Il calcio dell’epoca vittoriana fu molto più che un gioco ancora in formazione: ebbe campioni, idoli e fuoriclasse capaci di anticipare il football moderno. Da Arthur Kinnaird a Steve Bloomer, ecco gli 11 migliori calciatori dell’età vittoriana, protagonisti di un’epoca conclusa con la morte della regina Vittoria nel 1901.
Non è semplice confrontare calciatori appartenuti a generazioni tanto diverse, in un football che tra il 1860 e il 1901 cambiò radicalmente regole, tattiche e organizzazione. Per questa classifica abbiamo considerato soltanto quanto realizzato entro la fine dell’età vittoriana, tenendo conto del valore individuale, della reputazione presso i contemporanei, dei successi ottenuti e dell’influenza esercitata sul gioco.
Menzioni d’onore
Alcuni grandi nomi restano inevitabilmente fuori. William Foulke era già uno dei migliori portieri inglesi, ma alcuni degli episodi che ne avrebbero costruito la leggenda appartengono al nuovo secolo; Billy Bassett fu una bandiera straordinaria del West Bromwich Albion, mentre Jack Southworth, Tinsley Lindley, Fred Spiksley, Ned Doig e Andrew Watson avrebbero credenziali sufficienti per entrare in molte classifiche simili.
Un caso a parte è Billy Meredith. Nel 1901 era già una stella, ma gran parte della carriera che lo avrebbe trasformato in uno dei più grandi personaggi della storia del calcio — i trionfi di Manchester, la battaglia per i diritti dei professionisti e una longevità quasi irripetibile — appartiene all’epoca successiva. Raccontarlo soltanto come calciatore vittoriano significherebbe raccontarne metà della storia.
#11 James Henry “Jimmy” Forrest
Omonimo di due calciatori scozzesi di medio livello, James Forrest fu uno dei primi veri campioni del football e uno dei primi professionisti riconosciuti, caratteristica che lo rese protagonista anche di un episodio unico nella storia del gioco. Capitano della squadra della scuola già a 12 anni, a 14 fu notato dal Blackburn Rovers mentre giocava con i dilettanti del Witton, alternando il calcio al lavoro in una fabbrica di cotone.
Dopo una breve parentesi nel King’s Own, nel 1883 passò ai Rovers. Il club aveva appena visto i rivali del Blackburn Olympic conquistare la FA Cup, primo club operaio e prima squadra non londinese a riuscirci. Serviva una risposta immediata, e Forrest contribuì in modo decisivo. Mediano instancabile, solido nei contrasti ma anche preciso nel lancio e pericoloso in avanti, alla fine della sua prima stagione segnò il gol del 2-1 nella finale di FA Cup del 1884 contro il Queen’s Park.
Punto fermo anche dell’Inghilterra, Forrest entrò nella storia il 27 marzo 1886, prima di una sfida contro la Scozia. Il professionismo era stato da poco legalizzato, ma non ancora accettato nelle partite tra nazionali. Saputo che Forrest era un rinomato “mercenario”, gli scozzesi protestarono e chiesero che giocasse con una maglia diversa. Così disputò l’intera partita indossando quella del Blackburn Rovers, caso unico nella storia.
La sua carriera durò 13 anni, quasi tutti trascorsi con i Rovers, salvo l’ultima stagione al Darwen. Vinse cinque FA Cup, un primato condiviso con pochissimi giocatori, e divenne uno dei simboli inglesi di una squadra fortemente influenzata dal calcio scozzese. Tornò poi al Blackburn nel 1906 come dirigente, chiudendo il cerchio con il club a cui aveva legato gran parte della propria vita.
#10 Ernest “Nudger” Needham
Arrivato allo Sheffield United nel 1891 come ala destra, Ernest Needham fu presto arretrato a mediano sinistro a causa dei numerosi infortuni patiti nei primi anni di carriera. La scelta si rivelò decisiva: Needham divenne uno dei primi veri “calciatori totali” della storia del football, capace di incidere praticamente in ogni zona del campo.
