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Wanderers FC, la storia del club che vinse la prima FA Cup

I Wanderers non furono soltanto il club che vinse la prima FA Cup. Furono un ponte tra il calcio ancora incerto delle origini e quello destinato a diventare rito, spettacolo e memoria nazionale. Nati come Forest Football Club, attraversarono l’età pionieristica con eleganza e prestigio, lasciando un’impronta enorme prima di spegnersi quasi in silenzio, come successo a molti protagonisti del calcio dei pionieri.

Quando il calcio aveva ancora il volto del Forest

La loro storia comincia molto prima del trofeo, molto prima dell’Oval, molto prima ancora che il nome Wanderers entrasse davvero nella memoria del gioco. Comincia in una fotografia del 1863, quella degli “Officers of the Forest Football Club”, che oggi ha il fascino severo delle prime istantanee entrate nella storia del gioco più bello del mondo.

Foto storica in bianco e nero degli ufficiali del Forest Football Club nel 1863, inserita in una cornice 16:9 su sfondo chiaro, usata come copertina di un articolo sui Wanderers Football Club.

Gli uomini in posa non sembrano calciatori nel senso moderno del termine: somigliano semmai a notabili di provincia, a membri di un circolo, a gentiluomini raccolti per fissare un momento di rispettabilità, più che di competizione. Eppure lì dentro, in quelle barbe curate, nelle giacche chiare e nell’ordine quasi cerimoniale della composizione, c’è già una parte essenziale della verità.

Il calcio inglese delle origini non nacque come spettacolo di massa, ma come abitudine colta, invernale, praticata da ex studenti, cricketer e old boys educati nei collegi più prestigiosi. Il Forest Football Club, fondato nel 1859 a Leytonstone, fu uno dei primissimi nuclei organizzati di quel mondo: il più antico club organizzato delle Home Counties londinesi, protagonista della prima immagine nota di una squadra di association football.

Da Forest a Wanderers

Non è poco: prima ancora di vincere, i futuri Wanderers erano già lì, all’alba del gioco, quando il calcio stava ancora provando a capire che forma volesse avere. Il Forest non fu importante solo perché venne prima, ma perché fu presente nei momenti decisivi in cui il calcio prese vita. Il 15 marzo 1862 affrontò il Crystal Palace in quella che viene ricordata come la prima partita registrata tra due club che, l’anno successivo, sarebbero diventati membri fondatori della Football Association.

Un dettaglio del genere, in un’epoca tanto remota, vale più di mille celebrazioni retrospettive: significa che il Forest non si affacciò casualmente sulla scena, ma stava già dentro il laboratorio in cui nacquero le regole, i rapporti, gli incontri e perfino la grammatica sociale del nuovo sport. Nel 1864 il club cambiò nome in Wanderers, e quel nuovo nome sembrò adattarsi perfettamente alla sua natura.

Secondo il National Football Museum, la squadra non aveva una vera casa stabile e giocava in vari campi di Londra e dintorni; Wanderers, cioè “vagabondi”, diventò così molto più di una denominazione. Divenne un carattere. Nel calcio delle origini esistevano club legati a scuole, quartieri, corpi militari o istituzioni precise; i Wanderers invece furono quasi un’aristocrazia mobile del football, una squadra che più che un luogo rappresentava un’idea.

È proprio questo era il suo fascino. Non è certo un caso che alla vigilia della prima finale di FA Cup si diceva che il Wanderers Football Club “had the pick of all the best players“: poteva scegliere tutti i migliori giocatori del momento, senza restrizioni, perché in un’epoca in cui il potere economico nel calcio non esisteva, nessun altro club poteva contare con la stessa naturalezza su una simile concentrazione di talento, prestigio e relazioni.

Le stelle del dribbling game

A dare a quell’idea una direzione precisa fu soprattutto Charles W. Alcock, fondatore del Forest, uomo-cardine dei Wanderers e, più in generale, una delle grandi menti del primo sport inglese. La FA attribuisce a lui la proposta che il 20 luglio 1871 diede vita alla Football Association Challenge Cup, cioè al primo grande torneo nazionale a eliminazione del calcio. La sua intuizione era semplice e geniale: trasformare un mosaico di amichevoli sparse in una narrazione comune, fatta di turni, attesa, eliminazioni e trionfo finale.

I Wanderers furono il club che più direttamente incarnò questa novità, ma allo stesso tempo conservarono una fisionomia tecnica ancora profondamente ottocentesca. La finale del 1872 spiega bene la differenza tra loro e i Royal Engineers: i Wanderers si affidavano al dribbling, alla superiorità individuale, al talento dell’uomo che avanza palla al piede e si apre la strada; gli Engineers, invece, già privilegiavano di più il passaggio e la combinazione. Una distinzione decisiva.

I Wanderers non furono i profeti di quello che ai tempi veniva definito “calcio scientifico”, e che avrebbe posto le basi del gioco per come lo conosciamo oggi: furono, semmai, la forma più elegante e compiuta del dribbling game, un football ancora romantico, personale, cavalleresco, ma abbastanza maturo da dominare l’età delle origini.

