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Ariel Huguetti, “il Maradona di Barrio Billinghurst”

Per qualche settimana, nel 2000, Ariel Huguetti fu raccontato come il primo grande prodigio del nuovo millennio. Viveva al Barrio Billinghurst, nella periferia di Buenos Aires, aveva un sinistro che faceva impazzire gli osservatori e attirò davvero Barcellona e Real Madrid. Poi, quasi all’improvviso e senza alcun clamore mediatico, il ragazzo paragonato a Maradona scomparve dai radar del grande calcio.

Ariel Huguetti, il nuovo Maradona sparito nel nulla

“El Diego y Ariel, uno solo. Suerte 10.”

Scritta sul muro del Barrio Billinghurst, Buenos Aires

Difficile che un turista capiti per caso a Billinghurst. Non è la Buenos Aires dei caffè storici, dei grandi viali o delle foto da cartolina. È un quartiere popolare del partido di San Martín, nella cintura metropolitana della capitale argentina, uno di quei luoghi dove il calcio non è intrattenimento ma linguaggio quotidiano, speranza, riscatto. Proprio lì, all’inizio degli anni Duemila, comparve una scritta su un muro che raccontava meglio di qualsiasi titolo l’entusiasmo di quei giorni: “El Diego y Ariel, uno solo. Suerte 10”.

Quel nome, Ariel, non era quello di Ortega. Il ragazzo del muro si chiamava Ariel Huguetti, aveva appena 14 anni e nell’agosto del 2000 divenne improvvisamente una piccola ossessione del giornalismo sportivo argentino ed europeo. La sua storia aveva tutto ciò che serviva per alimentare il mito: il quartiere povero, il talento istintivo, il sinistro incantato, la famiglia modesta, la voce insistente che parlava di Barcellona e Real Madrid pronti a contenderselo.

Il ragazzo che volevano Barça e Real

La cosa più interessante, nella vicenda Huguetti, è che non si tratta di una leggenda costruita solo dopo. I grandi club vengono davvero accostati a lui dalle fonti dell’epoca. Su Mundo Deportivo, nell’agosto del 2000, viene presentato come un possibile “baby crack” del Barcellona e descritto come un mancino capace di occupare il ruolo di volante offensivo sulla sinistra, già inserito in una squadra di quartiere legata all’orbita del Boca Juniors.

Anche La Nación conferma che il Barça si sarebbe già mosso concretamente, e che il Real Madrid stia tentando di inserirsi nell’operazione. Le cifre riportate allora erano enormi per un ragazzino di 14 anni: prima si parlò di 150 milioni di pesetas, poi di una valutazione salita fino a circa un milione di dollari. Al di là del numero esatto, ciò che colpisce è il contrasto: un adolescente di Barrio Billinghurst trattato già come un investimento internazionale.

Una famiglia normale travolta dal rumore

Qui la storia smette di essere soltanto la favola del predestinato e diventa qualcosa di più umano. Le cronache di La Nación sono preziose proprio perché non insistono solo sul talento, ma mostrano il contesto. Ariel viveva in una casa semplice, in una famiglia numerosa, con un padre, Adolfo, che faceva l’autista di autobus e cercava di orientarsi in una situazione troppo più grande di lui. Il telefono di casa, che prima squillava poco o nulla, cominciò a suonare di continuo. Improvvisamente tutti volevano sapere tutto di quel ragazzino.

In quei giorni Huguetti non era ancora un calciatore nel senso pieno del termine: era un adolescente con i riflettori addosso. E la famiglia, a differenza del tono trionfale di molti articoli, lasciava già trapelare paura. Il padre parlava della necessità di proteggere il figlio, di non spedirlo troppo presto lontano da casa, di non lasciarlo solo. In mezzo all’esaltazione generale, era già visibile il rischio più grande: che il personaggio costruito dai media crescesse molto più in fretta del ragazzo, e che quest’ultimo sarebbe stato schiacciato dalle aspettative e dalle pressioni.

Prima del sogno, il potrero

Huguetti non spuntava dal nulla. Il suo percorso era quello tipico di tanti ragazzini argentini di talento: calcetto, club giovanili, squadre minori, passaggi rapidi in diversi contesti, fino ad arrivare a Billinghurst. Mundo Deportivo scrive anche che già quando aveva 12 anni un imprenditore si era fatto avanti con la famiglia con una proposta economica importante per legarsi al suo futuro sportivo, ma il padre aveva rifiutato. È un dettaglio decisivo, perché racconta quanto presto il calcio avesse iniziato a guardarlo non solo come bambino dotato, ma come possibile affare.

Ed è proprio questo a rendere la sua storia emblematica. Ariel Huguetti diventa famoso in un momento in cui il calcio internazionale è sempre più aggressivo nella caccia ai minori di talento, e in cui tutti sono alla ricerca, istericamente, del nuovo talento del domani. Non a caso, negli stessi giorni, La Nación pubblica un commento molto duro su questa deriva e usa proprio il suo caso come simbolo di una corsa ormai fuori controllo. Non era più soltanto il gioco dei ragazzi: stava diventando il mercato dei ragazzi.

Il silenzio dopo la promessa

Poi arriva la parte più dura: il vuoto. Non ci fu il grande approdo al Barcellona. Non ci fu l’ascesa al Boca. Non ci fu neppure una carriera professionistica vera e propria, in grado di lasciare una benché minima traccia nel calcio dei grandi. Semplicemente, dopo il clamore del 2000, Ariel Huguetti uscì dalla scena con una rapidità quasi brutale. Per anni il suo nome rimase sospeso in una zona strana del calcio: troppo noto per essere dimenticato del tutto, troppo incompiuto per restare davvero nella memoria collettiva.