Soprannominato the Prince of half-backs, era coraggioso, risoluto e dotato di una resistenza fuori dal comune. Per 18 anni fu uno degli idoli di Bramall Lane, disputando 554 partite con le Blades e vincendo un campionato e due FA Cup insieme a William “Fatty” Foulke. Nella finale del 1902 contro il Southampton contribuì in maniera decisiva al successo nel replay: un suo potente tiro non trattenuto dal portiere permise al giovane William Barnes di segnare sulla ribattuta.
Needham sembrava capace di fare il lavoro di più giocatori contemporaneamente. Recuperava palloni, impostava l’azione, si inseriva in area e serviva assist precisi, senza rinunciare alla conclusione personale: segnò infatti 49 reti con lo Sheffield United. In fase difensiva era altrettanto formidabile e rappresentò per anni uno dei pilastri della migliore retroguardia inglese.
La sua conoscenza del gioco trovò spazio anche sulla carta. Dopo il ritiro pubblicò Association Football, un volume dedicato alla tecnica e alla tattica del calcio che ebbe notevole successo. Quando lasciò il campo nel 1909, a 36 anni, con lui sembrò chiudersi anche l’epoca d’oro dello Sheffield United, di cui era stato per quasi due decenni il simbolo più completo.
#09 Charles Campbell
Quando Charles Campbell entrò nel Queen’s Park nel 1870, il calcio scozzese stava ancora prendendo forma. Quando lasciò il campo sedici anni dopo, gli Spiders erano diventati una delle squadre più influenti della Gran Bretagna e lui uno dei più grandi mediani che il football delle origini avesse conosciuto.
Atleta eccezionale, capace di vincere gare di velocità, Campbell univa prestanza fisica e qualità tecniche insolite per l’epoca. Giocava prevalentemente da half-back, eccelleva nel gioco aereo ma soprattutto nel passaggio, caratteristica fondamentale nel sistema collettivo sviluppato dal Queen’s Park e destinato a influenzare profondamente il football britannico. Lo Scottish Football Museum lo considera addirittura, probabilmente, il miglior centrocampista britannico per gran parte della sua carriera.
Il suo palmarès racconta il dominio esercitato dal club: vinse 8 Scottish Cup e raggiunse 2 finali di FA Cup, entrambe perse contro il Blackburn Rovers nel 1884 e nel 1885. Con la Scozia disputò 13 partite, 8 da capitano, perdendo una sola volta nei 10 incontri giocati contro l’Inghilterra. Partecipò così ad alcune delle più clamorose vittorie scozzesi dell’epoca, compresi il 7-2 del 1878, il 6-1 del 1881 e il celebre 5-1 del 1882.
Dopo il ritiro rimase nel gioco come dirigente e arbitro, arrivando alla presidenza sia del Queen’s Park sia della Scottish FA. Campbell fu uno dei massimi interpreti di quel calcio scozzese basato sul passaggio che avrebbe cambiato per sempre il modo di giocare.
#08 Archibald “Archie” Hunter
Uno dei primi grandi idoli del calcio vittoriano, Archie Hunter fu l’uomo che contribuì più di ogni altro a trasformare l’Aston Villa in una potenza del football inglese. Il club, nato pochi anni prima quasi per gioco e arrivato perfino ad affrontare squadre di rugby alternando le regole tra i due tempi, aveva già compiuto un primo salto di qualità grazie allo scozzese George Ramsay e all’introduzione del passing game. Il definitivo salto di qualità arrivò però con Hunter, ingaggiato proprio da Ramsay.
Potente, veloce e coraggioso, the Old Warhorse divenne presto il leader dei Villans. Centrattacco prolifico ma tutt’altro che egoista, sapeva creare spazi per i compagni attirando su di sé più difensori e poteva partire palla al piede da lontano per concludere personalmente l’azione. Divenne così l’eroe del Perry Barr, il primo vero stadio dell’Aston Villa.
