Chi sono i migliori portieri di sempre? Abbiamo rifatto da zero la nostra Top 11 confrontando epoche molto diverse attraverso criteri più solidi del semplice gusto personale: picco individuale, longevità, peso nelle grandi partite, risultati, influenza sul ruolo e riconoscimenti. Ne nasce una classifica che va dai pionieri ai numeri uno capaci di cambiare per sempre il modo di stare tra i pali.
(Articolo pubblicato il 5 settembre 2015 e aggiornato il 30 agosto 2026)
Come abbiamo scelto i migliori portieri di sempre
Mettere a confronto portieri separati da oltre un secolo di calcio significa inevitabilmente accettare una parte di soggettività. Per rendere però la classifica meno legata al semplice gusto personale ho preso in considerazione picco individuale, longevità ad altissimo livello, rendimento nelle grandi partite, risultati ottenuti, influenza sull’evoluzione del ruolo e riconoscimenti ricevuti durante la carriera.
I numeri, da soli, raccontano infatti soltanto una parte della storia. Trofei, presenze e statistiche come i clean sheet devono essere letti alla luce dell’epoca, della forza della squadra e del modo di giocare. Essere il portiere di una formazione dominante non equivale necessariamente a essere il miglior portiere del proprio tempo, così come una carriera meno vincente non esclude automaticamente dalla discussione.
Dal portiere sulla linea al numero uno moderno
Un peso particolare è stato dato anche a chi ha contribuito a cambiare il ruolo. Già nel XIX secolo pionieri come Robert Gardner cominciarono ad allontanarsi dalla linea di porta e a interpretare la posizione in modo più attivo; qualche decennio dopo Leigh Richmond Roose avrebbe portato questa tendenza quasi all’estremo, sfruttando ogni possibilità concessa dalle regole dell’epoca.
Da lì il ruolo non ha mai smesso di evolversi: portieri capaci di comandare l’area, partecipare alla costruzione, giocare lontano dai pali o trasformarsi nel primo regista della squadra. Per questo l’impatto lasciato sul modo stesso di interpretare la posizione conta quasi quanto trofei e parate, soprattutto quando si devono confrontare campioni appartenuti a epoche tecnicamente e tatticamente lontanissime.
La Top 11 dei migliori portieri della storia
Il risultato è una classifica inevitabilmente discutibile e opinabile, ma costruita cercando di premiare grandezza complessiva e peso storico, non soltanto il talento puro o il palmarès. Alcuni esclusi avrebbero tranquillamente potuto trovare posto negli undici e verranno ricordati più avanti; prima, però, è il momento di partire dalla posizione numero 11 e risalire fino al miglior portiere di sempre.
11° Rinat Dasaev — URSS

Per oltre un decennio Rinat Dasaev è stato il volto della scuola sovietica dei portieri dopo Lev Jašin. Con lo Spartak Mosca vinse due campionati dell’URSS, nel 1979 e nel 1987, mentre con la nazionale disputò tre Mondiali consecutivi e raggiunse la finale dell’Europeo 1988. Proprio quell’anno venne eletto miglior portiere del mondo dall’IFFHS, coronando una fase di rendimento internazionale ai massimi livelli.
Fisico imponente, grande elasticità e notevole sicurezza tra i pali, Dasaev univa la tradizione sovietica a una presenza più moderna nell’area. La sua carriera non ebbe però la longevità assoluta di altri nomi della Top 11 e il passaggio al Siviglia segnò l’inizio della fase calante. Resta comunque uno dei portieri simbolo degli anni ’80, capace di imporsi anche in un’epoca ricchissima di rivali di altissimo livello.
10° Oliver Kahn — Germania

Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000 Oliver Kahn fu uno dei portieri più dominanti del calcio europeo. Con il Bayern Monaco ha vinto 8 volte la Bundesliga e soprattutto la Champions League 2001, imponendosi come leader tecnico e caratteriale di una squadra tornata stabilmente ai vertici. Il suo momento più iconico arrivò però al Mondiale 2002, chiuso dalla Germania al secondo posto con appena 3 gol subiti in 7 partite.
In Corea e Giappone Kahn conquistò sia il Guanto d’Oro sia il Golden Ball come miglior giocatore del torneo, primo portiere nella storia dei Mondiali a riuscirci. Potenza fisica, riflessi, aggressività e una leadership quasi intimidatoria gli valsero il soprannome di Titan. La sua aura tra i pali aveva un peso psicologico enorme: un suo solo sguardo era in grado di rassicurare i compagni e incutere timore agli avversari.
9° Sepp Maier — Germania Ovest

