vita a una storia che ha conquistato milioni di appassionati in tutto il mondo.

Il primo Tsubasa

Forse non tutti sanno che prima ancora che Captain Tsubasa facesse la sua comparsa nelle edicole giapponesi, un giovane talento nipponico era riuscito a farsi spazio nel calcio brasiliano. Il suo nome era Musashi Mizushima, e la sua storia ha molti punti in comune con quella di Tsubasa Ozora/Oliver Hutton: l’addio al Giappone in giovanissima età, l’impatto con la cultura calcistica brasiliana, il sogno di giocare contro i migliori al mondo. E anche se quest’ultimo non fu coronato, è importante sottolineare che la storia che ha ispirato ha spinto migliaia di giovani calciatori.

Nato a Tokyo nel 1964, il piccolo Musashi inizia a giocare a calcio ad appena tre anni. A spingerlo e incoraggiarlo è il padre, originario di Fujieda, una delle città dove il gioco – che in Giappone non è molto popolare e resta totalmente amatoriale – è più popolare. A 5 anni Musashi è già in grado di giocare alla pari con compagni del doppio dell’età: nonostante il contesto poco favorevole, quindi, sembra un predestinato.

L’incontro con Pelé

Dopo un breve ritorno a Fujieda insieme alla famiglia, su spinta di Ryūichi Sugiyama, stella della Mitsubishi Motors e della squadra giapponese capace di vincere il bronzo alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968, arriva il trasferimento nella scuola di Shimizu, una delle migliori del Giappone. Ed è proprio mentre brilla anche in questo competitivo contesto che Musashi, a 10 anni, prende parte a una sessione di allenamento speciale a Tokyo, supervisionata nientemeno che da Pelé. O Rei viene colpito dal talento del piccolo nipponico, ma consiglia a lui e al padre di provare a trasferirsi in Brasile se davvero vogliono sperare in un futuro come calciatore professionista.

Per la vita di Musashi è una vera sliding door, un suggerimento che arriva dal più grande di tutti i tempi, che per questo non può essere ignorato e che alla fine diventerà la missione della sua vita. Poco più che bambino, Musashi lascia dunque il Giappone per volare in Brasile, passando da un contesto calcistico che scorre nella totale indifferenza della popolazione a uno che invece scandisce la vita di milioni di persone. Un mondo dove insieme a eroi improbabili come Carlos Kaiser è possibile anche incontrare tanti campioni, uno tra tutti il leggendario Sócrates.

Un Samurai in Brasile

Dopo aver provato senza successo a entrare nel Santos, il club che ha lanciato Pelé che però non ha una squadra adatta alla sua giovanissima età, si iscrive alla scuola calcio del glorioso São Paulo FC, uno dei club più vincenti della storia sudamericana. Dopo aver preso parte a una partita-provino per la neonata scuola che il club ha dedicato a Vicente Feola, il piccolo giapponese riesce a convincere tutti. I compagni brasiliani lo chiamano Samurai, lui inizialmente vorrebbe giocare all’ala ma alla fine si adatta al ruolo di centrocampista.

Appena 15enne lascia la scuola affiliata per entrare nelle giovanili del club. Ovviamente è il primo giapponese a percorrere questo percorso nel calcio brasiliano, e anche se vorrebbe continuare in tutta tranquillità il suo percorso è chiaro che sarà praticamente impossibile. Per la stampa locale è una curiosità esotica, per quella giapponese un affare da non farsi sfuggire: la TV Asahi segue il suo percorso calcistico con aggiornamenti periodici, aziende nipponiche come Mizuno e Yashica gli pagano l’ingaggio e gli forniscono l’attrezzatura tecnica.

Concentrarsi sul calcio giocato è difficile, anche perché lo stesso Mizushima non capisce quanto la squadra conti su di lui e quanto invece lo consideri semplicemente una sorta di attrazione. Nel 1984, comunque, arriva anche l’esordio in prima squadra, e a questo punto il parallelo con Tsubasa, da 3 anni in edicola, diventa evidente. Entrambi, praticamente nello stesso momento, inseguono il sogno brasiliano. Soltanto che Musashi lo sta facendo nel mondo reale.

