Arthur Kinnaird fu uno dei primi grandi campioni nella storia del calcio. Scozzese nato a Londra, atleta formidabile e protagonista di nove finali di FA Cup, attraversò da giocatore e dirigente mezzo secolo di trasformazioni: dal football dei gentlemen alla nascita del professionismo, fino alla presidenza della Football Association. Una figura decisiva, ma anche piena delle contraddizioni del calcio vittoriano.
Un atleta totale nell’Inghilterra vittoriana
Arthur Fitzgerald Kinnaird nacque a Kensington, Londra, il 16 febbraio 1847, in una famiglia aristocratica di origini scozzesi. Quando nel 1863 nacque la Football Association aveva appena sedici anni ed era ancora studente a Eton, dove rimase fino al 1865. Il calcio, però, era soltanto una delle tante discipline in cui si distingueva: Kinnaird fu il classico all-round sportsman dell’epoca vittoriana, competitivo praticamente in qualsiasi attività decidesse di affrontare.
Proseguì gli studi al Trinity College di Cambridge e continuò a dedicarsi allo sport con la stessa intensità. Tennis, nuoto, atletica, fives e canottaggio contribuirono a costruire quel fisico robusto e quell’attitudine agonistica che sarebbero diventati il suo marchio anche sui campi da football. Non era uno specialista nel senso moderno del termine: era prima di tutto un atleta, e il calcio finì semplicemente per diventare il terreno sul quale lasciò l’impronta più profonda.
Dai Wanderers agli Old Etonians
Kinnaird entrò nel football organizzato proprio mentre il nuovo codice della Football Association muoveva i primi passi. Giocò per diverse formazioni del periodo, ma il suo nome rimase soprattutto legato ai Wanderers, la squadra del grande amico e rivale Charles Alcock che dominò le prime edizioni della FA Cup, e agli Old Etonians, nati inizialmente come selezioni di ex studenti di Eton riunite dallo stesso Kinnaird già dalla metà degli anni ’60. Il club sarebbe stato formalizzato soltanto nel 1878.
Il suo rapporto con la Scozia fu altrettanto importante. Pur essendo nato e cresciuto in Inghilterra, Kinnaird proveniva da una famiglia scozzese e aveva già preso parte alle prime sfide internazionali non ufficiali contro l’Inghilterra. La sua unica presenza riconosciuta arrivò l’8 marzo 1873, in circostanze piuttosto particolari: il Queen’s Park, che allora si occupava ancora di selezionare la squadra scozzese, non disponeva dei fondi necessari per pagare il viaggio a un’intera formazione fino a Londra.
Furono quindi convocati alcuni giocatori scozzesi già residenti nel sud dell’Inghilterra, tra cui Kinnaird, John Blackburn e Henry Renny-Tailyour. La Scozia perse 4-2 e quella rimase l’unica presenza ufficiale di Kinnaird con la Scozia. Pochi giorni dopo sarebbe nata la Scottish Football Association e, per molti anni, la nazionale avrebbe privilegiato esclusivamente calciatori attivi in patria, lasciando fuori gli Anglo-Scots come lui.

Una furia in ogni zona del campo
Sul terreno di gioco Kinnaird era l’opposto del calciatore elegante e attendista. Correva, caricava, pressava e cercava continuamente il confronto diretto, incarnando alla perfezione il dribbling game inglese delle origini. Un football ancora lontano dalle trame di passaggi che gli scozzesi avrebbero progressivamente imposto e in cui la capacità di superare personalmente l’avversario rappresentava una delle massime espressioni del talento.