Sepp Maier fu uno dei pilastri del Bayern Monaco e della Germania Ovest che dominarono gli anni ’70. Con il club bavarese vinse quattro Bundesliga e soprattutto tre Coppe dei Campioni consecutive tra il 1974 e il 1976; con la nazionale conquistò l’Europeo 1972 e il Mondiale 1974. La sua continuità fu impressionante: 473 presenze in Bundesliga, di cui 422 consecutive, ancora oggi ricordate dal Bayern come un record del club.
Soprannominato Die Katze von Anzing, “il gatto di Anzing”, Maier univa riflessi rapidissimi, grande elasticità e una sicurezza che lo rese una presenza costante ai massimi livelli per oltre un decennio. Fu eletto calciatore tedesco dell’anno tre volte, un riconoscimento raro per un portiere, e la sua carriera si interruppe soltanto nel 1979 dopo un grave incidente stradale.
8° Iker Casillas — Spagna

Iker Casillas debuttò nel Real Madrid appena 18enne e finì per disputare 725 partite ufficiali, diventando uno dei simboli dell’epoca moderna del club. Con i Blancos conquistò cinque Liga e tre Champions League, lasciando il segno soprattutto nelle grandi notti europee: nella finale del 2002 contro il Bayer Leverkusen entrò nel finale e firmò una serie di interventi decisivi per la conquista della Novena.
La consacrazione definitiva arrivò però con la Spagna, della quale fu capitano nel ciclo irripetibile che portò agli Europei 2008 e 2012 e al Mondiale 2010. In Sudafrica vinse anche il Guanto d’Oro, risultando determinante nella fase a eliminazione diretta. Riflessi eccezionali, rapidità nelle uscite e capacità di esaltarsi nei momenti decisivi hanno reso Casillas uno dei portieri più rappresentativi della sua generazione.
7° Ricardo Zamora — Spagna

Ricardo Zamora fu molto più di un grande portiere: fu la prima vera superstar del calcio spagnolo. Esordì appena quindicenne con l’Espanyol, passò anche dal Barcellona e nel 1930 arrivò al Real Madrid, con cui conquistò le prime due Liga della storia del club. Con la Spagna vinse inoltre l’argento olimpico ad Anversa 1920 e difese la porta della nazionale per sedici anni, collezionando 46 presenze.
Soprannominato El Divino, Zamora era celebre per riflessi, personalità e sicurezza tra i pali, ma soprattutto per un carisma fuori scala per l’epoca. Inventò perfino una tecnica tutta sua, la “zamorana”, e il premio assegnato ancora oggi al portiere meno battuto della Liga porta il suo nome. Il suo peso storico va quindi oltre il palmarès: fu il primo portiere spagnolo a diventare un’autentica icona popolare.
6° Peter Schmeichel — Danimarca

Peter Schmeichel fu il simbolo della sorprendente Danimarca campione d’Europa nel 1992. In semifinale contro l’Olanda parò il rigore decisivo a Marco van Basten, mentre in finale contro la Germania firmò una prestazione da protagonista assoluto. Con la nazionale chiuse a 129 presenze, record danese per molti anni, costruendo una reputazione internazionale che andò ben oltre il successo di Göteborg.
Al Manchester United divenne poi uno dei pilastri dell’era Ferguson, vincendo cinque Premier League e culminando nel Treble del 1999, quando da capitano alzò la Champions League al Camp Nou. Imponente fisicamente, fortissimo nelle uscite e nei duelli individuali, Schmeichel aveva soprattutto una presenza capace di cambiare l’inerzia delle partite. Brian Laudrup lo definì “il migliore di tutti i tempi”, sottolineandone carisma, riflessi e forza nell’uno contro uno.
5° Gordon Banks — Inghilterra