Tra realtà e mito

Per capire l’impatto di Mizushima nella cultura calcistica giapponese, bisogna inquadrare il calcio nipponico degli anni ‘70 e ‘80. Prima della J-League, il campionato era la Japan Soccer League (JSL), un torneo semiprofessionistico dominato da squadre aziendali. I calciatori erano dipendenti a tutti gli effetti: lavoravano in fabbrica e giocavano nel tempo libero. L’interesse popolare era basso, la copertura mediatica scarsa.

La carriera brasiliana di Mizushima, però, sarà tutt’altro che indimenticabile. Dopo il debutto con il São Paulo, resosi conto che è impossibile sfondare con una concorrenza tanto forte, si trasferisce in prestito al São Bento e poi alla Portuguesa. La storia non cambia, e anche l’ultimo passaggio al Santos serve più per coronare il sogno di indossare – non ufficialmente – la maglia dell’idolo Pelé.

Realizzando di non essere arrivato al livello che sognava di raggiungere, decide infine di tornare in Giappone nel 1989. Sono passati quasi 15 anni da quando è partito per il Brasile, ma la situazione non è cambiata: il torneo è ancora amatoriale, gestito da grandi aziende che mettono in campo team ufficialmente composti da impiegati. Ma qualcosa sta per cambiare.

Un finale di carriera nell’ombra

Gioca brevemente per l’Hitachi, con cui retrocede in seconda divisione e poi riconquista la massima serie, quindi si trasferisce all’All Nippon Airways che l’anno successivo diventa Yokohama Flügels. Il calcio giapponese si sta preparando alla rivoluzione del professionismo, la J-League, che viene preceduta da un breve torneo a 10 squadre in cui la sua squadra – che scomparirà poi nel 1999 fondendosi con gli Yokohama Marinos – si classifica ancora una volta ultima.

L’anno è il 1992, Mizushima ha appena 28 anni ma è reduce da troppi infortuni per permettersi ancora una stagione ad alto livello e preferisce ritirarsi. È stato uno dei primi “veri calciatori” in Giappone, ma il “calcio vero”, quello che nasce proprio con la J-League, non lo giocherà mai. Dopo il ritiro intraprende una breve carriera come allenatore: guida la squadra universitaria Nikkeidai, quindi collabora con la Japan Football Association come consulente. Nel 2014 guida brevemente il Fujieda MYFC, quindi collabora ad alcuni stage promossi dalla JFA in Asia, collaborando ad esempio con il Tagikistan.

Prima di King Kazu

Spesso si parla di Kazuyoshi Miura come del primo giapponese a giocare in Brasile, ma in realtà Mizushima lo precede di almeno 5 anni. Miura arriverà in Brasile nel 1986, all’età di 15 anni, quando Captain Tsubasa è già un fenomeno popolare in Giappone e si prepara ad essere conosciuto in tutto il mondo. Anche lui vestirà la maglia del Santos e più tardi del Palmeiras, diventerà una leggenda della Nazionale e probabilmente è stato il primo grande campione del calcio nipponico. Ma è arrivato comunque dopo Mizushima.

Questo dettaglio cambia la narrazione. Perché Musashi Mizushima non è solo un precursore: è l’originale, in un certo senso è il vero Tsubasa Ozora. La somiglianza tra la sua storia e quella del manga è impressionante: l’infanzia in Giappone, l’avventura in Brasile, la diffidenza, la carriera tra mille ostacoli. Ma mentre Tsubasa vince il Mondiale Under 20 e conquista l’Europa, la carriera di Mizushima si ferma molto prima.

Il vero Oliver Hutton: Mizushima o Maradona?