Il club che aiutò il calcio a diventare storia

Insieme agli Wanderers, anche e soprattutto grazie a loro, il calcio smise di essere un insieme di partite sparse e iniziò a conoscere i propri riti. I primi trofei erano stati cittadini, tra cui il primo trofeo in assoluto mai assegnato, la Youdan Cup di Sheffield, ma fu soltanto con la FA Cup sognata, voluta e realizzata da Alcock che il football iniziò ad avere dimensione e memoria nazionali.

La FA Cup fu la prima competizione che aiutò a strutturare il gioco in modo più formale, e in effetti la prima finale del 16 marzo 1872 ebbe proprio questo significato. Al Kennington Oval, davanti a circa 2.000 spettatori paganti, il calcio inglese vide nascere qualcosa che sarebbe durato ben oltre i suoi pionieri: una finale, un trofeo, un albo d’oro, una tradizione.

I Wanderers, battendo i Royal Engineers 1-0, non vinsero soltanto una coppa; diventarono il primo volto di quel nuovo racconto. In seguito il football sarebbe cambiato mille volte, e in questo cambiamento avrebbe accolto professionisti, folle immense, stadi monumentali e televisioni. Ma tornare alle origini avrebbe sempre significato tornare, almeno per un momento, ai Wanderers.

Le prime stelle del calcio

Anche per questo i loro protagonisti hanno qualcosa di più dei semplici nomi d’epoca. Charles W. Alcock fu il legislatore visionario, il dirigente che seppe immaginare il calcio prima ancora di amministrarlo, il (come sarebbe passato alla storia) “padre dello sport moderno”. Arthur Kinnaird fu invece il suo campione più celebre, il gentiluomo che attraversò il primo decennio della FA Cup con un’aura quasi leggendaria: la FA gli attribuisce nove finali giocate, tre con i Wanderers e sei con gli Old Etonians, un record ancora imbattuto.

Ma se si vuole restituire davvero il respiro umano di quel club, bisogna affiancare a loro anche Jarvis Kenrick e Francis Hornby Birley. Il primo fu uno degli uomini simbolo dell’ultima grande stagione del club: dopo essere esploso con il Clapham Rovers, si trasferì al club che aveva notato la sua straordinaria abilità realizzativa segnò nella finale del 1877 e realizzò una doppietta in quella del 1878. Scomparso nel 1949 alla veneranda età di 96 anni, Kenrick sarebbe stato l’ultimo giocatore degli Wanderers a lasciare questo mondo.

Birley, invece, rappresentò benissimo la nobiltà sportiva di quel mondo: Oxford University prima, Wanderers poi, capitano nelle vittorie del 1876 e del 1877, figura autorevole in una squadra composta in gran parte da ex allievi delle grandi public schools, che appese gli scarpini al chiodo – com’era prassi all’epoca – quando gli impegni di lavoro divennero troppo pressanti rispetto a quello che era sempre stato, comunque, un gioco. Ed è importante osservare tutti questi campioni, per rendersi conto che non erano altro che uomini, ma allo stesso tempo le prime stelle del calcio, i progenitori dei fuoriclasse che applaudiamo oggi.

5 FA Cup e un gesto straordinario

I risultati, poi, completarono il mito. Nel 1872 arrivò il primo trionfo, l’1-0 ai Royal Engineers deciso dal gol di Morton Betts, schierato sotto lo pseudonimo di “A.H. Chequer” e a segno dopo uno straordinario assolo di un altro fenomeno, il futuro ecclesiasta Robert Walpole Vidal, che per le sue abilità tecniche era noto come “the Prince of Dribblers“.

Nel 1873 i Wanderers difesero la coppa – nella mai più ripetuta formula del Challenge che in quanto campioni li proiettò direttamente in finale – battendo 2-0 Oxford University, con Kinnaird protagonista e Charles Wollaston, altra bandiera del club e unico giocatore presente in tutti i trionfi, a chiudere il conto. La finale del 1876 li vide invece affrontare gli Old Etonians: il primo atto finì 1-1, il replay una settimana più tardi si chiuse 3-0, restituendo al club il primato perduto.

Nel 1877 ad avere la peggio in finale fu ancora Oxford University, stavolta in un’altra gara entrata nella storia: Kinnaird, schierato inizialmente in porta, si vide attribuire uno sfortunato autogol; i Wanderers rimontarono nel finale e vinsero 2-1 ai supplementari. Nel 1878, infine, il cerchio si chiuse tornando all’avversario della prima volta, i Royal Engineers: finì 3-1, con Kenrick autore di due reti e con i Wanderers capaci di vincere la terza coppa consecutiva.

In totale fecero loro cinque delle prime sette finali: le regole stabilite alla nascita della FA Cup prevedevano che chi raggiungeva questo numero di trionfi avrebbe potuto tenere il trofeo per sempre in bacheca. Consapevoli dell’importanza che il calcio stava assumendo, investiti dal loro ruolo di “custodi del gioco” e intuendo forse in qualche modo la loro prossima fine, i Wanderers restituirono però il trofeo alla Football Association. A una sola condizione: mai più nessun club avrebbe potuto prendersi definitivamente la coppa.