Gordon Banks fu il portiere dell’Inghilterra campione del mondo nel 1966 e uno dei numeri uno più affidabili della sua generazione. Durante quel torneo rimase imbattuto per 442 minuti, fino alla semifinale contro il Portogallo, stabilendo un primato nazionale. Quattro anni dopo, in Messico, firmò poi l’intervento che avrebbe finito per identificare tutta la sua carriera: la celebre parata sul colpo di testa di Pelé.
Quel gesto, passato alla storia come una delle parate più famose di sempre, non deve però oscurare il resto. Banks era agile, pulito tecnicamente, fortissimo nel posizionamento e capace di trasmettere una calma quasi assoluta alla difesa. La sua carriera ad altissimo livello fu interrotta nel 1972 da un incidente automobilistico che gli fece perdere la vista da un occhio, chiudendo prematuramente un percorso ancora competitivo.
“È stata una delle migliori parate che abbia mai visto.”
Pelé
4° Dino Zoff — Italia

Dino Zoff ha costruito la propria grandezza sulla continuità. Campione d’Europa con l’Italia nel 1968, con la Juventus vinse 6 scudetti, 2 Coppe Italia e la Coppa UEFA 1977, senza saltare una sola delle 330 partite di campionato disputate in 11 stagioni bianconere. In Nazionale stabilì inoltre un primato impressionante: 1.142 minuti consecutivi senza subire gol tra il 1972 e il 1974.
Il momento che lo consegnò definitivamente alla storia arrivò però nel 1982. A quarant’anni, da capitano, sollevò la Coppa del Mondo dopo essere stato decisivo anche nella memorabile sfida contro il Brasile, con la parata nel finale sul colpo di testa di Oscar. Sobrietà, senso della posizione e una longevità fuori dal comune fecero di Zoff il modello del portiere affidabile, capace di attraversare generazioni senza perdere efficacia.
3° Manuel Neuer — Germania

Manuel Neuer ha cambiato il modo stesso di interpretare il ruolo. Cresciuto nello Schalke 04 e passato al Bayern Monaco nel 2011, ha costruito una carriera dominata da successi nazionali ed europei, con due Champions League e due Triplete, nel 2013 e nel 2020. Il vertice con la Germania arrivò al Mondiale 2014, vinto da protagonista e chiuso con il Guanto d’Oro come miglior portiere del torneo.
Il suo tratto distintivo è stato però l’uso dello spazio: uscite altissime, gioco con i piedi, capacità di difendere metri di campo alle spalle della linea difensiva. Il Bayern stesso lo descrive come un portiere che ha rivoluzionato la posizione con un’interpretazione offensiva e partecipativa. Neuer non ha inventato il portiere-libero, ma lo ha portato al centro del calcio contemporaneo, trasformandolo in uno standard tecnico e tattico.
2° Gianluigi Buffon — Italia

Dal debutto con il Parma nel 1995 al ritiro nel 2023, Gianluigi Buffon ha attraversato quasi trent’anni di calcio ai massimi livelli. Con la Juventus ha conquistato dieci scudetti, mentre con il Parma vinse anche la Coppa UEFA 1999. In Nazionale ha collezionato 176 presenze, record assoluto per l’Italia, partecipando a cinque edizioni dei Mondiali e diventando capitano degli Azzurri nella seconda parte della carriera.
Il vertice arrivò in Germania nel 2006: sette partite, cinque clean sheet e appena due reti subite, una delle quali su autorete, prima del trionfo nella finale contro la Francia. La FIFA gli assegnò il premio come miglior portiere del torneo, mentre arrivò 2° nella corsa al Pallone d’Oro 2006 alle spalle del compagno Fabio Cannavaro. Pochissimi numeri uno hanno saputo unire come Buffon picco individuale, continuità e longevità, mantenendosi tra i riferimenti mondiali del ruolo attraverso generazioni profondamente diverse.
1° Lev Jašin — URSS