La durezza del suo gioco contribuì presto alla leggenda. Secondo un aneddoto pubblicato nel 1892, durante una sfida particolarmente accesa tra Old Etonians e Old Harrovians Charles Alcock, che giocava nei rivali, gli avrebbe chiesto se intendessero giocare a football oppure dedicarsi all’hacking, cioè a colpire gli stinchi degli avversari. “Oh, facciamo hacking!”, sarebbe stata la risposta di Kinnaird. Il racconto è diventato celebre, ma comparve circa vent’anni dopo la partita e va quindi trattato con cautela: le cronache della sua epoca descrivono soprattutto un giocatore estremamente energico e fisico, non semplicemente un picchiatore.
Un giorno sua moglie si disse preoccupata della passione di Arthur per il football, ed espresse la preoccupazione che un giorno sarebbe tornato a casa con una gamba rotta. “Non si preoccupi, milady – rispondemmo noi – se accadrà non sarà la sua”.
Sir Francis Marindin, amico e co-fondatore degli Old Etonians
Poteva inoltre giocare praticamente ovunque. Fu attaccante, mediano, difensore e persino portiere, in un’epoca in cui i ruoli erano ancora molto meno specializzati rispetto a oggi. La posizione che meglio ne esaltava le caratteristiche era probabilmente quella di half-back, che in mezzo al campo gli permetteva di lottare in difesa e allo stesso tempo lanciarsi coraggiosamente in avanti a sostegno degli attaccanti.
Probabilmente non è azzardato ritenere complessivamente Arthur Kinnaird il primo grande campione del calcio e il più importante calciatore della sua epoca. Nell’articolo immaginario sui Palloni d’Oro del XIX secolo gli abbiamo assegnato il primo posto nel 1870 e nel 1873, oltre a diversi altri piazzamenti sul podio: un riconoscimento che ovviamente lascia il tempo che trova, ma che testimonia quanto chi ha studiato la sua figura riconosca la sua grande classe, popolarità e longevità.
Arthur Kinnaird e le nove finali di FA Cup
Il dato che più di ogni altro restituisce le dimensioni della sua carriera è impressionante: nove finali di FA Cup disputate tra il 1873 e il 1883, record che resiste ancora oggi. Ne vinse cinque, tre con i Wanderers e due con gli Old Etonians. Il suo primo successo arrivò nel 1873, quando fu considerato uno dei migliori uomini in campo e segnò personalmente nella finale vinta 2-0 contro Oxford University.
Una delle finali più curiose fu però quella del 1877. Contro Oxford, Kinnaird venne schierato in porta e dopo circa un quarto d’ora raccolse un pallone alto arretrando oltre la linea con la sfera tra le mani. Gli avversari reclamarono immediatamente e il gol venne concesso: il primo vero autogol documentato in una finale di FA Cup.
Più avanti Charles Wollaston si infortunò e, non esistendo ancora le sostituzioni, venne spostato in porta scambiandosi proprio con Kinnaird. I Wanderers pareggiarono soltanto nel finale e vinsero 2-1 ai supplementari. Tempo dopo, però, Kinnaird sostenne davanti al consiglio della FA che quel pallone non fosse mai entrato: il gol di Oxford venne cancellato dai registri ufficiali e il risultato rimase per circa un secolo un improbabile 2-0, prima che nuove ricerche sulle cronache contemporanee restituissero il corretto 2-1.
La coppa che i Wanderers non tennero
L’anno successivo Kinnaird fu ancora capitano nella finale vinta 3-1 sui Royal Engineers. Era la terza FA Cup consecutiva per i Wanderers e, secondo il regolamento originario della competizione, questo avrebbe consentito al club di tenere definitivamente il trofeo come propria esclusiva proprietà.
La vecchia versione di questa storia attribuiva la decisione personalmente a Kinnaird, ma la ricostruzione più corretta parla del comitato dei Wanderers: il club restituì la coppa alla Football Association chiedendo in cambio che la regola venisse eliminata e che nessun’altra squadra potesse mai più diventarne proprietaria definitiva. Il trofeo continuò così a essere rimesso in palio fino al 1895, quando venne rubato e mai più recuperato.
