sabato, Gennaio 24, 2026

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Jack Addenbrooke, cuore e anima del Wolverhampton

Jack Addenbrooke è stato l’anima e il cuore pulsante del primo Wolverhampton Wanderers: primo segretario‑allenatore pagato, ha guidato la squadra per ben 37 anni, dalla fondazione al 1922. Sotto la sua guida i Wolves hanno raggiunto la finale di FA Cup in 5 occasioni, vincendo per 2 volte il trofeo e affermandosi nell’élite del calcio inglese.

Quello di Jack Addenbrooke è oggi un nome poco conosciuto alla quasi totalità degli appassionati di calcio, persino ai più ferrati storici. Eppure la Premier League di oggi, dove siedono in panchina fenomeni come Pep Guardiola, Jurgen Klopp e José Mourinho, deve molto a figure come la sua o come quella di George Ramsay, i primi a poter essere definiti a tutti gli effetti veri e propri allenatori.

Se Ramsay è stato l’anima dell’Aston Villa, Billy Sudell del Preston North End e Thomas Brown Mitchell il leader dei Blackburn Rovers alfieri del professionismo, Addenbrooke è stato quello che forse ha saputo identificarsi più di tutti con la squadra della propria città. Nati nel 1877, i Wolverhampton Wanderers furono un’idea degli amici Jack Baynton e John Brodie, due giovani che studiavano per diventare insegnanti nella scuola locale St. Luke e che avevano ricevuto in dono un pallone da calcio dal preside.

La leggendaria nascita di una band of brothers

Nella squadra degli albori trovavano posto studenti e insegnanti, entusiasti praticanti di uno sport che aveva visto andare in scena da soli 5 anni la prima edizione della FA Cup. Soltanto i più bravi sarebbero riusciti a mantenere il posto in squadra negli anni a venire, quando il football diventò una questione molto meno amatoriale e molto più importante. L’unione al club di cricket della parrocchia locale portò al cambio di nome in Wolverhampton Wanderers, quindi nel 1885 la squadra aprì al professionismo appena divenuto legale.

Jack Baynton e John Brodie, leggendari fondatori dei Wolves

Quando nel marzo del 1888 una dozzina di club delle Midlands fondò la Football League, dando vita al primo campionato di calcio professionistico di sempre, i Wolves avevano fatto passi da gigante al punto da riuscire a rientrare nel ristretto gruppo delle squadre selezionate dal comitato ideato da William McGregor. Un successo clamoroso, arrivato ad appena 10 anni dalla nascita di un team che vedeva ancora, tra i propri membri, alcuni dei membri fondatori.

Nonostante un’apertura soltanto parziale al professionismo, nel primo campionato di sempre il Wolverhampton Wanderers riuscì a ottenere un più che onorevole piazzamento a metà classifica. La stagione fu inoltre esaltata dal cammino in FA Cup, dove la squadra fu fermata soltanto in finale dal fortissimo – e in quella particolare annata invincibile – Preston North End.

Wolverhampton Wanderers 1888/1889, una squadra unica

Tra i pali figurava proprio Jack Baynton, mentre altri membri fondatori regolarmente utilizzati in quella stagione erano il possente difensore Charlie Mason, il centromediano “di lotta e di governo” Arthur Lowder e il coraggioso centravanti John Brodie. Gli ultimi due, addirittura, proprio nel 1889 riuscirono addirittura a raggiungere la maglia della Nazionale.

Tutti ragazzi nati e cresciuti a Wolverhampton, che si conoscevano da sempre e da sempre erano amici. E che avevano costruito la squadra insieme a una figura che spesso, già allora, inizialmente era lontana dai riflettori. Jack Addenbrooke, appunto, che stazionava a bordo campo senza mai giocare ma che fin dall’inizio aveva svolto la funzione di manager ante-litteram.

Jack aveva studiato con Brodie, Baynton, Lowder e Mason, e alla nascita del club si era proposto per organizzare le prime partite, fondamentali per emergere nel panorama cittadino. Particolare di non poco conto, all’epoca aveva appena 10 anni, ma già dimostrava un grandissimo spirito d’iniziativa e una straordinaria passione.

Il primo allenatore degli Wolves

Da allora era sempre stato al fianco degli amici e compagni, cercando inutilmente di imitarli per giocare con loro: niente da fare, il talento non c’era, ma in quanto a entusiasmo Addenbrooke non era secondo a nessuno. E forse fu per questo che, quando passò il professionismo e gli Wolves dovettero dotarsi di un manager ufficiale, risultò quasi naturale che tutti indicarono il buon Jack, che nel 1885 aveva appena vent’anni.

Fu in quel momento che iniziò ufficialmente la carriera come manager di Jack Addenbrooke, un percorso che sarebbe durato la bellezza di 37 anni e lo avrebbe visto sedere sempre sulla stessa panchina, quella della squadra dei suoi sogni, del club che aveva contribuito a fondare e aiutato a emergere nel calcio dei pionieri inglesi.

