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Thomas Donohoe e le origini del calcio in Brasile

Nella storia delle origini del futebol brasiliano c’è un nome che ogni tanto riemerge dagli archivi, dai racconti di quartiere e dalle statue in bronzo davanti a un centro commerciale di Bangu: quello di Thomas Donohoe. Operaio tessile scozzese, partita dopo partita improvvisata negli spazi della fabbrica trasformò un passatempo per connazionali in un rito destinato a cambiare per sempre il Brasile.

Thomas Donohoe e l’alba del futebol brasiliano

Sarà sempre lunga la disputa su chi abbia inventato il football nella forma in cui lo conosciamo oggi, se gli inglesi che ne gettarono le basi oppure gli scozzesi, fautori del passing game e delle prime organizzazioni tattiche di sempre. In ogni caso, tra le fabbriche, i porti e i college della seconda metà dell’Ottocento, il nuovo gioco prese forma a più mani e in più luoghi contemporaneamente.

Anche su chi abbia portato il football in Brasile, trasformandolo in futebol, la diatriba è nota. Da una parte c’è Charles Miller, brasiliano di origini inglesi, considerato ancora oggi dalla storiografia ufficiale il “padre del calcio” nel Paese per aver organizzato nel 1895 il primo campionato e la prima partita riconosciuta come ufficiale a San Paolo.

Qualcun altro, però, lo aveva preceduto, seppur di poco e con modalità ed effetti più modesti. Nella zona ovest ancora rurale di Rio de Janeiro, nel quartiere operaio di Bangu, un gruppo di tecnici e operai britannici aveva cominciato a giocare con una palla di cuoio nel giardino della fabbrica di tessuti. Al centro di queste partite c’era un uomo: Thomas Donohoe, lo scozzese che molti, a Bangu, considerano il vero padre del futebol brasiliano.

Da Busby alla fabbrica Bangu

Il suo nome era Thomas Donohoe, era nato nello stesso anno in cui era nata la Football Association (1863) in Scozia, a Busby, e a fine secolo era venuto in Brasile per lavorare come tecnico tessile nella Fábrica de Tecidos Bangu. Semplice dilettante, non giocò mai in alcuna grande squadra né ne formò una tutta sua: il suo contributo passò soprattutto da quelle partite di fabbrica che oggi chiameremmo peladas.

Donohoe si sistemò nella zona di Bangu, allora un’area quasi di campagna alle porte di Rio, circondata da capannoni industriali e case operaie. Nei momenti di pausa e nei giorni liberi iniziò a organizzare partite tra colleghi, spesso con squadre ridotte, sei contro sei o giù di lì, in un terreno adiacente alla propria fabbrica. Si trattava di partite improvvisate, giocate con regole ancora incerte – l’Inghilterra era del resto lontana – e adattate all’ambiente, al numero di giocatori, allo spazio disponibile.

Lui, piccolo e svelto di movimenti, dotato di buon dribbling, ispirò lentamente gli abitanti del posto, i brasiliani, che man mano si avvicinarono incuriositi alla sfera di cuoio e cominciarono a prenderla a calci. Quello che per gli operai scozzesi era un gioco già noto, per i lavoratori locali era una novità assoluta: un passatempo che mescolava sfogo fisico, disciplina e un pizzico di modernità industriale.

Monumento che omaggia Tomas Donohoe eretto nella sua città natale, Busby, in Scozia.

9 settembre 1894: la prima partita di Bangu

Secondo le ricerche del giornalista e storico Carlos Molinari e di altri studiosi, la prima vera partita di calcio organizzata da Donohoe a Bangu si sarebbe giocata il 9 settembre 1894, in un terreno accanto alla fabbrica di tessuti. Non si trattava ancora di un match “ufficiale” con arbitro, tabellino e campionato, ma di un incontro strutturato, con due squadre, palla regolamentare e le regole base del gioco.

In questa ricostruzione, un ruolo importante lo avrebbe avuto la moglie di Thomas, Elizabeth: partita qualche mese dopo dalla Scozia per raggiungere il marito in Brasile, avrebbe portato con sé una palla di cuoio, una pompa per gonfiarla e alcune chuteiras – antenate degli scarpini da calcio – gli attrezzi essenziali per organizzare qualcosa che somigliasse davvero a una partita di football. Senza quel bagaglio particolare, forse la storia sarebbe andata in un altro modo.