Kinnaird rimane naturalmente una figura centrale della vicenda, essendo il capitano e uno degli uomini più influenti del club. Ma proprio questo piccolo aggiustamento racconta meglio il football delle origini: la FA Cup stava già diventando qualcosa di più grande dei singoli uomini e delle singole squadre, un patrimonio comune destinato a sopravvivere ai propri fondatori.
L’ultimo trionfo dei gentlemen
Quando i Wanderers iniziarono a perdere importanza, Kinnaird trovò negli Old Etonians una nuova casa. La squadra, nata dalle selezioni di ex studenti che lui stesso aveva contribuito a riunire, conquistò la FA Cup nel 1879 e tornò a vincerla tre anni più tardi, battendo 1-0 il Blackburn Rovers. Quella del 1882 sarebbe passata alla storia come l’ultima FA Cup conquistata da una formazione interamente dilettantistica.
Kinnaird aveva ormai 35 anni, ma festeggiò il quinto successo personale con l’entusiasmo di un ragazzino: davanti al padiglione dell’Oval si esibì nella celebre verticale sulla testa che sarebbe rimasta una delle immagini più curiose della sua leggenda ed è stata immortalata nel National Football Museum. Il suo record di cinque vittorie personali in FA Cup avrebbe resistito fino al XXI secolo.

Nel 1883 arrivò invece la nona e ultima finale, in cui gli Old Etonians affrontarono il Blackburn Olympic, espressione di quel nuovo calcio settentrionale e operaio che stava cambiando definitivamente la geografia sociale del gioco. Vinse l’Olympic 2-1 ai supplementari: per la prima volta la FA Cup finiva nelle mani di una squadra della working class del Nord. Era molto più di una partita persa. Era la fine di un’epoca.
Kinnaird, i gentlemen e il professionismo
Per anni Kinnaird era stato uno dei simboli di un calcio nato nelle scuole private, praticato da uomini che potevano permettersi di giocare senza ricevere denaro. Sarebbe però troppo semplicistico raccontarlo come l’aristocratico che tentò disperatamente di fermare l’avanzata dei professionisti.
Kinnaird rimase profondamente legato all’ideale amateur, ma comprese anche che il football stava diventando qualcosa di diverso. Nel 1884 la tensione raggiunse il punto di rottura, con diversi club del Nord pronti a separarsi dalla FA a causa della questione dei pagamenti ai giocatori. Kinnaird e Charles Alcock contribuirono alla mediazione che riportò i dissidenti all’interno dell’associazione e nel 1885 portò alla legalizzazione del professionismo.

La contraddizione rimane ed è forse proprio ciò che rende il personaggio interessante. Kinnaird apparteneva senza dubbio all’élite che aveva creato e governato il football, ma fu abbastanza pragmatico da accettare che quel gioco non potesse più essere proprietà esclusiva dei gentlemen. Il calcio che aveva conosciuto da ragazzo stava scomparendo, e lui contribuì personalmente a traghettarlo verso quello successivo.
Dal campo alla presidenza della Football Association
Il passaggio da giocatore a dirigente fu quasi naturale. Kinnaird entrò nel consiglio della FA appena 21enne, nel 1868, diventò tesoriere nel 1877 e nel 1890 succedette a Francis Marindin come presidente della Football Association. Avrebbe mantenuto la carica fino alla morte, per 33 anni, il mandato più lungo nella storia dell’associazione.
Durante quella presidenza il football cambiò totalmente dimensione. La Football League era appena nata, gli stadi si riempivano, le squadre professionistiche avevano ormai sostituito i vecchi club aristocratici e il gioco, ormai sport nazionale, iniziava a espandersi stabilmente oltre i confini britannici.