Il momento più alto arrivò nella FA Cup del 1887. Hunter segnò in ogni turno disputato dal Villa e andò a rete anche nella finale contro il West Bromwich Albion, anticipando la difesa avversaria e battendo il celebre portiere “Long” Bob Roberts. Fu il primo grande trofeo nella storia del club. La sua carriera terminò drammaticamente a soli trent’anni, quando durante una partita contro l’Everton fu colpito da un grave malore cardiaco.
Non sarebbe più tornato a giocare e morì cinque anni dopo, senza però allontanarsi mai dal calcio: lavorò come giornalista e continuò a seguire l’Aston Villa. Secondo una celebre storia, poco prima di morire chiese persino di essere sollevato dal letto per poter guardare un’ultima volta il Perry Barr, il luogo di cui era diventato il primo grande eroe.
#07 Jack Devey
Quando il cuore costrinse Archie Hunter ad abbandonare il calcio, l’Aston Villa aveva bisogno di un nuovo leader. Lo trovò in Jack Devey, attaccante di Birmingham arrivato al club nel 1891 e destinato a raccogliere dal grande scozzese non soltanto il posto nell’attacco, ma anche la fascia di capitano. Se l’Aston Villa fu la migliore squadra al mondo nell’ultimo decennio del XIX secolo, Devey ne fu il comandante in campo.
Attaccante capace di giocare sia da centravanti sia da interno destro, non era soltanto un realizzatore: sapeva dribblare, tirare con precisione e soprattutto interpretare il gioco con un’intelligenza fuori dal comune. Attirava su di sé i difensori prima di liberare un compagno con il passaggio, formando sulla destra un’intesa formidabile con la velocissima ala Charlie Athersmith.
I numeri furono comunque quelli di un grande goleador: 168 reti in 268 partite di Football League con il Villa. Ma ciò che impressionava maggiormente i contemporanei era la sua capacità di guidare la squadra. Nel 1899 la stampa lo accostava a Ernest Needham tra i capitani ideali del football inglese e a John Goodall tra i migliori strateghi del gioco.
Con Devey capitano, l’Aston Villa costruì il ciclo più vincente della propria storia: 5 titoli in 7 stagioni e 2 FA Cup, risultati che resero il club il simbolo del football inglese di fine secolo. Con l’Inghilterra giocò appena 2 volte, segnando un gol: non per mancanza di considerazione, ma perché nei ruoli in cui spiccava la concorrenza era eccezionale, tanto che il desiderio di affrontare la Scozia con la maglia della Nazionale non venne mai esaudito.
#06 Johnny Campbell
Prima di diventare il cannoniere della squadra più temuta d’Inghilterra, Johnny Campbell aveva già conosciuto il successo in Scozia. Con il Renton vinse la Scottish Cup del 1888 e fece parte della formazione che nello stesso anno sconfisse i campioni inglesi del West Bromwich Albion nella sfida celebrata all’epoca come un vero e proprio “campionato del mondo”. Poco dopo partì verso sud, destinazione Sunderland.
Qui divenne il terminale offensivo del celebre “Team of All Talents”, la squadra costruita in larga parte con calciatori scozzesi che dominò i primi anni ’90 del XIX secolo. Centravanti prolificissimo, Campbell segnò 133 reti in 186 partite di Football League e trascinò il Sunderland alla conquista della First Division nel 1891/92, 1892/93 e 1894/95.
Il dato che lo rende quasi irripetibile è un altro: Campbell fu capocannoniere della First Division in tutte e tre le stagioni in cui il Sunderland vinse il titolo. Non era dunque semplicemente il miglior marcatore di una grande squadra, ma il principale finalizzatore della formazione dominante del periodo. Eppure non giocò mai una partita ufficiale con la Scozia. Fino al 1896 la federazione scozzese non selezionava normalmente i professionisti che militavano nei club inglesi e, quando la politica cambiò, Campbell aveva ormai superato il proprio momento migliore.
