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Herbert Kilpin, diavolo rossonero

Herbert Kilpin arrivò in Italia dall’Inghilterra per lavorare nell’industria tessile e finì per diventare uno dei grandi pionieri del nostro calcio. Giocò nella Torino delle prime squadre, contribuì alla nascita del Milan, ne fu giocatore e primo allenatore e partecipò alla conquista dei primi tre titoli nazionali rossoneri. Morì a Milano nel 1916, a soli 46 anni, e fu quasi dimenticato. Più di un secolo dopo, la città lo avrebbe finalmente accolto tra i suoi cittadini illustri.

Herbert Kilpin: l’Italia nel destino

Herbert Kilpin nacque a Nottingham il 24 gennaio 1870, nono figlio di un macellaio, e crebbe in una città dove l’industria tessile e il football appartenevano ormai alla vita quotidiana. Lavorò nel settore dei pizzi e dei merletti, ma il pallone lo conquistò prestissimo: nel 1915 ricordò che già a tredici anni aveva partecipato alla formazione di una squadra chiamata Garibaldi, i cui giocatori indossavano camicie rosse. L’Italia entrò nella sua storia prima ancora del viaggio.

Nel 1891 il lavoro lo portò davvero in Italia, a Torino, nell’ambiente dell’industria tessile legato a Edoardo Bosio. Kilpin entrò così nel piccolo mondo che stava introducendo il football in Piemonte e prese parte alle formazioni torinesi dalle quali sarebbe nata l’Internazionale Torino. Era ancora un calcio senza confini ben definiti. In una partita, raccontò, alcuni spettatori avversari cominciarono addirittura a entrare in campo fino a formare una squadra di una ventina di uomini.

Kilpin raccontò che quella bizzarra sfida fu vinta comunque per 5-0. Qualche anno dopo il calcio italiano era già abbastanza organizzato da disputare un campionato nazionale e lui raggiunse con il football torinese le finali del 1898 e del 1899, perdendole entrambe contro il Genoa. Dopo la seconda sconfitta avrebbe ricordato di aver lanciato una promessa al capitano genoano Edoardo Pasteur: a Milano avrebbe costruito una squadra capace di batterli.

Da Torino a Milano: nasce il Milan

Nel 1898 Kilpin si stabilì a Milano insieme al connazionale Samuel Richard Davies. Un anno più tardi, nel dicembre 1899, partecipò con Alfred Edwards e un gruppo di inglesi e italiani alla nascita del Milan Foot-Ball and Cricket Club. La data esatta della fondazione è stata oggetto di diverse ricostruzioni storiche, per questo è più prudente fermarsi al mese e all’anno. Sul ruolo di Kilpin, invece, esistono pochi dubbi.

Fu tra i grandi animatori della nuova società e la tradizione rossonera attribuisce proprio a lui la scelta del rosso e del nero e l’immagine dei “diavoli”. Il Milan tramanda anche la celebre frase che associa il rosso al fuoco e il nero alla paura da incutere agli avversari. Non possediamo però una trascrizione contemporanea di quelle esatte parole. La leggenda e la storia qui finiscono per sovrapporsi.

Kilpin non si limitò comunque a fondare una società. Nel 1901 il Milan raggiunse la semifinale del campionato contro la Juventus, andò due volte in svantaggio e vinse 3-2 proprio grazie al suo gol decisivo. In finale trovò il Genoa, dominatore dei primi campionati italiani, e lo batté 3-0 a Genova. Kilpin segnò anche quella volta. La promessa fatta dopo le sconfitte torinesi era diventata realtà.

Giocatore, allenatore e primo leader rossonero

Nel Milan delle origini Herbert Kilpin era praticamente tutto: socio fondatore, capitano, giocatore e allenatore. L’archivio ufficiale rossonero gli attribuisce 23 presenze e sette reti nelle gare di campionato, ma i numeri raccontano solo una parte della sua importanza. Poteva giocare in più ruoli e rimase in campo fino a un’età allora già considerevole. Con lui il Milan conquistò i primi tre titoli nazionali: 1901, 1906 e 1907.

La misura della sua ossessione per il football emerge anche da un episodio che potrebbe sembrare una leggenda, ma che Kilpin raccontò personalmente nel 1915. Dopo il matrimonio con Maria Beatrice Capua, celebrato nel 1905, ricevette un invito per una partita contro il Grasshoppers. La moglie avrebbe preferito che restasse con lei; lui le ricordò che prima delle nozze aveva posto una condizione precisa. Nessuno avrebbe dovuto impedirgli di continuare a giocare.

Partì dunque per la partita e tornò dalla moglie con il volto malconcio dopo un colpo ricevuto al naso. È un episodio quasi caricaturale, ma racconta perfettamente cosa rappresentasse il football per Kilpin. La sua epoca rossonera si chiuse nel 1908, nel clima della dura controversia federale sugli stranieri che attraversò il calcio italiano e lo stesso Milan. A trentotto anni il grande pioniere usciva infine di scena.

