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Jaguaré Bezerra de Vasconcelos, i racconti incredibili del Ragno Nero

Portiere brasiliano dal talento selvaggio, Jaguaré Bezerra de Vasconcelos incantò l’Europa negli anni ’30 con parate acrobatiche, rigori segnati e uno stile mai visto. Idolatrato a Marsiglia, rigettato in patria, finì dimenticato e morì tragicamente. La sua storia, tra genio e follia, è il ritratto perfetto di un eroe calcistico troppo avanti per il suo tempo.

Jaguaré Bezerra de Vasconcelos: il portiere dimenticato che rivoluzionò il calcio europeo negli anni ’30

Nella seconda metà degli anni ’30 del XX secolo uno degli idoli più conosciuti del calcio francese era un portiere brasiliano che giocava in un modo che nessuno aveva mai visto prima. Jaguaré Bezerra de Vasconcelos, questo era il suo nome, era comparso a Marsiglia nell’estate del 1936: di età indefinita – lui stesso ignorava quando era nato precisamente, presumibilmente tra il 1900 e il 1905 – si era subito guadagnato un posto in squadra grazie a una classe indiscutibile.

Gli inizi in Brasile e l’arrivo al Vasco da Gama

Il suo percorso calcistico era iniziato molti anni prima in Brasile: ormai 20enne, mentre giocava con i colleghi in una pausa durante il duro lavoro come scaricatore di porto, era stato notato da Espanhol, difensore del Vasco da Gama, che lo aveva invitato a unirsi alla squadra. Qui, nonostante non avesse mai giocato a calcio seriamente, si era messo in mostra grazie a un’eccezionale sicurezza nei propri mezzi, un carattere spavaldo e magnetico e qualità tecniche e atletiche di prim’ordine.

L’allenatore del Vasco da Gama, l’inglese Harry Welfare, era stato uno dei pionieri del calcio brasiliano. Inizialmente aveva storto la bocca davanti al carattere di Jaguaré, che spesso sfidava e provocava gli avversari e sembrava non prendere mai niente sul serio, ma poi non aveva potuto fare altro che accettarlo. Del resto quel portiere, che tutti avevano iniziato a chiamare “il ragno nero” (Araña Negra), quando era in giornata era semplicemente insuperabile. Fu infatti considerato un elemento fondamentale nella vittoria del Campeonato Carioca del 1929, trionfo a cui seguì la tournée in Portogallo e Spagna organizzata come premio dai dirigenti.

L’Europa, il Barcellona e un amaro ritorno

È importante considerare il fatto che mentre in Europa il calcio stava diventando professionistico in Brasile vigeva ancora il dilettantismo. I giocatori, anche i più forti, potevano al massimo ottenere qualche rimborso spesa, o qualche pranzo pagato dai tifosi, ma non capitalizzare sul loro talento come oggi diamo per scontato. Fu per questo che quando Jaguaré vide l’Europa ne fu rapito: insieme al compagno di squadra Fausto dos Santos, elegante centromediano, scelse quindi di accettare la corte del Barcellona.

I due avevano colpito un emissario del club catalano, che però doveva fare i conti con il fatto che il calcio spagnolo dell’epoca non accettava giocatori stranieri. I due brasiliani, considerando anche il clima nel Paese di quegli anni, rifiutarono la naturalizzazione e tornarono in Brasile, dove però non furono riaccolti nel migliore dei modi. Il loro tentativo di fare del calcio un lavoro vero e proprio era stato scoperto, e adesso venivano trattati come volgari mercenari privi di passione. Veniva persino deriso per la scelta di indossare i guanti, come aveva visto fare ai colleghi europei e come poi, come sappiamo, avrebbero fatto tutti in breve tempo.

Fu per questo che Jaguaré non abbandonò mai il pensiero di tornare in Europa. E quando l’occasione si presentò nuovamente non se la fece sfuggire: abbandonò il Corinthians, dove aveva giocato dal ritorno in Brasile, e si unì ai colleghi Vianinha e Fernando Giudicelli in un viaggio nel Vecchio Continente alla ricerca di un ingaggio. Dopo una breve esperienza in Portogallo con lo Sporting Lisbona fu infine ingaggiato dall’Olympique Marsiglia, e anche in questo caso conquistò quasi immediatamente compagni e tifosi con la sua personalità unica.

