Il volo spezzato di Giuliano Maiorana

Molto spesso si è portati a credere che il calcio sia un sistema perfetto, capace di raccontare con le sue classifiche soltanto grandi verità, un sistema dove se sei abbastanza bravo arriverai e se invece questo non avverrà il motivo risiederà soltanto nel tuo talento, evidentemente non sufficiente. Chi racconta queste storie spesso dimentica che il successo del football risiede invece proprio nella sua imprevedibilità, che dipende anche – come ogni aspetto della vita – dal destino, dalla sfortuna, dal caso.

Così come un palo o una zolla d’erba possono determinare l’esito di una partita o di un torneo, un infortunio può cambiare per sempre il futuro di un calciatore. È quello che accade a Giuliano Maiorana, straordinario talento la cui favola conquista l’Inghilterra calcistica a fine anni ’80 e che purtroppo però non avrà calcisticamente un lieto fine.

La storia di questo talento spezzato nasce da lontano. Al termine della Seconda Guerra Mondiale Armando Maiorana è uno degli oltre 200,000 soldati italiani catturati dagli Alleati dopo la conquista di Tripoli e fa il suo ritorno in Italia, ad Avellino, dopo aver trascorso quasi due anni in Inghilterra come prigioniero di guerra.

Radici italiane

In breve capisce che il suo futuro non è nel Paese che ha servito, sventrato dalle bombe e che tenta di ripartire dopo vent’anni di Fascismo, ed eccolo tornare da uomo libero a Cambridge insieme al figlio Alessio, il quale come nei migliori racconti sposa l’italiana Laura: dalla loro unione nasce Giuliano, inglese dunque ma italiano dentro, per tradizione e cultura. Fin da piccolo, insieme a papà Alessio, si appassiona al calcio, quello sport che è famoso in tutto il mondo ma che nel suo caso specifico unisce culturalmente il Paese dove questo sport è nato e quello, l’Italia, dove è poi diventato religione.

Ha talento, lo mostra fin da subito mentre gioca insieme al padre nell’ItalCamb, compagine iscritta alla lega di Cambridge e formata dagli italiani emigrati in città. Non sono pochi i connazionali della famiglia Maiorana venuti in Inghilterra in cerca di fortuna – l’Italia è da sempre terra di emigranti – e come spesso purtroppo accade in queste situazioni sono numerosi i pregiudizi razzisti che nascono contro una comunità numerosa: la lega nella quale l’ItalCamb gioca non vede di buon occhio quella squadra d’italiani, ma deve arrendersi di fronte al talento che esprime e che gli permette di conquistare numerosi trofei e in cui si mette in luce proprio Giuliano, rapidissimo e dotato di un eccezionale controllo di palla che abbina ad una creatività che gli permette di risultare spesso imprevedibile per chiunque.

Attenzione, non stiamo parlando di calcio amatoriale, ma di uno di livello ancora più basso, giocato quasi per divertimento e senza alcuna velleità di arrivare al professionismo. Anche quando a 17 anni Giuliano entra a far parte dell’Histon F.C., un club che gioca la cosiddetta “Sunday League” (la lega domenicale, mentre in Inghilterra i professionisti giocano al sabato) nella Eastern Counties Football League, un campionato che in pratica equivale all’ottavo o non livello della piramide calcistica inglese e che viene appena sopra le leghe cittadine.

Nonostante l’evidente miglioramento di livello – la Sunday League è comunque abbastanza seguita – la vita di Giuliano continua a scorrere tranquilla: lavora fuori dal rettangolo di gioco in una boutique italiana in città, il football è certamente qualcosa di più di un passatempo ma ovviamente non può aspettarsi che tutto possa cambiare in un momento. Poi, però, un giorno arriva “la chiamata”, quella che arriva – se arriva – una volta nella vita.

“Avevo giocato soltanto metà stagione nell’Histon, 30 partite. Un mercoledì mi dissero che lo United mi stava osservando, pensai a uno scherzo. Il venerdì mi dissero che volevano che andassi da loro per un provino, così cominciai a sperare che non accadesse a breve perché ero così nervoso. La domenica invece arrivò una chiamata da parte dell’Histon, mi dissero che volevano che fossi da ‘loro’ il giorno successivo. Non potevo crederci.”