La partita di Bangu, comunque, precede di diversi mesi il primo incontro ufficiale organizzato da Charles Miller a San Paolo, disputato nell’aprile 1895 tra la squadra della São Paulo Railway e quella della Companhia de Gás alla Várzea do Carmo. È qui che nasce la disputa: da un lato Miller come padre del calcio organizzato e dei campionati; dall’altro Donohoe come promotore della prima partita in senso cronologico, in un cortile di fabbrica della periferia carioca.

Un gioco per bianchi e neri in un Brasile razzista

In una società fortemente razzista com’era il Brasile di fine XIX secolo – la schiavitù fu abolita soltanto nel 1888 – Thomas Donohoe ebbe il merito di invitare bianchi e neri a divertirsi con lo stesso gioco e lo stesso pallone. Nelle sue partite a Bangu, operai scozzesi e brasiliani si ritrovavano sullo stesso terreno, condividendo fatica, sudore e qualche calcio alle caviglie, ma anche un embrione di convivenza che il calcio ufficiale non aveva ancora.

Quell’ambiente misto anticipa di qualche anno ciò che diventerà il Bangu Athletic Club, fondato nel 1904 e destinato a passare alla storia come la squadra degli operai, degli immigrati e dei primi calciatori neri del Rio de Janeiro, come Francisco Carregal. Le peladas di Donohoe, insomma, non furono solo un divertimento di fabbrica: contribuirono a dare un’identità a un quartiere e a un club che rivendicherà sempre il suo carattere popolare e inclusivo.

La prima gara che organizzò, dopo che la moglie fu tornata dalla Scozia con i figli e un pallone da calcio, precedette di quasi otto mesi il primo match ufficiale organizzato da Charles Miller, ma anche quando i campionati presero forma Donohoe rimase sullo sfondo, figura quasi leggendaria delle origini. Intanto, però, la voce correva: a Bangu si giocava a un gioco nuovo, e i ragazzini del posto cominciavano a sognare con il pallone tra i piedi.

I tre padri del futebol

Considerato più di Miller, da molti abitanti di Bangu e da una parte della storiografia locale, il padre del futebol, Donohoe portò in quelle terre un gioco ancora diverso e primitivo rispetto al calcio vero e proprio dei regolamenti ufficiali. Ma è giusto riconoscergli meriti pari a quelli di Miller a San Paolo e di Belfort Duarte, pochi anni dopo, a Rio de Janeiro: furono questi tre uomini, ciascuno a modo suo, i padri fondatori del futebol brasiliano.

Se Charles Miller è il volto del calcio organizzato, dei campionati e delle regole portate con due palloni e un libro sotto braccio; se João Evangelista Belfort Duarte è la coscienza morale che traduce, diffonde e nobilita il gioco, aprendo i club ai giocatori di colore e facendo del fair play un principio non negoziabile; Thomas Donohoe è l’uomo del cortile di fabbrica, delle prime partite improvvisate, dell’istante esatto in cui il pallone comincia a rotolare su suolo brasiliano.

Oggi la sua memoria è tenuta viva non solo dagli storici, ma anche da monumenti e iniziative pubbliche: una gigantesca statua lo ritrae con il pallone in mano all’ingresso del Bangu Shopping, sorto proprio dove un tempo si trovavano i giardini della fabbrica, mentre un’altra è stata inaugurata nella sua città natale, Busby, in Scozia. Segni concreti di una storia che, partita da un campo polveroso, continua ancora a far discutere su chi, davvero, abbia dato il primo calcio alla palla in Brasile.

Statua che omaggia Tomas Donhoe presente fuori da un centro commerciale a Bangu.

Immagine copertina by Unknown author – East Renfreshire – Portal To The Past, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=106792807


Tomas Donohoe

  • Nazionalità: Scozia/Brasile
  • Nato a: Busby (Scozia) il 25 gennaio 1863
  • Morto a: Bangu (Brasile) il 2 aprile 1925
  • Ruolo:
  • Squadre di club: Bangu (BRA)

Sitografia:

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Simone Cola
Simone Colahttps://www.uomonelpallone.it
Amante del calcio in ogni sua forma e degli uomini che hanno contribuito a scriverne la leggenda

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