L’epopea all’Olympique Marsiglia

In Francia Jaguaré Bezerra de Vasconcelos finì al centro delle polemiche molte volte per la sua vita libertina fuori dal campo e per l’aggressività che mostrava sul rettangolo verde. Non era raro dagli spalti assistere alla scena in cui, una volta bloccato un tiro, scagliava con violenza il pallone sulla testa dell’avversario più vicino per poi riprenderlo. Una provocazione deliberata, che più volte gli costò una reprimenda da parte dell’arbitro e ancora più spesso rischiò di scatenare una rissa.

Nel 1937 l’Olympique Marsiglia vinse il campionato francese, mentre l’anno successivo conquistò la coppa nazionale superando all’ultimo atto il Metz. Questa fu la partita più memorabile per El Jaguar, come era soprannominato dai tifosi transalpini: con la squadra sotto di un gol, prima segnò il pareggio su rigore – mai nessun portiere prima aveva calciato dal dischetto in Europa – e poi difese il 2-1 neutralizzando un rigore degli avversari con un balzo felino. Alla fine della partita ricevette persino le congratulazioni del presidente della Repubblica Édouard Daladier.

Ma la seconda guerra mondiale incombeva in Europa, e spaventato da questa prospettiva Jaguaré decise di tornare in Brasile dopo una breve tappa in Portogallo all’Académico. Ma la sua carriera ormai volgeva al termine a causa dell’età avanzata. Vivere sempre al massimo in Francia non gli aveva lasciato che pochi risparmi, che finirono presto una volta tornato in patria. Giocò ancora con il São Cristóvão, ma presto fu costretto a tornare al porto, dove tutto era iniziato poco più di 10 anni prima.

La fine misteriosa di Jaguaré

Depresso da una vita che non sentiva più sua, incapace di tornare quello che era un tempo, prima che il calcio lo rendesse ricco e popolare, Jaguaré iniziò a bere sempre più spesso. Che fosse allegro o triste raccontava ai colleghi le sue avventure in Francia: i rigori segnati e parati, i trofei alzati, i soldi incassati, le visite nelle sale da gioco, le donne. Chi lo ascoltava però era scettico, non ci credeva, spesso ne rideva con gli amici.

Una sera, pochi anni dopo il ritorno nell’anonimato, Jaguaré Bezerra de Vasconcelos morì poco più che 40enne in una clinica psichiatrica. Pare che fosse finito in un posto del genere dopo essere stato arrestato dalla polizia in seguito a un alterco, e che gli agenti avessero esagerato con la violenza nei suoi confronti. Si disse anche che la causa fosse da attribuire a un non meglio specificato incidente, arrivato sotto i fumi dell’alcol, e persino che qualcuno lo avesse accoltellato in una rissa tra ubriaconi.

La verità non venne mai a galla, e Jaguaré sparì per sempre nel nulla così come dal nulla, improvvisamente, era apparso un giorno per lasciare un segno nella storia del calcio. Un eroe tragico, che ebbe forse la colpa di essere troppo avanti per il suo tempo e che a lungo fu dimenticato, ma che invece è giusto ricordare come uno dei portieri più unici di tutti i tempi.


Jaguaré Bezerra de Vasconcelos

  • Nazionalità: Brasile
  • Nato a: Rio de Janeiro (Brasile) il 14 maggio 1905
  • Morto a: San Paolo (Brasile) il 27 agosto 1946
  • Ruolo: portiere
  • Soprannome: Araña Negra, El Jaguar
  • Squadre di club: Vasco da Gama (BRA), Barcellona (SPA), Corinthians (BRA), Sporting Lisbona (POR), Olympique Marsiglia (FRA), Académico (POR), São Cristóvão (BRA)
  • Trofei conquistati: Campeonato Carioca 1929, Ligue 1 1937, Coppa di Francia 1938

Sitografia:

  • Ambrosio, T. (09/07/2019) Neto é o segundo goleiro brasileiro do Barcelona; primeiro inovou e desapareceuGoal.com
  • (14/05/2020) Há 115 anos nascia Jaguaré, primeiro goleiro a ser ídolo no VascoLance.com
  • Jaguare Vasconcellos, le Jaguar Brésilien OM4ever

Bibliografia:

  • Palladini, Enzo (2015) Scusa se lo chiamo futebol (Edizioni InContropiede) – ACQUISTA

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Simone Cola
Simone Colahttps://www.uomonelpallone.it
Amante del calcio in ogni sua forma e degli uomini che hanno contribuito a scriverne la leggenda

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