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Dall’Histon allo United in una settimana

Mentre giocava nell’Histon, e prima ancora ai tempi dell’ItalCamb, Giuliano aveva in effetti tentato di entrare nel calcio che conta, sostenendo provini al Cambridge United impegnato nella Fourth Division, l’ultimo scalino del calcio professionistico, ma incredibilmente non era mai riuscito a convincere gli scout del club.

“Pensavo che se non mi voleva il Cambridge United sicuramente non mi avrebbe voluto neanche il Manchester United. Fu un provino di una settimana. Al martedì giocai in un ‘testimonial match’ insieme alla prima squadra, nell’intervallo del primo tempo mi acquistarono e mi fecero firmare un contratto di quattro anni. Il mercoledì precedente mi avevano detto che lo United mi stava guardando e sei giorni dopo firmavo un quadriennale con loro. Poi, sei settimane dopo, giocavo con la prima squadra.”

Incredibile. Quella di Giuliano – che per tutti è “Jules” – è una favola in piena regola. Non l’unica che si sta consumando al Manchester United in quel periodo, a dire il vero: Alex Ferguson è arrivato in panchina in sostituzione di Ron Atkinson nell’estate del 1986, ma dopo un entusiasmante secondo posto alla prima stagione la squadra ha faticato a trovare identità e continuità nella First Division 1988/1989, tanto da ritrovarsi già a dicembre a vivacchiare a metà classifica ormai senza ambizioni o quasi.

Un filotto di infortuni si è inoltre abbattuto sulla rosa della prima squadra, spingendo Ferguson a lanciare diversi giovani giocatori, un evento che ha ricordato ai numerosi sostenitori dei Red Devils quanto fatto da Sir Matt Busby oltre vent’anni prima e in ben due occasioni, con la squadra che puntando sui giovani divenne grande, fu distrutta dal disastro aereo di Monaco di Baviera e seppe poi rinascere ancora fino alla conquista della Coppa dei Campioni. Anche in questo caso l’entusiasmo contagia i tifosi dello United, e subito la stampa conia un termine per Maiorana e i numerosi altri giocatori ingaggiati da squadre minori o pescati dalle giovanili: sono i “Fergie’s Fledglings”, i “novellini di Ferguson”.

Ben prima della famosa “Class of ’92”, quella composta dai fratelli Neville, Scholes, Beckham e Giggs – e che renderà nuovamente grande il Manchester United nel 1999 con la conquista del Treble Premier/FA Cup/Champions League – sono appunto i “Fergie’s Fledglings” a scatenare la fantasia dei tifosi dei Red Devils e della stampa inglese. Oltre a Maiorana il gruppo è composto da ragazzi delle giovanili come Beardsmore, Gill, Martin, Wilson, Robins e Graham e da un altro prospetto interessantissimo arrivato come Giuliano da un club minore, Lee Sharpe, acquistato dal Torquay.

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Giuliano Maiorana sul tetto del mondo

Proprio con quest’ultimo, con cui condivide il ruolo di ala sinistra, Maiorana entra in competizione nel tentativo di ritagliarsi un posto al sole, e dato che di tutto il gruppo Sharpe sarà l’unico a conquistarsi un po’ di gloria (Youth Player of the year nel ’91, oltre 150 presenze e poi l’eclissi dovuta all’ascesa di Giggs) e che per molti Giuliano è addirittura migliore, si possono ben capire le potenzialità del giovane italiano trovatosi a giocare con i grandi da un giorno all’altro. La sua storia a molti ricorda quella del trentino Carlo Sartori, figlio di un calzolaio finito a Manchester per lavoro ed entrato nelle giovanili del Manchester United finendo per giocare con George Best per poi tornare in Italia da calciatore.

“La mia ambizione era quella di giocare in Serie A, e poi possibilmente con l’Italia. Ho giocato con Cantona, Robson, Whiteside, Beckham, i Neville e molti altri.”

