sabato, Gennaio 24, 2026

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Storia della Piramide di Cambridge (2‑3‑5)

Negli anni ’80 dell’Ottocento il calcio cambiò pelle: nacque il primo vero modulo, il 2-3-5, noto come “la Piramide”. Non fu solo una svolta tattica, ma culturale: il gioco passò dalle élite londinesi al Nord operaio. Dai campi di Cambridge fino al trionfo del Blackburn Olympic, la strategia prese il posto dell’istinto.

Una rivoluzione culturale prima ancora che tattica

Intorno al 1880, anche se il calcio era ormai praticato da almeno vent’anni, era ancora qualcosa di molto diverso dallo sport che conosciamo oggi. Continuava a essere giocato perlopiù da gentiluomini dell’alta società britannica e rifletteva il loro spirito battagliero, in incontri che somigliavano più a cariche all’arma bianca che a duelli strategici.

Malgrado alcune squadre cercassero nuove modalità di interpretazione, il football restava un’attività per uomini coraggiosi e sprezzanti del pericolo, più che per maestri di tecnica e tattica. Chi provava a proporre qualcosa di diverso veniva spesso deriso, accusato di mascherare i propri limiti fisici dietro a giochetti e schemi.

Del resto, lo stesso gioco scozzese, basato sui passaggi, veniva liquidato dai puristi del sud come un espediente inventato per compensare le inferiori doti fisiche rispetto agli inglesi. Quasi una vigliaccheria, motivo per cui anche il passaggio dal Dribbling Game al Combination Game, cioè dal calcia e corri al gioco ragionato, non era stato immediato.

La nascita della Piramide a Cambridge (forse)

Come spesso accade nel calcio, una vera rivoluzione tattica arrivò solo quando fu accompagnata da una rivoluzione culturale. È quanto accadde nei primi anni ’80 dell’Ottocento, con l’affermazione di quello che è considerato il primo vero modulo della storia del calcio: il 2-3-5, noto come “la Piramide” o “Piramide di Cambridge”.

Secondo la leggenda riportata da Jonathan Wilson nel suo celebre La piramide rovesciata, questo modulo nacque nell’ambito del Varsity Match tra Cambridge e Oxford, scelto dagli universitari come contromossa contro i rivali meglio dotati tecnicamente. Ma la prima testimonianza concreta di un’applicazione di questa nuova idea di gioco sarebbe arrivata poco dopo.

1878: Wrexham e la prima intuizione

Il primo vero squillo della Piramide risuona il 30 marzo 1878, in occasione della finale della Coppa del Galles. Quel giorno il Wrexham riuscì a sorprendere e superare i favoritissimi Druids grazie a una decisione tattica del capitano e terzino Charles Murless, agente immobiliare di professione: decise di arretrare E.A. Cross dalla linea d’attacco, ritenendo che la velocità del centravanti rimasto, John Price, fosse sufficiente per non perdere pericolosità in avanti.

Era una novità assoluta: non più sette uomini proiettati in avanti, ma una prima forma di equilibrio tra i reparti.

Blackburn Olympic: la tattica operaia vince la FA Cup

Fu però nel 1883 che il modulo 2-3-5 cambiò per sempre il calcio. In Scozia, il Dumbarton vinse la coppa nazionale battendo il favorito Vale of Leven. In Inghilterra, a compiere l’impresa fu il Blackburn Olympic di Jack Hunter, che riuscì a sollevare la FA Cup sconfiggendo gli aristocratici Old Etonians di Lord Arthur Kinnaird.

Hunter, ex terzino e nazionale inglese, aveva ammirato con i propri occhi la superiorità del gioco scozzese basato sui passaggi, decidendo di importarlo nel club che lo aveva ingaggiato a fine carriera. Grazie all’appoggio del presidente Sidney Yates, magnate dell’acciaio, Hunter poté offrire un lavoro in città ai migliori calciatori locali e costruire una squadra organizzata, moderna e atleticamente preparata.

Jack Hunter, il primo stratega del calcio moderno

Hunter adottò la Piramide per un duplice scopo, difensivo e offensivo. In fase di contenimento, il 2-3-5 permetteva ai due mediani laterali di marcare le ali avversarie, mentre il mediano centrale supportava i difensori occupandosi del centravanti nemico.

Ma la vera innovazione stava nel fatto che quel mediano centrale, una volta recuperata palla, diventava il primo costruttore di gioco: nasceva così il ruolo di centromediano, una figura ibrida tra stopper e regista, destinata a dominare le formazioni per i successivi cinquant’anni.

Hunter pretendeva da lui corsa, aggressività, visione tattica e buone doti tecniche, perché da quel perno centrale si sarebbe dovuto sviluppare ogni attacco.

L’eredità della Piramide: dai Rovers al primo Mondiale

Il trionfo del Blackburn Olympic non fu solo sportivo, ma simbolico: per la prima volta una squadra fuori Londra, proletaria, senza legami con università o public schools, vinse la FA Cup. E cambiò il calcio per sempre.

Il modulo 2-3-5, da quel momento, divenne lo standard assoluto. I grandi rivali cittadini del Blackburn Olympic, i Blackburn Rovers, lo perfezionarono e dominarono gli anni successivi. Il Preston North End degli “Invincibili”, primo club a vincere campionato e coppa senza sconfitte, lo adottò come architrave tattico.

Attraverso il passaggio in Europa e Sud America, la Piramide fu esportata ovunque: il Genoa in Italia, l’Uruguay e l’Argentina in Sud America. Proprio quelle due nazionali si sarebbero affrontate nella finale del primo Mondiale nel 1930, entrambe schierate secondo i principi della Piramide.

Il modulo 2-3-5 nel calcio vittoriano non fu solo una sistemazione numerica, ma l’emblema di una trasformazione più profonda: da sport aristocratico a sport popolare, da scontro fisico a strategia collettiva. La Piramide non fu mai rovesciata davvero: al contrario, fu la base su cui venne costruita tutta la moderna architettura del gioco.


Letture consigliate:

  • “La Piramide Rovesciata”, Jonathan Wilson, Libreria dello Sport
  • “TATTICA: principi, idee, evoluzione”, Francesco Scabar, Urbone Publishing
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Simone Cola
Simone Colahttps://www.uomonelpallone.it
Amante del calcio in ogni sua forma e degli uomini che hanno contribuito a scriverne la leggenda

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