Lev Jašin resta il punto di riferimento quando si parla di grandezza storica tra i portieri. Trascorse l’intera carriera al Dinamo Mosca, con cui vinse cinque campionati sovietici, e fu protagonista anche con l’URSS: oro olimpico nel 1956, campione d’Europa nel 1960 e finalista nel 1964. Nel 1963 arrivò il riconoscimento più simbolico di tutti: il Pallone d’Oro, ancora oggi mai vinto da nessun altro portiere.
Il soprannome di Ragno Nero racconta solo una parte del personaggio. Jašin non si limitava infatti a parare: comandava la difesa, usciva con decisione dalla linea, rilanciava rapidamente l’azione e dava al ruolo un peso tattico molto più ampio. Un suo compagno del Mondiale 1966, Vladimir Ponomaryov, ricordò che “cambiò enormemente ciò che significava essere un portiere”, sottolineandone proprio l’autorità e la capacità di partecipare al gioco.
La sua aura crebbe anche nelle grandi occasioni internazionali. All’Europeo 1960 fu decisivo nella finale contro la Jugoslavia, mentre nel 1963, con la selezione del Resto del Mondo a Wembley, disputò un primo tempo talmente dominante da ricevere una standing ovation. Jašin è stato il prototipo del portiere perfetto, e la somma delle sue qualità e dei risultati conquistati lo hanno trasformato da campione della propria epoca a riferimento praticamente irraggiungibile
Arrivati al primo posto, resta inevitabile una considerazione: una classifica del genere non può esaurire la storia dei grandi portieri. Undici nomi significano anche lasciare fuori campioni che, per valore assoluto, peso storico o influenza sul ruolo, avrebbero argomenti più che sufficienti per entrare. Alcuni sono rimasti a un passo dalla Top 11, altri appartengono a epoche e scuole difficili da confrontare direttamente. Ed è proprio da loro che vale la pena ripartire.
I grandi esclusi dalla Top 11
Il primo nome fuori dalla classifica è quello di Amadeo Carrizo, bandiera del River Plate e uno dei portieri più innovativi del Novecento. Usciva dall’area, partecipava alla costruzione e utilizzava i piedi con una naturalezza insolita per il suo tempo, anticipando comportamenti diventati comuni soltanto molti anni dopo. Il suo peso nell’evoluzione del ruolo è tale da renderlo probabilmente l’esclusione più difficile di tutta la Top 11.
Alle sue spalle la lista potrebbe allungarsi parecchio. Petr Čech, Ubaldo Fillol, Pat Jennings, Edwin van der Sar, Gyula Grosics, Gilmar, Walter Zenga e José Luis Chilavert hanno tutti argomenti importanti, per motivi molto diversi. Tra i più recenti, Thibaut Courtois ha già raggiunto picchi da fuoriclasse assoluto, ma il confronto con carriere concluse da decenni richiede inevitabilmente una prospettiva che soltanto il tempo potrà dare.
Una classifica del genere lascia fuori anche portieri che hanno segnato la propria epoca senza necessariamente possedere il curriculum per entrare tra gli undici. La storia del ruolo, del resto, è molto più ricca di qualsiasi graduatoria: comprende rivoluzioni tecniche, carriere spezzate, imprese irripetibili e personaggi diventati leggendari per ragioni che vanno ben oltre il numero di trofei conquistati.
Non solo i più grandi: storie di portieri
È proprio qui che il racconto diventa forse ancora più interessante. Toni Turek fu uno degli eroi della Germania campione del mondo nel 1954; Bert Trautmann passò dalla guerra alla gloria inglese, entrando nel mito anche per una finale di FA Cup giocata con una grave frattura al collo. Due storie diversissime, accomunate dalla capacità del portiere di diventare molto più di un semplice ultimo difensore.
Lo stesso vale per Moacir Barbosa, sul quale pesò per decenni il trauma del Maracanazo, e per John Thomson, talento straordinario del Celtic morto giovanissimo dopo uno scontro di gioco. Sono soltanto alcuni dei numeri uno raccontati negli anni su Uomo nel Pallone: pionieri, eroi, vittime e personaggi fuori dagli schemi raccolti nell’archivio dedicato ai portieri.
Chi ama il calcio non può che restare particolarmente affascinato dalla figura del portiere. Un giocatore della squadra, ma che allo stesso tempo è solo davanti alle proprie responsabilità. Un ruolo unico, che richiede coraggio e può essere interpretato in tanti modi differenti: elementi che contribuiscono da sempre a rendere i portieri così iconici tanto agli occhi degli storici quanto a quelli degli appassionati.