Anche su quest’ultimo punto conviene ridimensionare una vecchia leggenda. Non abbiamo bisogno dell’immagine di Kinnaird che “ride in faccia” ai fondatori della FIFA: la FA fu effettivamente fredda verso l’idea di una federazione internazionale, tanto da non partecipare alla fondazione del 1904, ma nel giro di due anni ne riconobbe formalmente l’esistenza e prese parte ai suoi lavori. Il rapporto britannico con il nuovo organismo fu complicato, ma molto meno caricaturale di quanto spesso venga raccontato.
Molto più di un calciatore
Il football occupò una parte enorme della vita di Kinnaird, ma non fu certo l’unica. Nel 1887 ereditò dal padre il titolo di Lord Kinnaird ed entrò nella House of Lords. Fu anche banchiere e in seguito direttore della Barclays, ricoprì incarichi nella Chiesa di Scozia e guidò importanti organizzazioni cristiane e filantropiche come YWCA e YMCA.
La filantropia non fu soltanto un esercizio di immagine. Già da giovane collaborò con l’amico e compagno di squadra Quintin Hogg in iniziative rivolte ai ragazzi più poveri di Londra, dedicando tempo e denaro all’istruzione e alle opere assistenziali. In seguito sostenne numerose cause sociali, anche in favore delle donne. Questo non cancella le inevitabili contraddizioni di un aristocratico vittoriano, ma rende molto più difficile ridurlo semplicemente alla caricatura del gentleman ostile alle classi popolari.
La vita privata conobbe anche dolori profondi. Due dei suoi figli, Douglas e Arthur Middleton, morirono durante la Prima guerra mondiale, rispettivamente nel 1914 e nel 1917. Nel gennaio 1923 Kinnaird perse inoltre l’amata moglie Alma; morì appena undici giorni più tardi, il 30 gennaio 1923, a pochi mesi dall’inaugurazione di Wembley.
Quando la FA gli regalò la Coppa
C’è però un episodio che forse racconta meglio di ogni statistica quale fosse ormai il posto di Kinnaird nella storia del football. Nel 1911 la Football Association decise di sostituire la seconda versione della FA Cup, utilizzata dal 1896, con un nuovo trofeo. Rimaneva da decidere cosa fare della vecchia coppa. La scelta fu straordinaria: venne regalata a Lord Kinnaird.
Il 6 febbraio 1911, durante una cena organizzata in suo onore a Londra, la FA gli consegnò il trofeo come riconoscimento per i lunghi servizi resi al gioco. Sul basamento venne applicata una targa che ricordava la sua presenza internazionale del 1873, le finali disputate, l’ingresso nel consiglio della FA nel 1868 e la presidenza iniziata nel 1890.
“Credo che tutte le persone di buon senso abbiano buone ragioni per ringraziare Dio per il grande progresso di questo gioco nazional-popolare.”
Non era la stessa coppa che aveva sollevato da giocatore — l’originale era stata rubata nel 1895 — ma il significato del gesto restava enorme. Pochissimi uomini potevano vantare un legame così personale con il trofeo: Kinnaird lo aveva vinto cinque volte, amministrato per decenni e infine ricevuto in dono dalla stessa istituzione che lo organizzava.

Il primo grande dominatore del football
Definire con precisione chi sia stato “il miglior calciatore” di un’epoca così lontana è naturalmente impossibile. Mancano immagini, statistiche complete e persino un calendario paragonabile a quello moderno. Ma il caso di Arthur Kinnaird rimane eccezionale: nove finali di FA Cup, cinque vittorie, una reputazione straordinaria presso i contemporanei e una capacità di restare protagonista mentre il gioco cambiava continuamente forma.
J.A.H. Catton, uno dei grandi cronisti del football pionieristico, lo avrebbe ricordato come “senza alcun dubbio il miglior giocatore della sua epoca”. È un giudizio che, più di un secolo dopo, resta difficile da ignorare.
“Senza alcun dubbio il miglior giocatore della sua epoca. Capace di prendere posto in ogni zona del campo. Molto veloce, non perde mai di vista il pallone. Un eccellente capitano.