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“Potrei giuocare ancora”

Uscire dal Milan non significò però abbandonare davvero il calcio. Kilpin continuò a frequentare i campi milanesi e si dedicò anche ai giovani dell’Enotria. Nel 1915, ormai quarantacinquenne, confessò ancora la propria nostalgia per il prato e ricordò di essere tornato in campo con una squadra di veterani appena un paio d’anni prima. Dentro di sé non aveva mai veramente smesso di giocare. Arrivò perfino a scrivere che forse avrebbe potuto farlo ancora.

Quell’intervista sarebbe diventata una delle testimonianze più preziose sulla sua vita. Poco più di un anno dopo, il 22 ottobre 1916, Herbert Kilpin morì a Milano a soli 46 anni. Un documento d’epoca ritrovato negli archivi e segnalato nel 2024 ha finalmente chiarito anche luogo e causa del decesso: avvenne nella sua abitazione di via Paolo Giovio 5. La causa principale indicata è la tubercolosi polmonare.

Per decenni era stata invece ripetuta la versione secondo cui Kilpin sarebbe morto di cirrosi, conseguenza dell’abitudine all’alcol e al tabacco che diverse testimonianze gli attribuiscono. Il certificato contemporaneo permette oggi di correggere quella ricostruzione. Nel documento compare come “Alberto” Kilpin, professione impiegato, marito di Maria Beatrice Capua e senza figli. Anche la morte del fondatore era rimasta avvolta dalla leggenda.

Herbert Kilpin, dalla tomba dimenticata al Famedio

Essendo protestante, Kilpin venne sepolto nell’area acattolica del Cimitero Maggiore di Milano. Con il passare dei decenni la sua sepoltura divenne quasi irriconoscibile: i resti erano conservati dietro una lastra anonima contrassegnata soltanto da un numero e nei registri cimiteriali il suo nome risultava come Alberto Kilpin. Il padre del Milan era praticamente scomparso dalla memoria della città.

Le ricerche condotte da Luigi La Rocca ed Enrico Tosi portarono nel 1998 all’individuazione dei resti. All’inizio del 2000 Kilpin fu trasferito al Cimitero Monumentale, in una celletta finalmente identificata con il suo vero nome. Dieci anni più tardi arrivò un altro riconoscimento: il 2 novembre 2010 il Comune iscrisse Herbert Kilpin tra i cittadini illustri ricordati nel Famedio. Ma le sue spoglie non si trovavano ancora nella Cripta.

Il passaggio definitivo è arrivato soltanto il 13 dicembre 2024, alla vigilia del 125° anniversario del Milan. Alla presenza delle istituzioni cittadine e dei rappresentanti del club, i resti di Herbert Kilpin sono stati tumulati nella Cripta del Famedio del Cimitero Monumentale. Era arrivato in Italia per lavorare con i tessuti e aveva finito per lasciare a Milano una squadra e una parte della propria identità. Dopo più di un secolo, Milano lo ha riportato a casa.

Era il nono figlio di Edward e Sarah Smith – “…Un nome che la nuova generazione dei footballers non onorerà mai abbastanza;
Un nome magico, che fece vibrare le prime folle …un nome che è quasi tutto nella storia dei primi lustri del nostro football.

(“Lo Sport illustrato”, 28.02.1915)

Herbert Kilpin

  • Nazionalità: Inghilterra
  • Nato a: Nottingham (Inghilterra) il 24 gennaio 1870
  • Morto a: Milano (Italia) il 22 ottobre 1916
  • Ruolo: centrocampista
  • Squadre di club: Internazionale Torino (ITA), Milan (ITA)

Sitografia:

  • AC Milan (s.d.) Herbert Kilpin: statistiche e partite – AC Milan
  • AC Milan (s.d.) Scudetto 1901: tutti i dettagli – AC Milan
  • AC Milan (13/12/24) Herbert Kilpin riceve gli onori della tumulazione nella Cripta del Famedio del Cimitero Monumentale di Milano – AC Milan
  • Comune di Milano (13/12/24) Le spoglie del fondatore di AC Milan Herbert Kilpin traslate nella Cripta del Famedio – Comune di Milano
  • Magliarossonera (s.d., aggiornamenti successivi) Herbert Kilpin – Magliarossonera
  • Lo Sport Illustrato (28/02/15) Intervista a Herbert Kilpin – Magliarossonera (riproduzione della testimonianza originale del 1915)
  • Magliarossonera (s.d.) Herbert Kilpin, la traslazione al Famedio – Magliarossonera
  • The Guardian (02/03/17) Herbert Kilpin: AC Milan’s founder and his long-lost relatives in Nottingham – The Guardian

Bibliografia:

  • Foot, John (2010) “Calcio, 1898-2010: Storia dello sport che ha fatto l’Italia”, BUR
  • Brizzi, Enrico (2015) Il meraviglioso giuoco. Pionieri ed eroi del calcio italiano 1887-1926, Laterza
  • Kilpin, Herbert (2015) Verso il venticinquennio del football, Edizioni La Biblioteca Digitale (KINDLE)
  • Nieri, Robert (2017) Il Lord del Milan, Blurb Inc.
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Disegno: Sara Provasi

 

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