L’esordio arriva nel gennaio del 1989, e in un’epoca in cui non esistono ancora Internet e l’informazione globale è qualcosa che stupisce davvero tutti: Maiorana subentra a Ralph Milne in un 3 a 0 casalingo rifilato al Millwall e dimostra subito di avere velocità, controllo di palla e soprattutto molta personalità, che lo porta a tentare spesso il dribbling nello stile delle ali di una volta che tanto piace alla platea inglese.

Forse è un po’ individualista, ma come scrive Alex Ferguson in una colonna del ‘The New Sunday Times’ malesiano “la sua conoscenza del gioco, nel modo di combinarsi con gli uomini intorno a lui, è stata di prima classe”. Nello stesso articolo quello che diventerà l’allenatore-mito del calcio inglese spiega anche perché un giocatore che non poteva andare bene al Cambridge United può invece far bene allo United: proprio perché dotato di estro e talento, le qualità di “Jules” faticherebbero ad emergere nel calcio minore, fatto di fisicità e compattezza.

Insomma, è opinione diffusa che Maiorana sia nato per giocare ad alto livello. L’Inghilterra se ne accorge nella successiva apparizione del talento arrivato da Cambridge: ad aprile, contro un Arsenal lanciato verso il titolo – che sarà poi conquistato con il famoso goal in extremis a Liverpool a firma di Michael Thomas – Ferguson gli da una maglia da titolare in diretta TV, ricavandone un’altra ottima prestazione condita da dribbling e molta personalità. Di tutti i giovani che Ferguson schiera in quella stagione, inizialmente per necessità e poi nel tentativo di capire chi potrà essere protagonista anche nel Manchester United del futuro (uno di questi, Mark Robins, segnerà nel 1990 il goal che di fatto salverà la panchina pericolante del tecnico scozzese) Maiorana è uno di quelli che entusiasma di più per il suo stile fuori dagli schemi, per la caparbietà con cui insiste nel tentare il dribbling e il coraggio con cui affronta avversari pronti a metterlo giù anche su campi ai limiti della praticabilità.

In un bel video su YouTube è del resto possibile vederlo andarsene in velocità palla al piede su un campo fangoso, inseguito a fatica da più di un avversario, la caparbietà di chi sa di avere una possibilità e intende sfruttarla al meglio. Nel resto di quella magica stagione parte ancora una volta titolare, poi subentra diverse volte dalla panchina: in totale a fine campionato fanno 7 presenze, 2 come titolare e 5 da subentrato. A 19 anni, e avendo giocato fino all’anno precedente nella Sunday League, è davvero uno score che lascia presagire un futuro lungo e roseo. E invece proprio quel coraggio, quell’inseguire sempre il pallone, finiranno per decidere fatalmente che no, il volo deve concludersi, la favola finire nel peggiore dei modi.

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Uno scontro maledetto

Dopo la preparazione estiva in vista di quella che sperabilmente dovrebbe essere la stagione della consacrazione, Maiorana è impegnato a ottobre del 1989 con la Squadra Riserve, la seconda squadra che in Inghilterra permette a chi è fuori forma di recuperare e a chi è giovane e affamato di mettersi in mostra agli occhi dell’allenatore. Lo United gioca contro l’Aston Villa, e in seguito a un bruttissimo contrasto “Jules” finisce a terra dolorante: non è uno scontro come tanti, non sarà un semplice infortunio. Maiorana si rompe il crociato e i legamenti, e anche se mentre lascia il campo non può saperlo sarà l’ultima volta che indosserà la maglia del Manchester United.

“Il fallo fu commesso da Dwight Yorke. Sette anni dopo firmò per lo United. Surreale.”

L’Inghilterra lo aspetta, lo United pure. Cinque lunghi anni di speranze, di sogni, di tentativi andati male. In una favola forse arriverebbe un miracolo, ma questa non è una favola: è il mondo reale, dove il destino a volte è spietato e non guarda in faccia a nessuno.