Nel 1897 lasciò il Sunderland per i rivali del Newcastle United, che aiutò a conquistare la prima promozione in First Division della propria storia. La sua carriera terminò bruscamente nel 1899, quando il club lo licenziò per una violazione delle regole interne legata alla sua attività in un pub: Campbell, appena trentenne, abbandonò allora il football professionistico. Per rendimento puro nell’età vittoriana, pochi attaccanti possono vantare un dominio paragonabile al suo: tre titoli inglesi e tre classifiche cannonieri, conquistati contemporaneamente.
#05 Nicholas John “Nick” Ross
Per tutti Nick Ross fu The Demon Back, “il demone della difesa”, soprannome legato anche alla curiosa abitudine di avvicinarsi agli attaccanti avversari sibilando tra i denti ingialliti dal tabacco. Eppure questo energico e spesso insuperabile difensore aveva iniziato la carriera come centravanti.
Al Preston North End arretrò in difesa, mentre il fratello minore Jimmy trovò spazio nell’attacco. Quello che rendeva Nick speciale era soprattutto la capacità di leggere il gioco, rarissima all’epoca, unita a una personalità tale da trasformarlo in un autentico allenatore in campo. Divenne capitano dei Lilywhites e uno dei difensori più temuti d’Inghilterra.
La stagione degli “Invincibili”, il 1888/89, Ross la trascorse invece all’Everton, che per strapparlo al Preston gli offrì il ricchissimo stipendio di 10 sterline al mese. Tornò la stagione successiva e, per sostituire il partente Goodall, accettò di tornare a ricoprire il ruolo di centravanti: arrivò un altro titolo per i Lilywhites e Nick Ross fu capocannoniere del campionato con 22 gol, a pari merito con Jack Southworth.
La sua carriera e la sua vita furono interrotte prematuramente dalla tubercolosi. Le condizioni peggiorarono fino a costringerlo ad abbandonare il campo e neppure un soggiorno all’estero riuscì a salvarlo. Nick Ross morì a Preston il 7 agosto 1894, ad appena 31 anni. Con lui scompariva uno dei giocatori più completi e carismatici della prima generazione del football professionistico: un uomo capace di diventare una leggenda tanto in difesa quanto davanti alla porta.
#04 John Goodall
Figlio di un militare costretto a spostarsi frequentemente, John Goodall nacque a Westminster ma crebbe a Kilmarnock, in Scozia, dove iniziò a giocare a calcio e trovò lavoro come operaio. Il suo talento lo riportò presto in Inghilterra, dove dopo una parentesi nel Great Lever di Bolton fu ingaggiato dal Preston North End.
Poco più che ventenne, Goodall divenne uno dei protagonisti della rivoluzione del Preston North End voluta da William Sudell. Soprannominato Johnny All Good, fu il cardine offensivo degli “Invincibili”, capaci nel 1888/89 di conquistare senza sconfitte sia la prima Football League sia la FA Cup. Goodall fu anche il primo capocannoniere del campionato inglese, con 20 gol in 21 partite.
Centravanti estremamente moderno per l’epoca, non era soltanto un finalizzatore: arretrava, costruiva il gioco e serviva i compagni, interpretando perfettamente quel passing game imparato durante gli anni trascorsi in Scozia. Con l’Inghilterra disputò 14 partite segnando 12 reti e fu protagonista della riscossa contro la fino ad allora dominante nazionale scozzese.
Nel 1889 passò al Derby County, dove ritrovò il fratello Archie e soprattutto divenne mentore del giovanissimo Steve Bloomer, destinato a trasformarsi in uno dei più grandi bomber della storia inglese. Lo stesso Bloomer avrebbe riconosciuto a Goodall un’influenza decisiva sulla propria formazione.
Giocatore e poi allenatore fino a età avanzata, Goodall arrivò anche in Francia con il RC Roubaix. Fu molto più di un grande centravanti: uno dei primi autentici maestri e pensatori del football inglese.
