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Sait Altınordu, l’uomo che prese il nome della sua squadra

Ci sono calciatori che diventano simboli di una squadra e altri che finiscono quasi per confondersi con essa. Sait Altınordu appartiene alla seconda categoria: arrivato giovanissimo a Smirne, legò praticamente tutta la propria vita calcistica all’Altınordu e nel 1934 arrivò persino a sceglierne il nome come cognome. Ma ridurlo a una curiosità sarebbe ingiusto. Nazionale turco, olimpionico e persino capocannoniere pur non essendo un attaccante, Sait fu uno dei protagonisti del calcio turco tra le due guerre. E quando smise di giocare, la sua storia con l’Altınordu era tutt’altro che finita.

Da Istanbul a Smirne, fino all’Altınordu

Sait nacque a Istanbul il 24 aprile 1912 e cominciò a giocare a calcio ancora ragazzino, nel quartiere di Kadıköy. Nel 1927 la sua famiglia si trasferì però a Smirne, città nella quale avrebbe trascorso gran parte della propria vita. Fu lì che, l’anno successivo, ad appena 16 anni entrò nell’Altınordu, società fondata nel 1923 e ancora giovanissima. Quel trasferimento avrebbe deciso tutta la sua storia calcistica.

Prima di arrivare in prima squadra trascorse circa un anno nelle formazioni giovanili. Il debutto arrivò il 22 marzo 1929, contro il Sakarya: una data che permette anche di correggere alcune ricostruzioni successive della sua carriera, nelle quali compaiono anni e conteggi differenti. Da quel momento Sait avrebbe indossato la maglia dell’Altınordu per quasi un quarto di secolo, attraversando una fase nella quale il calcio turco stava ancora costruendo le proprie competizioni nazionali.

Non era ancora il Sait Altınordu con cui sarebbe passato alla storia. All’epoca, infatti, in Turchia i cognomi come li intendiamo oggi non erano ancora obbligatori. La svolta arrivò nel 1934 con la legge sul cognome (Soyadı Kanunu) n. 2525, approvata il 21 giugno, che impose ai cittadini turchi di adottarne uno. Sait fece allora una scelta destinata a diventare leggendaria: decise che il proprio cognome sarebbe stato quello della squadra per cui giocava.

Quando Sait diventò Altınordu

Quella scelta andava ben oltre una semplice formalità burocratica. Adottando Altınordu come cognome, Sait trasformava ufficialmente il nome della propria squadra in una parte della sua identità. Non era ancora trascorso un decennio dal suo arrivo nel club, ma il legame era già abbastanza forte da suggerirgli una decisione che avrebbe finito per definirlo anche fuori dal campo. Da quel momento Sait e l’Altınordu avrebbero condiviso qualcosa di più di una semplice carriera calcistica.

La scelta acquistò ancora più significato negli anni successivi. Secondo le ricostruzioni tramandate dal club e dal Comune di Smirne, Sait ricevette infatti diverse proposte per trasferirsi a Istanbul; tra le società interessate vengono indicate anche Galatasaray e Fenerbahçe. Lui continuò però a scegliere l’Altınordu, rinunciando alla possibilità di giocare per due delle realtà più importanti del calcio turco.

Quella fedeltà rischia però di restituire un’immagine incompleta del personaggio. Sait non fu soltanto un simbolo o un calciatore rimasto eccezionalmente a lungo nella stessa squadra: era uno dei giocatori turchi più interessanti della propria generazione, capace di ricoprire più ruoli e particolarmente pericoloso sui calci piazzati. Per capire davvero perché il suo nome sia sopravvissuto così a lungo a Smirne, bisogna quindi tornare a ciò che faceva sul campo.

Un centrocampista capocannoniere

Le descrizioni dell’epoca e le successive ricostruzioni biografiche raccontano un giocatore versatile, impiegato soprattutto come interno destro ma capace di adattarsi a diverse posizioni. Sait sapeva calciare con entrambi i piedi ed era apprezzato per dribbling, punizioni e calci d’angolo. Il gol era una parte tutt’altro che secondaria del suo gioco, come avrebbe dimostrato in maniera sorprendente nella stagione più importante della sua carriera.

