Il 23 ottobre è una data eccezionalmente ricca di storia del calcio: nasce Pelé, ma anche il grande centravanti nigeriano Rashidi Yekini e Juan Botasso, portiere della prima finale mondiale. Ci sono poi il primo bronzo olimpico dell’Olanda, una parata di stelle riunita a Wembley per il centenario della FA, l’oro olimpico dell’Ungheria e, in tempi più recenti, una rimonta impossibile del Milan e il 6-1 del Manchester City a Old Trafford.
1908 – Nasce Juan Botasso, il portiere della prima finale mondiale
A Quilmes nasce Juan Botasso, futuro portiere dell’Argentina nella finale della prima Coppa del Mondo. Comincia nell’Argentino de Quilmes e nel 1930 parte per l’Uruguay come riserva di Ángel Bossio, titolare nelle prime tre partite della nazionale albiceleste.
Quando Bossio non è disponibile, Botasso viene schierato nella semifinale vinta 6-1 contro gli Stati Uniti e poi nella finale contro l’Uruguay, persa 4-2 davanti al pubblico di Montevideo. Successivamente diventerà un idolo del Racing Club e riceverà il soprannome di “Cortina Metálica”, tanto popolare da ispirare persino un tango a lui dedicato.
1908 – L’Olanda conquista la sua prima medaglia olimpica nel calcio
Al White City Stadium di Londra, l’Olanda batte la Svezia 2-0 grazie alle reti di Gerard Reeman ed Edu Snethlage. È la partita che consegna agli olandesi la medaglia di bronzo nel torneo olimpico del 1908, considerato dalla FIFA il primo vero torneo calcistico nella storia dei Giochi.
La formula è piuttosto diversa da quelle moderne. Il bronzo avrebbe dovuto essere deciso attraverso un torneo di consolazione, ma i ritiri delle due rappresentative francesi stravolgono il programma: Olanda-Svezia finisce così per determinare di fatto il terzo posto. Prima del raddoppio olandese, il portiere Reinier Beeuwkes para anche un rigore agli svedesi.
1940 – Nasce Pelé
A Três Corações, nello stato brasiliano di Minas Gerais, nasce Edson Arantes do Nascimento, il futuro Pelé. Figlio del calciatore Dondinho, cresce a Bauru e a quindici anni arriva al Santos, club con il quale trasformerà rapidamente un talento prodigioso in una carriera di dimensione mondiale.
Con il Brasile conquista i Mondiali del 1958, 1962 e 1970: Pelé rimane l’unico calciatore ad aver vinto tre Coppe del Mondo. Sulla sua nascita esiste anche una piccola curiosità documentale: Pelé considerò sempre il 23 ottobre il proprio compleanno, mentre nella certificazione anagrafica compariva erroneamente il 21 ottobre.
1963 – Nasce Rashidi Yekini, il “Goalsfather” della Nigeria
A Kaduna nasce Rashidi Yekini, il più prolifico centravanti nella storia della nazionale nigeriana. Dopo aver segnato in patria e in Costa d’Avorio, trova la propria dimensione europea soprattutto con il Vitória Setúbal, diventando uno degli attaccanti africani più riconoscibili degli anni Novanta.
Nel 1993 viene eletto Calciatore africano dell’anno e nel 1994 conduce la Nigeria alla vittoria della Coppa d’Africa. Pochi mesi più tardi, contro la Bulgaria, segna il primo gol della Nigeria nella storia dei Mondiali: la sua esultanza, aggrappato alla rete e sopraffatto dall’emozione, diventa una delle immagini simbolo di USA ’94. Con 37 reti resta il miglior marcatore della storia dei Super Eagles.
1963 – A Wembley l’Inghilterra sfida il Resto del Mondo
Per celebrare i cento anni della Football Association, Wembley ospita un’amichevole fuori dall’ordinario: l’Inghilterra affronta una selezione del Resto del Mondo composta da alcuni dei più grandi giocatori dell’epoca. Tra gli avversari degli inglesi figurano Lev Jašin, Alfredo Di Stéfano, Ferenc Puskás, Eusébio e Denis Law.
L’Inghilterra di Alf Ramsey vince 2-1, con reti di Terry Paine e Jimmy Greaves, mentre Law segna per la selezione mondiale. L’incontro rappresenta anche una sorta di anticipazione di ciò che accadrà tre anni dopo: diversi protagonisti inglesi di quella giornata saranno infatti campioni del mondo nel 1966, sempre a Wembley.
1964 – L’Ungheria conquista l’oro olimpico a Tokyo
Allo Stadio Nazionale di Tokyo, l’Ungheria batte 2-1 la Cecoslovacchia nella finale del torneo olimpico. Dopo un primo tempo senza reti, un’autorete di Vladimír Weiss e un gol di Ferenc Bene portano i magiari sul 2-0; Jan Brumovský accorcia le distanze nel finale senza riuscire a completare la rimonta.
Per l’Ungheria è il secondo oro olimpico nel calcio dopo quello conquistato nel 1952 dalla generazione della Grande Ungheria. Non sarà neppure l’ultimo: quattro anni più tardi arriverà un nuovo successo a Città del Messico. Tra il 1952 e il 1972 gli ungheresi conquisteranno tre ori, un argento e un bronzo olimpici, testimonianza di una continuità straordinaria.
2007 – L’Arsenal ne fa 7 allo Slavia Praga
All’Emirates Stadium l’Arsenal di Arsène Wenger travolge lo Slavia Praga con un 7-0 che rimane la più larga vittoria casalinga dei Gunners nelle competizioni UEFA. Cesc Fàbregas e Theo Walcott segnano due volte ciascuno, con Aleksandr Hleb e Nicklas Bendtner a completare la goleada oltre a un’autorete di David Hubáček.
Particolarmente significativa è la doppietta di Walcott, allora diciottenne e ancora in cerca di spazio stabile nella squadra di Wenger. L’Arsenal di quella stagione vive per alcuni mesi uno dei periodi migliori dell’era post-Highbury e il 7-0 allo Slavia resta una delle sue esibizioni europee più nette.
2011 – Boateng trasforma Lecce-Milan da 3-0 a 3-4
All’intervallo di Lecce-Milan il risultato sembra già scritto: i padroni di casa conducono 3-0 grazie a Giacomazzi, Oddo e Grossmüller. Massimiliano Allegri inserisce però Kevin-Prince Boateng e il ghanese segna una tripletta in appena quattordici minuti, riportando incredibilmente i rossoneri in parità.
A sette minuti dalla fine Mario Yepes segna di testa il gol del 4-3. Per il Milan è una rimonta rarissima: mai prima di allora i rossoneri avevano vinto una partita di Serie A dopo essere stati sotto di tre reti. Il tutto avviene in una giornata segnata dalla morte di Marco Simoncelli, grande tifoso milanista, ricordato dalla squadra con il lutto al braccio.
2011 – Il Manchester City umilia lo United a Old Trafford
Lo stesso giorno, in Inghilterra, Manchester vive uno dei derby più clamorosi della sua storia. Il City di Roberto Mancini arriva a Old Trafford da capolista e travolge il Manchester United campione in carica per 6-1, infliggendo alla squadra di Alex Ferguson la più pesante sconfitta casalinga da oltre mezzo secolo.
Mario Balotelli apre le marcature e celebra mostrando la celebre maglietta “Why Always Me?”, poi segna ancora; completano il risultato Agüero, Silva e una doppietta di Džeko. Non è soltanto una goleada simbolica: United e City termineranno il campionato a pari punti e il titolo sarà deciso dalla differenza reti, proprio a favore della squadra di Mancini.