In un’intervista concessa a Revista Libero nel 2020 Yōichi Takahashi, che appena 20enne è stato l’autore di Captain Tsubasa e che è rimasto legato tutta la vita a quest’opera, ha dichiarato che a livello di talento e movenze sul campo il personaggio di Tsubasa Ozora/Oliver Hutton è stato ispirato a Diego Armando Maradona, che proprio in quegli anni si apprestava a diventare la stella che tutti abbiamo conosciuto e ammirato.

E allora Mizushima? Beh, lui è stato l’ispirazione per la storia in quanto tale, entrata nel cuore di tutti gli appassionati di calcio e cultura pop. I passaggi sono evidenti, dal fatto che la sua storia era nota in tutto il Giappone proprio negli anni in cui veniva realizzato il fumetto al nome del principale avversario di Tsubasa, Koijiro Hyuga (Mark Lenders), chiamato Koijiro proprio come il grande spadaccino Koijiro Sakai, rivale del leggendario samurai Musashi Miyamoto.

Le due cose non sono certo in contraddizione. Prima ancora dell’intervista su Maradona, infatti, nel 2010 Takahashi aveva rivelato chiaramente di essersi ispirato all’avventura in Brasile di Musashi Mizushima, che lo aveva colpito da adolescente. E del resto anche la squadra di destinazione, il São Paulo, è la stessa. Lo afferma nei primi 20 secondi del video che segue.

“L’unica cosa speciale nel modellare Tsubasa, che a quel tempo voleva andare a giocare in Brasile, è stata la storia di Musashi Mizushima del Sao Paulo. Perché non c’era ancora un campionato professionistico in Giappone, e chi voleva diventare un calciatore professionista doveva farlo all’estero. Mi ispirai a questa storia.”

Yoichi Takahashi, intervista del 10 febbraio 2010

Il ponte tra due mondi

Di certo nessuno può dire di essere stato in un certo senso il vero Oliver Hutton più di Musashi Mizushima. Che non fu solo un precursore, ma anche il primo ponte tra due scuole calcistiche non così differenti come si potrebbe pensare. Un esempio per le nuove generazioni e per i futuri talenti che sognavano un giorno di calcare i campi del Brasile o di diventare professionisti nel proprio Paese. La sua figura è stata fondamentale nella storia del calcio giapponese, anche se il suo nome alle nostre latitudini è purtroppo quasi del tutto sconosciuto.

Musashi Mizushima e Tsubasa Ozora

Oggi Musashi Mizushima è una figura poco conosciuta dagli appassionati contemporanei, soprattutto quelli occidentali, ma ancora straordinariamente attiva nel mondo del calcio. Se il suo nome è stato oscurato da quello di Miura e di Tsubasa, la sua conoscenza del gioco viene comunque tramandata alle decine di giovani che ogni anno prendono parte ai camp della sua FC Musashi, scuola di formazione giovanile che segue un rigoroso metodo scientifico di crescita. E che curiosamente si chiama come la squadra di Jun Misugi/Julian Ross, altro iconico protagonista di Captain Tsubasa, nota nella nostra traduzione come Mambo FC.

Un’eredità immortale

Il ponte tra due mondi che Mizushima ha costruito, ben prima della J-League e della fama di Captain Tsubasa, è la vera storia di Holly & Benji. Una storia che merita di essere ricordata tanto quanto il manga stesso. La sua determinazione ispirò l’autore del più famoso manga di tutti i tempi a tema calcistico, Captain Tsubasa.

Una storia che nel corso degli anni ha ispirato milioni di aspiranti calciatori, e che racconta di quanto sia importante inseguire i propri sogni. Anche quelli apparentemente più irrealizzabili. Se vi siete mai chiesti a chi è ispirato Holly, se davvero esista una figura reale dietro le sue imprese, oggi avete la risposta: si chiamava Musashi Mizushima, ed è stato molto più di una semplice ispirazione.


Sitografia:

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Simone Cola
Simone Colahttps://www.uomonelpallone.it
Amante del calcio in ogni sua forma e degli uomini che hanno contribuito a scriverne la leggenda

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