Nel 1937 si disputò infatti la prima edizione della Millî Küme, competizione nazionale che riuniva le migliori realtà calcistiche di Istanbul, Ankara e Smirne in un’epoca precedente alla nascita dell’attuale massima serie turca. Sait vi partecipò con l’Üçok, formazione nata dall’unione di alcuni club di Smirne, che concluse il torneo al terzo posto dietro Fenerbahçe e Galatasaray. Ma il risultato più sorprendente fu individuale: con 13 reti Sait fu il capocannoniere della competizione.

Il dato aiuta anche a mettere nella giusta prospettiva la sua fama. La storia del cognome e la lunghissima permanenza all’Altınordu sono inevitabilmente diventate gli elementi più ricordati della sua biografia, ma dietro quella storia c’era un calciatore di primo piano. E appena un anno prima di quel titolo di capocannoniere, Sait aveva già lasciato il segno in una delle partite più folli della sua carriera.

Il giorno in cui arrivò allo stadio in taxi

Il 5 aprile 1936 l’Altınordu affrontava i rivali cittadini dell’Altay, ma Sait aveva un problema molto più quotidiano: doveva lavorare. Era impiegato presso l’amministrazione marittima e, secondo il racconto tramandato dalla stampa turca, il suo superiore non gli concesse il permesso di lasciare il posto per andare allo stadio. L’Altınordu cominciò così il derby senza il proprio uomo migliore e si ritrovò sotto per 3-0.

Quando seppe cosa stava accadendo, Sait decise comunque di raggiungere la squadra. Lasciò il lavoro, salì su un taxi e arrivò all’Alsancak Stadium in tempo per il secondo tempo, preparandosi durante il tragitto. Il suo ingresso cambiò completamente la partita: si procurò il rigore del primo gol e segnò direttamente da calcio d’angolo quello del 2-3. In pochi minuti l’Altınordu era tornato in partita.

Sait partecipò poi all’azione del pareggio e, nel finale, trasformò il rigore del definitivo 4-3 in circostanze caotiche: le proteste dell’Altay portarono il portiere ad abbandonare la porta e gli avversari finirono per lasciare il campo. Al di là dei dettagli quasi surreali, l’episodio racconta perfettamente anche il calcio turco dell’epoca: un nazionale poteva ancora dover chiedere al proprio capo il permesso di giocare.

Sait Altınordu con la Turchia e a Berlino 1936

La carriera internazionale di Sait fu sorprendentemente breve. Esordì con la Turchia il 22 aprile 1932, nella sconfitta per 4-1 contro l’Ungheria al Taksim Stadium di Istanbul, e avrebbe raccolto complessivamente appena quattro presenze. Una di quelle partite lo portò però sul palcoscenico olimpico: nel 1936 venne infatti convocato per i Giochi organizzati dalla Germania nazista.

Il torneo olimpico della Turchia durò una sola partita. Il 3 agosto, al Mommsenstadion di Berlino, la nazionale turca affrontò la Norvegia e venne eliminata con un netto 4-0; pochi giorni più tardi i norvegesi avrebbero battuto anche la Germania, prima di conquistare la medaglia di bronzo. Sait partì titolare, vivendo così quella che sarebbe rimasta la sua unica apparizione in una grande competizione internazionale.

La quarta e ultima presenza arrivò l’anno successivo, contro la Jugoslavia. Il bilancio in nazionale rimase quindi modesto rispetto alla durata della sua carriera, ma Sait apparteneva a una generazione nella quale la Turchia disputava pochissime partite internazionali. Il centro della sua storia rimase sempre Smirne: era lì che avrebbe continuato a giocare per oltre vent’anni, fino a diventare qualcosa di molto più duraturo di un semplice nazionale.

Quasi un quarto di secolo con la stessa maglia

Stabilire la durata esatta della carriera di Sait non è semplice, perché anche le ricostruzioni successive riportano date differenti. La biografia pubblicata dall’Altınordu consente però di fissare due estremi precisi: il debutto in prima squadra del 22 marzo 1929 e l’ultima partita del 22 febbraio 1953. Tra quelle due date trascorsero quasi ventiquattro anni, tutti legati alla stessa maglia.

L’ultima apparizione arrivò contro l’İzmirspor, quando Sait aveva ormai quarant’anni. Nel frattempo aveva attraversato epoche molto diverse del calcio turco, dai campionati regionali alla nascita delle prime competizioni nazionali, senza mai trasformare il proprio nome in quello di un’altra squadra. Le celebri “27 stagioni” attribuitegli da diverse fonti risultano quindi difficili da sostenere alla lettera, ma la realtà documentabile resta comunque eccezionale.

