L’Alumni Athletic Club e la “familia Brown”, le radici scozzesi del fútbol argentino

Sulle origini del calcio gli storici discutono da tempo, ma la teoria comune e ormai accettata è la seguente: se è vero che il football fu ideato dagli inglesi, furono gli scozzesi a codificarlo attraverso regole e moduli tattici, trasformandolo da sport di pura valenza agonistica a arte vera e propria.

Sia quel che sia, è certo invece che scozzesi furono i pionieri del calcio argentino, la scuola che in seguito ha dato al mondo campioni assoluti come Alfredo Di Stefano, Diego Maradona e Lionel Messi, tra i migliori calciatori della storia.

Molto tempo è passato e molte cose sono cambiate da quei giorni di fine ‘800, quando numerose famiglie di latifondisti britannici giunsero sulle coste argentine per avviare le proprie attività imprenditoriali: alcuni membri di queste famiglie, sotto braccio, portavano con se un pallone da football.

Primi calci in Argentina

Inglesi e scozzesi fondarono in loco anche diverse scuole e università, atte a formare i propri figli e nipoti, e fu all’interno di questi istituti che il football si diffuse, finendo presto – come peraltro successo contemporaneamente in ogni angolo del pianeta – per diventare fenomeno popolare.

Se il padre del calcio argentino può a ragione essere considerato Alexander Watson Hutton, promotore del primo campionato nazionale (il più antico al mondo al di fuori della Gran Bretagna) e fondatore del primo club campione, il St. Andrew’s, un altro posto di rilievo nella storia del fútbol lo merita la famiglia Brown.

Anch’essa di origine scozzese, di Fife, era arrivata in Argentina addirittura nel 1825 grazie a James Brown, il capostipite della famiglia: egli, contadino, aveva visto nel Paese, da poco divenuto indipendente, un modo per sfuggire alla miseria e vi si era trasferito insieme alla moglie Mary.

Le fortune dei due coniugi furono alterne, ma da uno dei loro figli, James Junior, sarebbe nata una formidabile dinastia di calciatori che avrebbe scritto la storia dei primi anni del fútbol argentino: ben nove fratelli, di cui sette furono calciatori di ottimo livello e cinque, addirittura, contribuirono alla fondazione e alle prime fortune della Nazionale albiceleste.

All’alba del XX secolo infatti, incoraggiato dal decreto nazionale che imponeva l’educazione fisica come disciplina obbligatoria e dal fatto che il preside fosse proprio quel Watson Hutton che primo tra tutti aveva portato un pallone da calcio in Argentina, sorse nella “Buenos Aires English High School” l’Alumni Athletic Club, squadra di football che raccoglieva studenti ed ex-studenti della scuola e che fu da subito protagonista dei campionati di calcio.

All’epoca il campionato argentino si giocava già da circa un decennio in forma puramente amatoriale, e vedeva il Lomas come squadra dominante: forte di un eccellente organizzazione, e soprattutto del fatto di essere stati i primi a praticare il football prendendosi un notevole vantaggio sulla concorrenza, il Lomas aveva conquistato il titolo nazionale per ben cinque volte in sei anni, dal 1893 al 1898, arrivando secondo nel 1896 soltanto perché la vittoria era andata alla seconda squadra della scuola, fondata per creare un minimo di competizione.

La nascita dell’Alumni Athletic Club

Fu in questo contesto che l’Alumni dei fratelli Brown arrivò come una folgore, cambiando il calcio argentino per come era stato fino ad allora conosciuto ed eclissando per sempre la stella del Lomas, che dal 1900 non sarebbe mai più riuscito a tornare alla vittoria: fu infatti in quell’anno che arrivò la prima vittoria dell’Alumni, allora noto come “English High School”, che vinse tutte le gare meno la prima – pareggiata proprio con il Lomas – e divenne subito la squadra più amata nel Paese vincendo un sondaggio indetto dai giornali locali.

La stagione successiva la squadra si ripeté vincendo tutte le sei gare disputate e mettendo in mostra un grande gioco di squadra tipicamente scozzese, ben diverso dal “calcia e corri” appunto praticato dagli inglesi ai tempi, e che sarebbe stato precursore dello stile sudamericano. Le prime stelle della squadra erano tre giocatori che facevano Brown di cognome, tre fratelli, nipoti di quel contadino giunto in Argentina quasi un secolo prima in cerca di fortuna.

Diego, il più anziano, e Carlos, il più giovane, erano molto bravi, ma la stella indiscussa era Jorge Gibson, capace di giocare in tutte le posizioni (e anche campione di cricket) e autentico trascinatore della squadra, di cui in breve tempo divenne anche tesoriere, destinando come da statuto del club ogni moneta ricavata dagli incassi delle partite ad opere di beneficenza.

A loro si univano altri valenti calciatori come il portiere di origini irlandesi Juan McKechnie e il mediano e primo capitano Andrés Arturo Mack: nato in Australia, era giunto nella “English High School” di Buenos Aires per insegnare matematica ma si era distinto anche sui campi da gioco. Tra i primi idoli del pubblico locale, era stato da esso soprannominato Colorado per via dei capelli rossicci, e non avrebbe mai più lasciato l’Argentina anche dopo la fine della carriera di calciatore.