JAH Catton, storico giornalista sportivo al tempo dei pionieri del football
In tarda età Lord Kinnaird ricordava che da giovane era capace di giocare anche 4 o 5 partite alla settimana con tanto entusiasmo da non stancarsi. Ammetteva però che con il suo stile di gioco, per il regolamento moderno, non sarebbe mai rimasto in campo per più di 5 minuti. Era un uomo giusto, onesto, pronto a ricevere tutti i colpi che gli venivano sferrati in ogni gara senza mai mostrare la minima traccia di risentimento.”
La sua importanza poi va oltre il valore sul campo. Kinnaird fu presente quando il calcio internazionale muoveva i primi passi, quando la FA Cup cercava ancora di capire cosa sarebbe diventata, quando il professionismo rischiò di spaccare il movimento e quando la Football Association dovette accettare che il proprio gioco ormai apparteneva al mondo intero.
Nel 2020 la serie Netflix The English Game ha riportato il suo nome davanti a un pubblico molto più vasto, prendendosi naturalmente diverse libertà narrative. Il vero Kinnaird fu però forse ancora più interessante del personaggio televisivo: non soltanto il gentleman che vide arrivare il calcio operaio, ma un uomo che attraversò quasi per intero la trasformazione del football da passatempo di pochi a sport nazionale.
Quando nacque, nel 1847, il calcio moderno non esisteva. Quando morì, nel 1923, Wembley stava per aprire le proprie porte. In mezzo, per tutta la sua vita, Lord Arthur Fitzgerald Kinnaird fu testimone e protagonista assoluto di nascita, sviluppo e definitiva affermazione di quello che oggi tutti conosciamo come il gioco più bello e popolare al mondo.

Fece più di chiunque altro per rendere popolare il calcio.
Andy Mitchell, “Arthur Kinnaird: First Lord of Football“
Lord Arthur Fitzgerald Kinnaird
- Nazionalità: inglese/scozzese
- Nato a: Londra (Inghilterra) il 16 febbraio 1847
- Morto a: Londra (Inghilterra) il 30 gennaio 1923
- Ruolo: portiere/difensore/centrocampista/attaccante
- Squadre di club: Wanderers (ING), Old Etonians (ING)
- Trofei conquistati: FA Cup 1873, 1877, 1878, 1879, 1882
Lord Arthur Kinnaird è uno dei protagonisti principali del mio libro “Pionieri del Football – Storie di calcio vittoriano 1863-1889”, uscito per Urbone Publishing.
Sitografia:
- (02/09/2009) Arthur Kinnaird and the Future of Football: 1918, MoreThanMindGames
- Race, M. (23/01/2014) One Cap Wonders #02 Lord Arthur Kinnaird, www.theillustratedgame.blogspot.com
- Mitchell, A. (15/03/2020) Arthur Kinnaird: First Lord of Football, Scottish Sport History. Scottish Sport History
- Mitchell, A. (25/08/2018) Lord Kinnaird looks back: the early days of football, Scottish Sport History. Scottish Sport History
- Mitchell, A. (s.d.) England v Scotland in 1873: the first international goals, Scottish Sport History. Scottish Sport History
- Mitchell, A. (s.d.) Kinnaird’s FA Cup – He was so good they gave him the FA Cup to keep, Scottish Sport History. Scottish Sport History
- Mitchell, A. (s.d.) Arthur Kinnaird’s family, Scottish Sport History. Scottish Sport History
- (s.d.) Hon. Arthur Kinnaird, 11th Baron Kinnaird, Eton Museum. Eton Museum
- (s.d.) Old Etonian Football Club, Eton College Collections. Eton Collections
- (s.d.) The History of The FA, The Football Association. The FA
Bibliografia:
- Mitchell, Andy (2011) Arthur Kinnaird: First Lord of Football, CreateSpace
- Brown, Paul (2013) The Victorian Football Miscellany, p. 80, SuperElastic