#03 Lord Arthur Fitzgerald Kinnaird
Forse il primo vero campione della storia del football, Arthur Fitzgerald Kinnaird dedicò al gioco gran parte della propria vita. Sportivo eccezionale fin da giovane, si impose presto anche nel calcio e divenne la stella dei Wanderers, dominatori dei primi anni della FA Cup.
In campo era immediatamente riconoscibile per la barba rossa, i lunghi pantaloni bianchi e soprattutto per una grinta fuori dal comune. Robusto, carismatico e straordinariamente versatile, giocò praticamente in ogni ruolo, dal portiere all’attaccante, distinguendosi per un modo di giocare aggressivo e spettacolare. Cultore del dribbling game, amava partire palla al piede e gettarsi nelle frequenti mischie sotto porta, nelle quali il suo fisico faceva spesso la differenza.
La sua carriera in FA Cup resta irripetibile: disputò nove finali e ne vinse cinque, con Wanderers e Old Etonians. In una di queste, nel 1877, gli fu attribuito persino un autogol che Kinnaird contestò con tale convinzione da riuscire a farlo cancellare per decenni dal risultato ufficiale.
La sconfitta degli Old Etonians contro il Blackburn Olympic nella finale del 1883 segnò simbolicamente la fine dell’era dominata dai gentlemen del Sud e coincise con la conclusione della sua carriera ai massimi livelli. Kinnaird seppe però riconoscere i meriti dei nuovi protagonisti del calcio e, da dirigente, affrontò il difficile passaggio dall’amateurismo al professionismo.
Entrato giovanissimo nella Football Association, ne divenne presidente nel 1890 e rimase in carica fino alla morte, nel 1923. Prima fu una delle prime superstar del campo, poi uno degli uomini più potenti del calcio inglese: per oltre mezzo secolo, pochi personaggi incarnarono il football quanto Lord Arthur Kinnaird.
#02 Gilbert Oswald “G.O.” Smith
Tra le public schools che contribuirono alla nascita del calcio moderno, Charterhouse ebbe un ruolo importante nello sviluppo di un gioco basato anche sul passaggio, favorito dagli spazi stretti in cui gli studenti erano abituati a giocare.
Una lezione appresa benissimo da Gilbert Oswald Smith, che studiò a Charterhouse prima di trasferirsi a Oxford. Qui divenne uno dei migliori calciatori dell’università, vincendo tre dei quattro Varsity Match disputati contro Cambridge e diventando capitano della squadra.
Puro amateur nell’epoca in cui il professionismo stava ormai conquistando il football inglese, Smith divenne soprattutto il simbolo del Corinthian. Elegante, intelligente e sempre lucido, rappresentava l’esatto contrario del centravanti inglese tutto forza e fisicità. Alto e magro, soffriva d’asma, ma compensava con uno straordinario senso della posizione, un controllo di palla raffinato e soprattutto una capacità fuori dal comune di mandare in porta i compagni.
Nonostante fosse considerato più un creatore di gioco che un semplice goleador, i numeri furono eccezionali: 132 reti in 137 partite con il Corinthian e 11 in 20 presenze con l’Inghilterra.
Smith divenne così il modello del centravanti intelligente, capace di arretrare, dialogare con i compagni e scegliere sempre la soluzione migliore. La sua influenza andò ben oltre i gol: fu uno degli ultimi grandi simboli dell’ideale dilettantistico vittoriano e, allo stesso tempo, un attaccante sorprendentemente moderno, quasi un antenato di quello che oggi definiremmo un “falso nove”.
#01 Stephen “Steve” Bloomer
Prima di ogni partita casalinga del Derby County risuona “Steve Bloomer’s Watchin'”, l’inno dedicato a quello che resta il più grande idolo nella storia dei Rams. Non sorprende: la straordinaria carriera di Steve Bloomer ha lasciato un ricordo capace di sopravvivere per oltre un secolo.