C’era la sua torreggiante figura dietro la squadra che bene aveva fatto nel primo campionato di sempre, la stessa che sarebbe apparsa successivamente nelle foto ufficiali dei Wolverhamtpon Wanderers vincitori della FA Cup nel 1893 e nel 1908. I tempi erano cambiati, la maglia pure: il bianco e rosso degli esordi era stato sostituito dal black & gold che omaggiava il motto cittadino: “Dall’oscurità arriva la luce”.

Due imprese eccezionali, la seconda addirittura centrata con la squadra scivolata in seconda divisione per via di alcuni problemi economici che avevano portato a un inevitabile ridimensionamento. Addenbrooke, figlio dell’epoca vittoriana, sbarcò nel nuovo secolo restando sempre al proprio posto, accanto a una squadra che cambiava uomini e obbiettivi ma che continuò sempre ad affidarsi al suo carisma, capace di tenere insieme undici calciatori ricordando loro dove e come la squadra aveva preso vita, figlia di un gruppo di buoni calciatori e straordinari uomini.

Jack Addenbrooke e Wolverhampton, un legame eterno

Jack Addenbrooke allenerà gli Wolves in oltre 1.500 occasioni tra campionato, coppe, amichevoli, tournée e tornei regionali, un numero di gare impressionante e che avrebbe potuto essere anche di gran lunga superiore se soltanto la prima guerra mondiale non avesse interrotto le attività calcistiche inglesi per quasi cinque anni.

Quando si allontanò dalla panchina degli amati Wolves, infine, lo fece per propria scelta e non certo perché la dirigenza non credeva più nelle sue grandi capacità, premiate nel frattempo anche dalla Football Association con una medaglia ad honorem nel 1909. Lo fece perché si era ammalato, e sentendo la fine vicina non voleva che la squadra, che doveva preparare al meglio la stagione 1922/1923, ne potesse risentire.

Sarebbe stato l’ultimo atto d’amore di questo personaggio straordinario nei confronti della squadra della sua città. Pochi mesi dopo Jack Addenbrooke si sarebbe spento nel sonno a soli 57 anni, ben 47 dei quali trascorsi a respirare calcio e Wolverhampton Wanderers per 24 ore al giorno. Un’identificazione talmente forte da fare impallidire tutte le altre grandi storie di calcio e legami tra club e uomini.

Ecco perché noi moderni appassionati di football, mentre nel XXI° secolo assistiamo a trasferimenti e campionati milionari e a dichiarazioni d’amore che spesso non sono che di facciata, dobbiamo conoscere la storia di Jack Addenbrooke e mai dimenticarla: la sua mitica figura ci ricorderà sempre che il calcio è certamente un gioco, ma anche molto, molto di più.


Il ritratto di Jack Addenbrooke, uno dei protagonisti del mio “Pionieri del Football – Storie di calcio vittoriano”, è opera di Sara Provasi.

Bibliografia:

  • Quirke, P. (2013) The Origins of Wolverhampton Wanderers, Amberley Publishing

Sitografia:

  • (29/07/2011) Fondly Remembered: Jack Addenbrooke, A Manager Like No Other, WolvesHeroes.com

PIONIERI DEL FOOTBALL – STORIE DI CALCIO VITTORIANO (1863-1889)

Nato come passatempo per i ricchi studenti delle migliori scuole private di Londra e dintorni, il calcio cresce e si espande assistendo alle imprese dei primi grandi eroi del rettangolo verde.

Sono i “pionieri del football”, nomi oggi in gran parte dimenticati ma che hanno contribuito in modo fondamentale alla nascita e alla diffusione di quella che è oggi la religione laica più praticata al mondo.

Dai primi calci a un pallone, dati quasi per caso, il football arriva al suo primo campionato professionistico attraverso numerose vicende: i primi regolamenti, le prime sfide internazionali, la FA Cup giocata da club ormai scomparsi, così esotici e ricchi di storia e vicende personali.

“Pionieri del football – Storie di calcio vittoriano” vi racconta tutto questo e molto di più, 283 pagine in cui troverete narrati, per la prima volta in Italia, i primissimi anni del calcio inglese. Aneddoti, rivoluzioni, epiche sfide in un’epoca così diversa eppure così simile, per molti versi, alla nostra.

Scoprite chi furono Lord Arthur Kinnaird, il primo dominatore del cuoio capace di giocare ben nove finali di FA Cup; gli Wanderers, la più grande squadra del football quando questo aveva appena cominciato a chiamarsi così; Jack Hunter e il Blackburn Olympic, il club che rivoluzionò regole che sembravano immutabili.

E poi ancora Archie Hunter e l’Aston Villa, il Preston North End degli “Invincibili”, la Scozia e i suoi “professori”, le lotte di classe e di potere che seguirono, parallelamente, quelle che si svolsero nell’Inghilterra in piena Rivoluzione Industriale.

Perché per quanto diversi dagli eroi moderni, questi pionieri furono veri eroi, e meritano di essere conosciuti da ogni vero appassionato di calcio. Perché è grazie a loro, in fin dei conti, che oggi possiamo goderci questo meraviglioso sport.

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Simone Cola
Simone Colahttps://www.uomonelpallone.it
Amante del calcio in ogni sua forma e degli uomini che hanno contribuito a scriverne la leggenda

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