Ed è qui che la sua storia diventa più forte di tanti racconti sui “nuovi Maradona”. Non tanto perché sia andato male, ma perché mostra la sproporzione fra la narrazione e la realtà. Per qualche settimana il suo futuro sembrò già scritto. In verità, non era cominciato nemmeno il tratto più difficile: quello in cui il talento deve diventare struttura, continuità, tenuta mentale, adattamento, crescita. Il calcio, soprattutto a 14 anni, non premia quasi mai chi viene celebrato per primo.

Quando sei giovane, le tue potenzialità sono infinite. Potresti fare qualsiasi cosa. Potresti essere Einstein, potresti essere Di Maggio. Poi arriva un’età in cui “potresti essere” va a sbattere contro ciò che sei stato. Non eri Einstein, non eri niente. È un brutto momento.

“Confessioni di una mente pericolosa” (2002)

Una moda che non passa mai

A pensarci bene, quanti ragazzi sono stati schiacciati dalla pressione nel momento in cui il calcio doveva essere ancora soltanto un gioco? Forse il caso di Freddy Adu, “il nuovo Pelé”, è stato il più emblematico, e non a caso è conosciuto in tutto il mondo. Ma questa moda di volere a tutti i costi trovare bambini predestinati, eredi dei grandi campioni non è mai passata: per informazioni chiedere a Jean Chera, “il nuovo Neymar”, o a Gerardo Bruna, “il nuovo Messi”. Oppure ancora a Alipìo, “il nuovo Cristiano Ronaldo”.

Tutti ragazzi finiti al centro di un tritacarne mediatico che ha impedito loro di giocare con la serenità necessaria per esprimere il loro talento. Talentuosi, magari, ma non abbastanza bravi da soddisfare le insensate aspettative che li circondavano. E dunque considerati dei fallimenti, colpevolizzati senza pensare alle responsabilità di chi avrebbe dovuto raccontare il loro talento. E proteggerlo.

Che fine ha fatto Ariel Huguetti

Per molto tempo reperire informazioni attendibili sul suo destino è stato complicato. La ricostruzione più chiara emersa anni dopo è quella pubblicata da El Español nel 2019, secondo cui Huguetti viveva a Madrid, era sposato, aveva già messo su famiglia e lavorava nel settore immobiliare e della gestione di immobili, lontano dal professionismo che sembrava attenderlo a 14 anni. Il reportage non cancella il mistero degli anni precedenti, ma almeno restituisce una verità semplice: Ariel non è diventato il campione annunciato. È diventato un uomo qualunque, e forse anche questo dice molto sulla violenza di certe aspettative.

Negli anni successivi è emersa però anche una piccola pista che lo ricollega comunque al pallone. Nel novembre 2020, AS Argentina riporta che Adolfo Ruggeri Hughetti, tecnico di Legasur, organizzò in Spagna un omaggio a Maradona e cita il figlio Ariel Huguetti come proprio secondo allenatore. Nel luglio 2021 La Nación Paraguay lo inserisce inoltre in uno staff tecnico impegnato in un progetto calcistico rivolto alla seconda serie paraguayana. Non è la carriera che i giornali immaginavano per lui nel 2000, ma suggerisce che dal calcio, in qualche forma, non sia uscito del tutto.

Una storia che parla anche dei media

Forse il punto più interessante, alla fine, non riguarda nemmeno Ariel Huguetti in sé, ma il modo in cui il calcio e i media costruiscono i loro eredi. Ogni epoca vuole il suo nuovo Maradona, il suo nuovo Messi, il suo nuovo fenomeno precoce. Ma quasi sempre questa etichetta finisce per pesare più del talento stesso. Nel caso di Huguetti, il soprannome arrivò prima della carriera, il mito prima del percorso, la leggenda prima ancora dell’uomo.

Nel Barrio Billinghurst, per un attimo, qualcuno credette davvero che Diego e Ariel fossero la stessa cosa. Il tempo ha raccontato altro. Eppure quella scritta sul muro, scolorita e quasi incomprensibile per chi viene da fuori, resta il simbolo perfetto di una promessa troppo grande per essere sostenuta, una storia di cui oggi la rete conserva soltanto qualche articolo entusiastico. Non solo quella di un ragazzo, ma quella di un sistema intero che ha bisogno di inventare campioni sempre più giovani, senza chiedersi abbastanza spesso che cosa succede quando la profezia si spezza.

Di quei magici giorni di inizio millennio oggi non rimane che una foto scolorita del piccolo Ariel, il pallone in mano e le amate scarpette ai piedi. Un ragazzo carico di sogni, lo sguardo rivolto a un futuro ricco di promesse che sembravano reali e che invece non si sono mai concretizzate. Al suo fianco una scritta sul muro del quartiere, ricordo di quello che poteva essere e non è stato.

El Diego y Ariel, uno solo. Suerte 10.

(Articolo pubblicato il 3 settembre 2015 e aggiornato il 30 marzo 2026)


Sitografia:

  • The_Big_Aristotele (09/01/2008) Non eri Maradona. Non eri niente. ForUML
  • Beer, C/Trenado L. (22/08/2000) A los 14 años, en medio de una historia de urgencias y negociosLa Nación
  • López Frías, D. (10/03/2019) ¿Qué pasó con Huguetti, el pequeño Maradona que querían Madrid y Barça? Así acabóEl Español
  • (29/11/2020) Muere Maradona: resumen de noticias del 29 de noviembre As Argentina
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Simone Cola
Simone Colahttps://www.uomonelpallone.it
Amante del calcio in ogni sua forma e degli uomini che hanno contribuito a scriverne la leggenda

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