Bloomer ebbe fin da giovanissimo un rapporto privilegiato con il gol. Dopo essersi messo in luce nel calcio locale, approdò al Derby County, dove trovò John Goodall: il grande ex Preston lo prese sotto la propria ala e contribuì a trasformarlo da formidabile realizzatore in un attaccante ancora più completo.
Veloce, potente e preciso con entrambi i piedi, Bloomer formò con Goodall una coppia straordinaria e ritrovò poi qualità simili nell’Inghilterra in G.O. Smith e Vivian Woodward. Con la Nazionale segnò 28 reti in appena 23 presenze, mentre con il Derby realizzò 332 gol in 525 partite, ancora oggi record del club.
Sportivo completo, si distinse anche nel baseball. Ma la sua storia più incredibile cominciò dopo il ritiro. Nel 1914 si trovava in Germania come allenatore quando lo scoppio della Prima guerra mondiale portò al suo internamento nel campo civile di Ruhleben. Qui, insieme ad altri calciatori britannici, organizzò partite e tornei che aiutarono i prigionieri a sopportare la detenzione.
Dopo la guerra continuò ad allenare e nel 1924 guidò il Real Unión alla conquista della Copa del Rey, battendo il Real Madrid in finale. Tornò infine a Derby, dove morì nel 1938. Ancora oggi, prima di ogni gara dei Rams, Steve Bloomer continua simbolicamente a “guardare” la sua squadra.
I migliori calciatori del XIX secolo e i Palloni d’Oro
A distanza di anni sono tornato su molti di questi campioni da una prospettiva diversa, immaginando chi avrebbe meritato il premio di miglior calciatore stagione per stagione. Nei miei Palloni d’Oro del XIX secolo ho così ricostruito trenta classifiche dal 1870 al 1899, facendo emergere inevitabilmente nomi e gerarchie differenti rispetto a questa TOP 11.
Come anche per la stesura del libro, per questi ritratti sono state fonti fondamentali i siti “Before the D” e “Spartacus Educational” oltre al libro di Richard Sanders “Beastly Fury – The Strange Birth of British Football”.
PIONIERI DEL FOOTBALL – STORIE DI CALCIO VITTORIANO (1863-1889)

Nato come passatempo per i ricchi studenti delle migliori scuole private di Londra e dintorni, il calcio cresce e si espande assistendo alle imprese dei primi grandi eroi del rettangolo verde.
Sono i “pionieri del football”, nomi oggi in gran parte dimenticati ma che hanno contribuito in modo fondamentale alla nascita e alla diffusione di quella che è oggi la religione laica più praticata al mondo.
Dai primi calci a un pallone, dati quasi per caso, il football arriva al suo primo campionato professionistico attraverso numerose vicende: i primi regolamenti, le prime sfide internazionali, la FA Cup giocata da club ormai scomparsi, così esotici e ricchi di storia e vicende personali.
“Pionieri del football – Storie di calcio vittoriano” vi racconta tutto questo e molto di più, 283 pagine in cui troverete narrati, per la prima volta in Italia, i primissimi anni del calcio inglese. Aneddoti, rivoluzioni, epiche sfide in un’epoca così diversa eppure così simile, per molti versi, alla nostra.
Scoprite chi furono Lord Arthur Kinnaird, il primo dominatore del cuoio capace di giocare ben nove finali di FA Cup; gli Wanderers, la più grande squadra del football quando questo aveva appena cominciato a chiamarsi così; Jack Hunter e il Blackburn Olympic, il club che rivoluzionò regole che sembravano immutabili.
E poi ancora Archie Hunter e l’Aston Villa, il Preston North End degli “Invincibili”, la Scozia e i suoi “professori”, le lotte di classe e di potere che seguirono, parallelamente, quelle che si svolsero nell’Inghilterra in piena Rivoluzione Industriale.
Perché per quanto diversi dagli eroi moderni, questi pionieri furono veri eroi, e meritano di essere conosciuti da ogni vero appassionato di calcio. Perché è grazie a loro, in fin dei conti, che oggi possiamo goderci questo meraviglioso sport.