E il 1953 non rappresentò neppure una vera separazione dall’Altınordu. Terminata la carriera da calciatore, Sait passò alla panchina e al lavoro con i giovani. Proprio allora la sua storia incrociò quella di un ragazzo di Smirne destinato a diventare una delle più grandi stelle del calcio turco. Si chiamava Metin Oktay e Sait era uno dei suoi idoli.

Da Sait Altınordu a Metin Oktay

Dopo il ritiro Sait lavorò come allenatore regionale, occupandosi anche della selezione dei giovani talenti di Smirne. Tra quelli che passarono sotto i suoi occhi ci fu il 17enne Metin Oktay, futuro Taçsız Kral, il “Re senza corona” del Galatasaray e della nazionale turca. Il legame era particolare: Oktay era cresciuto ammirando proprio Sait, molto prima di diventare a sua volta un simbolo del calcio del Paese.

Secondo una storia ripresa anche dalle ricostruzioni dedicate a Oktay, il giovane Metin scelse di indossare il numero 8 proprio perché era quello del suo idolo. Le loro carriere da calciatori appartenevano ormai a due generazioni differenti, ma quel passaggio di testimone aggiunge un’altra dimensione all’eredità di Sait: l’uomo identificato con l’Altınordu contribuì anche alla formazione del futuro simbolo del Galatasaray.

Nemmeno la panchina riuscì però a separarlo definitivamente dal suo club. Dopo un’esperienza all’İzmirspor, nel 1960 tornò ad aiutare l’Altınordu, impegnato nella lotta per mantenere il proprio posto nella massima divisione turca. La squadra riuscì a salvarsi e Sait ne divenne poi allenatore. Aveva smesso di indossarne la maglia da anni, ma continuava ancora a tornare nel luogo di cui aveva scelto di portare il nome.

L’uomo che diventò parte di Smirne

Sait Altınordu morì il 17 novembre 1978, a 66 anni. Il suo legame con la squadra era durato ben oltre l’ultima partita e anche la sua memoria finì per superare i confini del club. A Smirne il suo nome rimase legato a un’epoca del calcio cittadino e a un’idea di appartenenza ormai difficile da immaginare. Sait non aveva semplicemente giocato per l’Altınordu: aveva scelto di chiamarsi Altınordu.

Nel 2014 la città gli dedicò una statua davanti alla stazione di Alsancak. Anche la posa scelta per rappresentarlo rimandava direttamente alla sua carriera: Sait venne immortalato mentre calciava, rievocando il gol decisivo segnato contro l’Eskişehir Demirspor nel campionato turco del 1935. Quasi ottant’anni dopo, un suo gesto sul campo diventava parte del paesaggio di Smirne.

Due anni più tardi arrivò un omaggio ancora più particolare. Nell’ambito del rinnovo della flotta cittadina, uno dei traghetti di İzmir venne battezzato Sait Altınordu, dopo una consultazione attraverso la quale gli abitanti potevano indicare i nomi delle nuove imbarcazioni. Il cerchio, a quel punto, sembrava completo: nel 1934 Sait aveva preso il nome dell’Altınordu; adesso era Smirne a prendere il suo.


Sait Altınordu

  • Nazionalità: Turchia
  • Nato a: Istanbul (Turchia) il 24 aprile 1912
  • Morto a: Smirne (Turchia) il 17 novembre 1978
  • Ruolo: centrocampista
  • Squadre di club: Altınordu (TUR)

Sitografia:

  • Altınordu FK, Sait Altınordu – Altınordu.org.tr
  • Anadolu Agency (21/06/2015) Surname Law: a profound change in Turkish history – AA.com.tr
  • TRT Haber (28/03/2020) 27 yıl tek forma: Sait Altınordu – TRTHaber.com
  • İzmir Büyükşehir Belediyesi (26/12/2014) Efsaneye saygı – Izmir.bel.tr
  • İzmir Büyükşehir Belediyesi (06/05/2016) 10. gemi tamam, sırada 5 tane daha var – Izmir.bel.tr
  • Mackolik, Türkiye Millî Küme 1936/1937 – İstatistik – Mackolik.com
  • Sözcü (12/07/2015) Fatih Terim’in Çeşme hadisesi – Sozcu.com.tr
  • Potts Harmer, A. (06/06/2015) Sait Altınordu: the ultimate one-club man – A Half Time Report

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