Il calcio, per quanto legato alla gioia, alla festa e alla memoria collettiva, ha anche un volto oscuro. Le storie dei calciatori non sono sempre fatte di trionfi e gloria: alcune sono segnate da un destino crudele, da morti premature, da un epilogo tragico. In questo articolo, raccogliamo storie che fanno parte del lato più doloroso del pallone, con uno sguardo umano prima che sportivo. Su Uomo nel Pallone le trovate raccolte sotto il tag Tragedie, un modo per rendere omaggio a storie comunque importanti.
Quando cade una squadra: Superga e Monaco
Il 4 maggio 1949 il Grande Torino, la squadra più forte d’Italia, si schiantò contro la basilica di Superga. Morirono tutti: giocatori, dirigenti, staff e giornalisti. Quel giorno si spense un sogno sportivo, ma nacque un mito incrollabile. Solo nove anni dopo, nel 1958, anche il Manchester United fu colpito da un destino simile: il disastro aereo di Monaco di Baviera portò via otto giocatori dei “Busby Babes”, tra cui la giovane promessa Duncan Edwards, che morì a 21 anni dopo giorni di agonia in ospedale. Due squadre, due schianti, due dolori che ancora oggi si commemorano ogni anno.
Il calcio e la guerra
Il calcio ha conosciuto anche il fronte. Nella Prima guerra mondiale, diversi calciatori britannici si arruolarono volontari. Durante la Battaglia della Somme, alcuni soldati britannici attaccarono le linee nemiche calciando un pallone davanti a sé. I due conflitti mondiali avvennero quando i calciatori erano ancora uomini comuni, e tra i molti che scomparvero ci fu anche Leigh Richmond Roose, a inizio ’90 considerato il portiere più forte al mondo.
La seconda guerra mondiale fu inoltre segnata dalla Shoah, che spazzò via le vite di milioni di ebrei. Ne ricordiamo molti nel nostro articolo dedicato al calcio e la memoria, tra cui la prima stella dell’Ajax Eddy Hamel e allenatori diventati celebri anche in Italia come Geza Kertesz e soprattutto Arpad Weisz, scopritore del grande Giuseppe Meazza.
Vite distrutte
Ci sono giocatori la cui fine racconta più del loro curriculum. Valdiram, ex compagno di Ronaldinho, finì senzatetto e venne ucciso a bastonate in una stazione in Brasile. Hughie Gallacher, leggenda del Newcastle e della Scozia, si tolse la vita a 54 anni gettandosi sui binari. Sandor Szucs, nazionale ungherese, fu giustiziato per aver tentato di fuggire dal regime comunista.
Molti portieri hanno poi vissuto una vita tragica anche a causa della responsabilità del ruolo: Moacir Barbosa, portiere del Brasile nel Maracanazo del 1950, visse da capro espiatorio fino alla morte, in solitudine e povertà, destino che toccò 32 anni più tardi a Valdir Peres, portiere del Brasile del futebol bailado del Mundial di Spagna del 1982. La morte di John Thomson in campo fece piangere tutta la Scozia, mentre quella di Jimmy Thorpe portò finalmente a sanzionare le cariche sul portiere. Fatty Foulke, colossale portiere inglese dei primi del ‘900, morì solo e dimenticato, ridotto ad attrazione di un circo.
Storie che non devono mai essere dimenticate
Le storie umane finite in tragedia sono protagoniste in un sito che è nato per raccontare storie di uomini e di calcio. Il mio primo articolo è stato su Jean-Pierre Adams, che ha vissuto la prima metà della sua vita come calciatore di livello internazionale e la seconda in coma per un banale errore medico. Una delle mie storie più lette e apprezzate è quella di Heleno de Freitas, genio del calcio brasiliano finito in una clinica psichiatrica dopo aver dilapidato il suo enorme talento.
Queste storie non sono solo cronaca nera o aneddoti dimenticati. Sono parte della storia del calcio. Ricordarle significa secondo me ricordare che i calciatori, eroi per milioni di persone e spesso considerati privilegiati, alla fine non sono altro che esseri umani come tutti. Con sogni, ambizioni, debolezze e sfortune.