Il tramonto dei primi grandi pionieri

Tutte le squadre nate troppo presto portano in sé una fragilità facilmente intuibile: appartengono con troppa precisione al proprio tempo. I Wanderers furono meravigliosamente adatti all’età pionieristica del calcio, e proprio per questo non riuscirono a sopravvivere quando il gioco cambiò natura diventando quello che oggi tutti conosciamo.

La FA Cup era nata mettendo insieme le public schools del Sud e i club che sarebbero poi cresciuti nell’Inghilterra industriale; con il passare degli anni, quel secondo mondo prese sempre più spazio, fino alla legalizzazione del professionismo nel 1885 e alla nascita della Football League nel 1888. Già prima di quel passaggio formale, però, l’aria stava cambiando.

Le squadre legate a una singola scuola, come gli Old Etonians o gli Old Carthusians, acquisivano una fisionomia più netta; i club provinciali diventavano più ambiziosi; il football smetteva lentamente di essere un passatempo per gentlemen e cominciava ad assumere il volto di una competizione più ampia, più dura, più moderna. In questo nuovo paesaggio i Wanderers, splendidi e itineranti, diventarono improvvisamente il simbolo di un’epoca che ormai stava svanendo.

Le ultime partite prima della dissoluzione

Le loro ultime apparizioni in FA Cup hanno il sapore malinconico dei grandi nomi che si ritirano dalla scena senza un vero addio. Dopo il trionfo del 1878, il club non tornò più in finale. Nella stagione 1878-79 subì addirittura un pesante 7-2 dagli Old Etonians, una sconfitta che sembrò certificare il passaggio di consegne all’interno dello stesso mondo amateur.

Il sistema che aveva tenuto a lungo quella straordinaria collezione di campioni dell’epoca vittoriana, paragonabile in tutto e per tutto ai grandi club moderni pur se nato su altri principi, era finito già prima del professionismo. Un tempo tutti i migliori calciatori d’Inghilterra volevano giocare con i migliori, e vincere, mentre quando le public schools formarono squadre proprie gli stessi old boys preferirono rappresentare quei colori piuttosto che una generica “squadra itinerante”.

Paradossalmente, dunque, il Wanderers Football Club cadde a causa della stessa filosofia (qualsiasi ex studente di buona famiglia poteva entrarvi) che un tempo aveva generato il suo successo. Il tutto nel giro di pochi anni, tanto velocemente si muoveva il football delle origini. E fece soltanto in tempo a intravedere il professionismo che avrebbe del tutto cambiato il volto del gioco.

L’ultima coda significativa arrivò nella FA Cup 1879-80: i Wanderers batterono il Rochester 6-0, poi superarono gli Old Carthusians 1-0, prima di cadere ancora contro gli Old Etonians il 24 gennaio 1880. Finì 3-1, nonostante l’iniziale vantaggio firmato da Henry Wace, attaccante colto e futuro giurista di fama, cui le ricostruzioni disponibili attribuiscono anche l’ultimo gol del club in FA Cup. Per quanto riguarda la coppa, fu questa l’ultima apparizione dei Wanderers chiaramente documentata prima della dissolvenza finale.

Un nuovo club e un nome eterno

Nella stagione seguente, 1880-81, i Wanderers si ritirarono dalla FA Cup per mancanza di giocatori. Nessun tonfo clamoroso, nessuna scena perfetta con il sipario che cala: piuttosto una riduzione progressiva, quasi discreta, come se il club più simbolico delle origini avesse scelto di uscire di lato, senza disturbare troppo il futuro che avanzava.

La dissoluzione viene generalmente collocata attorno al 1887: l’anno successivo il primo campionato nazionale professionistico, la First Division 1888/1889, sarebbe andata in scena. E i campioni del Preston North End, insieme ai grandi rivali pronti a investire fiumi di sterline in quello che pochi anni prima era soltanto un gioco, avrebbero messo in secondo piano la fine del club che per primo aveva dominato il football.

Eppure certi nomi non finiscono mai del tutto: il club è stato riformato nel 2009, mentre il sito ufficiale della nuova società si presenta ancora oggi con una frase che sembra insieme una rivendicazione e un testamento: “Inaugural winners of the FA Cup”, i vincitori inaugurali della Coppa d’Inghilterra. Oggi i Wanderers giocano come community club nella Surrey South Eastern Combination League, e nel gennaio 2025 hanno persino nominato il loro primo Community Officer per rafforzare il legame con il territorio e le attività sociali.

Naturalmente non sono più il Forest fotografato nel 1863, né la squadra che attraversava Londra come una confraternita di gentlemen in scarponi bullonati e cappelli, in un’epoca in cui non esistevano rigori, reti, traverse, sostituzioni e aree di rigore. Ma forse è giusto così. Alcuni club vivono di continuità; altri, più rari, vivono di eco. I Wanderers appartengono a questa seconda specie, e forse non sono rimasti nel calcio perché non sono mai davvero usciti dalla sua leggenda.

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Simone Cola
Simone Colahttps://www.uomonelpallone.it
Amante del calcio in ogni sua forma e degli uomini che hanno contribuito a scriverne la leggenda

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