Questo è il calcio, dove un momento sei prossimo a diventare un eroe e il momento dopo puoi finire nella polvere solo per uno stupido contrasto, una palla contesa in una inutile partita tra riserve. Maiorana si arrende dopo quasi cinque anni, quando nel 1994 si conclude quello che doveva essere il primo di molti contratti da professionista e invece è stato l’unico, l’ultimo: fa in tempo a conoscere ‘The Doc’ Adrian Doherty, un altro talento con cui il destino sarà se possibile ancora più duro e spietato (“Ebbe gli stessi guai miei, un giocatore davvero bravo e una bella persona”) e che sarà dimenticato come lui mentre emerge la “Class of ’92”, che cancella i “Fergie’s Fledglings” come se questi fossero stati nient’altro che una prova, un esperimento andato male. Il calcio, si sa, ha bisogno sempre di nuovi eroi, e così viene dimenticato chi rimane indietro. Lo spettacolo deve continuare.

Non per Giuliano Maiorana. Prova a ripartire dal calcio svedese, un pugno di partite con il Ljungskile soltanto per capire che il ginocchio non è tornato a posto e che senza quello è impossibile giocare al livello di cui è capace. Poi arriva il ritiro, duro da digerire, con comprensibili rimpianti. Perché nel Manchester United è esplosa la stella di Ryan Giggs, l’ala sinistra che diventerà un’icona immortale del club, ma chissà come sarebbe andata la storia senza quel maledetto infortunio?

L’uomo oltre il calciatore

“Non penso di aver raggiunto molti risultati nella mia carriera; ho iniziato 2 partite e sono subentrato in 5. Avrei voluto non farmi male e non essere stato semplicemente bravo abbastanza per giocare nello United, ma sentirsi dire quanto sei bravo e poi infortunarsi a vent’anni e ritirarsi a ventiquattro è una cosa difficile da accettare. Prima che mi infortunassi alcuni giocatori della prima squadra mi dissero che pensavano che sarei stato chiamato e avrei giocato per l’Italia. Quando mi sono ritirato speravo che lo United mi dicesse che non ero bravo abbastanza e mi lasciasse andare, ma sentirsi dire che eri bravo, poi infortunarsi e doversi ritirare è stato molto peggio. Se non sei bravo abbastanza puoi guardarti indietro e dire che alla fine almeno hai giocato in un club come lo United, ma se ti ritiri a causa di un infortunio avrai sempre un punto interrogativo sopra la tua testa a cui non saprai mai dare una risposta. Se non fossi stato bravo abbastanza sarebbe stato più facile per me accettare la cosa.”

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Per quasi un decennio dopo il ritiro Giuliano Maiorana si dimenticherà del football. Fa troppo male che tutto sia finito così. Poi, lentamente, la vita ricomincia a scorrere. A Manchester ha conosciuto una ragazza del posto, Val, con cui si sposa. Torna a Cambridge con lei, si butta nel business di famiglia cominciato da papà Alessio nel 1976, una ditta di tappezzieri in cui lavora con il fratello Salvatore, il nome con cui chiama il suo primogenito, a cui segue una bambina, Alessia.

Un omaggio al padre, che un giorno stabilì che il futuro suo e dei figli sarebbe stato in Inghilterra, creando una famiglia che non ha mai dimenticato le proprie origini e che tutti quelli che vi entrano in contatto descrivono come fantastica, piena d’amore. Oggi Giuliano è un padre orgoglioso, un uomo felice.

“Una cosa che dico sempre è questa: a Manchester il mio calcio non ha funzionato, ma la mia vita si. Lì ho incontrato mia moglie Val nel 1990, stiamo ancora insieme e abbiamo avuto due figli. Il mio calcio non ha funzionato, ma ho creato una famiglia, e questa è una bellissima cosa.”

Così parlò Giuliano Maiorana, l’amateur che conquistò il Manchester United e i suoi tifosi e i cui dribbling irresistibili furono fermati soltanto dal destino.


Questa storia è la prima che scrivo dopo aver potuto parlare direttamente con il diretto interessato. Volevo raccontare la storia di questo sfortunato campione che ricordavo così vagamente e ho contattato il signor Maiorana, che è stato gentilissimo trattandomi come un vero amico. Per me quindi questa è una storia molto speciale, che parla dell’uomo dietro il calciatore, una storia che non dimenticherò mai.