Una miriade di successi

L’Alumni, comunque, non si fermava più: dopo aver dominato i primi due campionati del ‘900 si ripeté anche nel 1902 e nel 1903, campionato questo dove arrivò la prima sconfitta ufficiale dopo ben quattro stagioni.

La squadra aveva visto nel frattempo la crescita calcistica di Carlos – giunto quasi ai livelli del mitico Jorge Gibson – e l’ingresso nella stessa di Tomás e soprattutto di Ernesto Alejandro, soprannominato “El Pacifico” per il carattere sempre calmo e freddo e difensore per scelta e non per vocazione, visto che in una partita in cui venne schierato centravanti segnò la bellezza di sei reti.

Dopo una stagione interlocutoria, in cui venne alla luce però la stella del bomber Alfredo – sesto fratello della famiglia Brown e capocannoniere del campionato – l’Alumni vinse il titolo anche nel 1905 e nel 1906, sconfiggendo in quest’ultima occasione il redivivo Lomas, giunto con propositi battaglieri alla finale nazionale e tornato a casa con la coda tra le gambe dopo essere stato distrutto per 4 a 0.

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Juan Domingo & Jorge Brown

Nella formazione campione spiccavano ancora quattro fratelli Brown, i difensori Jorge Gibson e Juan Domingo (cugino dei fratelli) e le punte Ernesto (solitamente difensore) e soprattutto Eliseo Brown, che a 18 anni si impose come il miglior attaccante d’argentina.

Eliseo fu capocannoniere del torneo del 1906 e si ripeté anche nel 1907 (quando segnò 24 reti e la squadra vinse 17 gare sulle 20 previste pareggiando le altre 3) nel 1908 e nel 1909, anno in cui l’Alumni, dopo una stagione negativa, si riprese il titolo di miglior squadra d’Argentina dominando l’ennesimo campionato.

Anche il 1910 vide l’Alumni trionfare sulla concorrenza, trascinato dai gol di Eliseo e da quelli di Arnold Watson Hutton, figlio del signor Alexander che aveva portato il football nel Paese. La cosa che più impressionava nell’Alumni, al di là della forza tecnica di squadra che portò un pugno di sconfitte nell’arco di dieci anni, era l’enorme unità d’intenti, fattore accresciuto dalla presenza dei numerosi fratelli Brown, come ebbe a dire il grande bomber Carlos Lett.

“Il segreto del successo dell’Alumni fu l’amicizia e la fratellanza esistente tra i giocatori, più che le doti tecniche. Nel calcio una goccia di “cattivo sangue” tra due compagni finisce per estendersi anche al resto della squadra, e fortunatamente questo non accadde mai, grazie soprattutto alla tempra dei fratelli Brown, in particolare Jorge.” [1]


Jorge Domingo Brown, soprannominato “El Patricarcho“, “Il Patriarca”, fu in effetti fino all’ultimo protagonista nella storia dell’Alumni. Unico tra i fratelli ad essere presente in ogni campionato, fece la sua parte anche in quello del 1911, vinto tra qualche difficoltà e solo dopo uno spareggio con il Porteño.

Un inevitabile declino

Questo fu l’ultimo squillo di tromba di una squadra che improvvisamente si rivelò inadatta al calcio moderno che ormai avanzava in tutto il pianeta ed era arrivato fino in Argentina: numerose squadre erano sorte nel frattempo, trovando seguito negli argentini autoctoni che avevano preso a praticare quel gioco con uno stile tutto loro, ma non fu la concorrenza a sbaragliare l’Alumni Athletic Club, la più grande squadra nella storia dei primi anni del calcio argentino, bensì la sua stessa costituzione.

Da statuto, infatti, il club non poteva accogliere nelle sue fila che studenti o ex-studenti, e in un’epoca in cui il calcio era ancora dilettantistico non erano pochi quelli che una volta giunti in età da lavoro abbandonavano le velleità fútbolistiche; sempre secondo statuto, inoltre, gli incassi finivano in beneficenza, rendendo sempre più difficoltoso trovare le risorse necessarie per pagare l’affitto di un campo da gioco.

Benché iscritto al campionato del 1912, i campioni in carica dell’Alumni non si presentarono alle prime tre partite, e come da regolamento furono esclusi: lo scioglimento del mitico club avvenne poco dopo, il 24 aprile del 1913, alla presenza di un pugno di soci, con i fondi che finirono anch’essi in opere di carità.

In appena 15 anni di vita (dal 1898 al 1913) l’Alumni Athletic Club conquistò 10 campionati argentini, 5 coppe nazionali e ben 7 internazionali, di cui 6 edizioni della “Tie Cup”, la prima coppa per club di nazioni diverse.

La famiglia Brown vide 7 fratelli giocare nel club, e 5 di questi furono anche stelle della Nazionale che muoveva i primi passi per diventare una delle migliori del mondo: nel 1910, nell’Argentina che conquistava la “Copa del Centenario” superando Uruguay e Cile, ben tre fratelli Brown erano in campo contemporaneamente.

Ed è per questo, e per le leggendarie imprese di una squadra che fu mito e ispirazione per tantissimi giovani, che l’Argentina non potrà mai dimenticare le sue radici scozzesi, così ben rappresentate dalla classe, il coraggio e lo spirito di squadra dell’Alumni dei fratelli Brown, la “familia” dei primi eroi del fútbol.

L’ultima partita giocata dall’Alumni, in maglia bianca, nel 1911 contro il Porteño


SITOGRAFIA: