Bernabé Ferreyra

Muchachos, tengan cuidado, que se aproxima “La Fiera”…

“Ragazzi, attenzione, sta arrivando la Fiera”. Era questo l’avvertimento che risuonava in un tango che gli fu dedicato. Uno dei tanti che lo accompagnarono in carriera mentre scaraventava in rete il pallone grazie a tiri di una potenza mai vista prima, che non lasciavano scampo al malcapitato portiere avversario.

Fu lui stesso a raccontare come tutto era iniziato una volta appesi gli scarpini al chiodo, i giorni di gloria come implacabile centravanti del River Plate ormai alle spalle.

“I miei fratelli mi ripetevano tutti i giorni che il mio doveva essere il tiro più potente di tutta la città. Così mi facevano calciare il pallone contro il muro da mattina a sera. Tutti i giorni. Gridandomi di continuo: più forte! Ancora più forte!”

“La Fiera”, il gol nel sangue

Quell’estenuante allenamento avrebbe dato i suoi frutti, permettendo a Bernabé Ferreyra di diventare il più grande centravanti d’Argentina della sua epoca, forse il più grande al mondo se avesse potuto avere l’occasione di dimostrarlo in competizioni internazionali allora praticamente inesistenti.

L’esordio nel calcio dei grandi, dopo un lungo girovagare a livello giovanile per seguire il fratello maggiore nel lavoro, avvenne con il Club Atlético Tigre e fu subito un successo. Realizzò 4 reti, le prime di una lunghissima serie che proseguì subito dopo quando, prestato per due tournée in Sudamerica prima all’Huracán e poi al Vélez Sarsfield, mise a referto 49 gol in 33 partite.

Una media strepitosa che incredibilmente avrebbe mantenuto per tutta la carriera. E che fu accompagnata da episodi leggendari. Un portiere finito in ospedale dopo essere stato colpito da un suo tiro mortifero, un altro – Fernando “Tarzan” Bello, titolare dell’Independiente e della Nazionale – svenuto e con entrambi i polsi rotti dopo aver respinto un suo calcio di rigore. La tripletta negli ultimi 10 minuti che permise al Tigre di vincere 3-2 contro il San Lorenzo de Almagro che ormai si sentiva la partita in tasca.

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Il giocatore più costoso al mondo

Per averlo alle proprie dipendenze, nel 1932, l’allora ricchissimo River Plate sborsò la bellezza di oltre 30.000 pesos, al cambio dell’epoca ben 23.000 sterline. Si trattava della cifra più alta mai spesa per un calciatore in tutto il pianeta, un record che per la prima volta veniva registrato al di fuori dell’Inghilterra. E che sarebbe rimasto tale per ben 17 anni, un’enormità per un mondo frenetico come quello del calcio.

Soldi ben spesi, perché anche con la maglia dei “Milionarios” Bernabé Ferreyra si confermò un goleador impareggiabile. Già soprannominato “el mortero de Rufino” e “lo spezzareti”, fu presto noto in tutta l’Argentina come “La Fiera”, la belva a cui nessun portiere riusciva a sfuggire. Le riviste sportive misero addirittura in palio una medaglia per chi fosse stato capace di affrontarlo senza subire reti. Soltanto dopo ben 12 partite e 19 gol messi a segno fu finalmente vinta dal portiere dell’Huracán Cándido De Nicola.

Bernabé Ferreyra

Per gli storici argentini, Bernabé Ferreyra rivoluzionò il calcio locale al punto che esisteva un fútbol prima di lui e ne esistette un altro dopo la sua comparsa. Fu protagonista in numerose canzoni, recitò in quattro film, riempì gli stadi al punto che il prezzo dei biglietti aumentava in modo considerevole se la sua presenza era garantita.

Appena arrivato al River Plate decise un Superclasico contro il Boca Juniors. Messo ko il portiere avversario dopo averlo colpito allo stomaco con una violentissima cannonata, raggiunse la linea di porta e quindi depositò lentamente il pallone in rete nel tripudio della folla. Schivo ma orgoglioso, fu il leader di una squadra fortissima segnando molto e parlando poco. Al tecnico Imre Hirschl, che disse ai giocatori di chiamarlo “maestro”, rispose a tono: “L’unico maestro che conosco è quello che lavora con la pala in panetteria”.

Il lampo che illuminò il fútbol argentino

Non ebbe fortuna con la Nazionale per motivi che rimarranno per sempre incomprensibili. Giocò appena quattro gare senza lasciare il segno, forse per colpa di un esordio opaco contro l’Uruguay. Una parentesi grigia in una carriera comunque leggendaria che si chiuse improvvisamente nel 1939, non ancora 30enne, quando costretto dai numerosi infortuni rimediati negli scontri con i ruvidi stopper avversari Ferreyra annunciò il ritiro.

“Preferisco lasciare il calcio prima che il calcio lasci me”, affermò, una delle sue frasi passate alla storia insieme a quella che rivolse al grande maestro di tango Carlos Gardel, che quando lo incontrò si disse felice di conoscere finalmente “La Fiera”. “No, Maestro – disse il grande Bernabé – la Fiera sei tu quando canti”.

Dopo il ritiro la sua carriera divenne storia e quindi, quasi immediatamente, leggenda. Chiuse con 232 gol segnati in 228 partite giocate, una media strepitosa eguagliata in Sudamerica soltanto da altri miti come il peruviano Valeriano Lopez e il brasiliano Arthur Friedenreich.

Campione epocale, fu il primo grande idolo del calcio argentino e uno dei più forti calciatori della sua epoca se non il più forte in assoluto. La Fiera, lo sfondareti, il bomber implacabile che con le sue imprese rese il fútbol un fenomeno di massa.

“Mille volte urrà, campione

Giocatore straordinario

Tu sei il cuore e l’anima

del club dei Millonarios”

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Di Simone Cola

Amante del calcio in ogni sua forma e degli uomini che hanno contribuito a scriverne la leggenda

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