Cherno Samba, “quello di Championship Manager”

“Dovevo ordinare un nuovo telefono al mio gestore. Ho chiamato, e quando mi hanno detto che avrei dovuto attendere due o tre mesi ho pensato ‘nessun problema!’.

Poi il ragazzo mi ha chiesto come mi chiamassi, ho detto ‘Cherno Samba’. Sorpreso mi ha detto ‘Quello di Championship Manager? Lo avrà domani allora!’…”


“Quello di Championship Manager”. Ecco chi è, nell’immaginario colletivo dei videogiocatori di fine anni ’90, Cherno Samba. Il miglior giocatore del mondo, o almeno questo secondo i programmatori di “Championship Manager: Season 00/01”, che avevano reso l’allora quindicenne originario del Gambia il miglior prospetto di tutto quell’universo virtuale.

Non lo avevano certo fatto per caso. Del resto anche il prestigioso giornale spagnolo “Don Balòn” lo aveva inserito nella lista dei 100 migliori calciatori del futuro.

Merito forse delle ben 132 reti messe a segno in un campionato scolastico, score mostruoso considerato che si parlava di appena una trentina di gare. Una cifra che gli era valsa la chiamata nel Millwall e l’interesse di Liverpool e Manchester United.

Idolo virtuale

La fama di Cherno Samba crebbe smisuratamente quando il gioco che lo vedeva protagonista fu distribuito gratuitamente dal Daily Telegraph, finendo per essere giocato su praticamente ogni computer della Gran Bretagna. Ecco che allora tutti costruivano la propria squadra sulle prodezze di questo ragazzo, veloce e potente, tecnico e molto bravo anche nel giocare di squadra.

Dal vivo, invece, Samba si perse quasi subito, scontrandosi con il calcio dei grandi dove le sue grandi risorse fisiche non bastavano più per marcare la differenza. A questo si aggiunse una pressione enorme, che non gli permetteva più di giocare con quell’istintività che lo portava a realizzare veri e propri capolavori.

“Ce l’ho fatta! – pensai – Sono il miglior giocatore del mondo!”

Il suo sogno dichiarato era vincere il Mondiale con l’Inghilterra, ma dopo aver fatto tutta la trafila delle giovanili ha finito per giocare con il Gambia, 4 gare e una rete. Siglata contro la Tunisia nel 2010, quando Cherno aveva ormai 25 anni.

La dura realtà di Cherno Samba

Invece che a Liverpool o a Manchester era finito ad Agrinio, in Grecia, a giocare nella seconda serie nazionale con la maglia del Panaitolikos. Una comparsa e poco più, come in tutta una carriera professionistica a dir poco deludente.

Mai arrivato all’esordio con il Millwall, finito in Spagna in qualche squadra “B” e poi ancora in Inghilterra senza trovare il modo di affermarsi, Cherno ha trovato gloria effimera militando nella miglior squadra di Finlandia, l’Haka.

Poi, dal 2012, nel FK Tønsberg, seconda serie norvegese, dove perlomeno ha potuto fare il calciatore a tempo pieno, seppur lontanissimo dai riflettori che credeva ne avrebbero illuminato il cammino.

Poco più di un mese fa, dopo un brutto infortunio, il ritiro a 29 anni: alla fine non era cosa, non lo è mai stata. È stato soltanto un continuo rincorrere qualcosa di irraggiungibile, di virtuale, come i tanti successi avuti a Championship Manager.

E pensare che, quando aveva 15 anni, Cherno Samba veniva chiamato dai giornali “the England Savior”. E che una volta, mentre era sul bus con alcuni compagni di scuola, fu chiamato da Michael Owen in persona. Fresco di Pallone d’Oro, il campione voleva sapere se ci fosse interesse, nel ragazzo, per il Liverpool.

Soltanto un videogioco

È stato detto che i Reds lo volessero davvero, quel ragazzo prodigioso, ma che il Millwall si prese troppo tempo per decidere un prezzo e tutto sfumò. E probabilmente tutto era finito già in quel momento, e gli anni successivi sono stati soltanto l’inutile attesa di un treno ormai passato.

“Ero distrutto. Buttai il mio talento dalla finestra. Che tu abbia 10, 15 o 38 anni, quando il passaggio a un grande club sfuma ti deprimi.

Cominciai a chiedermi chi fossi e ci furono volte in cui provai a lasciare il calcio. A 14 anni giocavo già per l’Under-17, e ci giocavo ancora quando di anni ne avevo 17.

Il che significa che non ero migliorato abbastanza.”

“Ironia della sorte, non ho mai giocato a Championship Manager. Ma non penso abbia influenzato la mia carriera. È soltanto un videogioco” ha dichiarato alla BBC, che lo ha contattato quando ha saputo del suo ritiro.

Vero, ma almeno grazie a quel videogioco una soddisfazione rimarrà: Cherno Samba, per molti ragazzi di fine anni ’90, resterà sempre il “nuovo Pelé”. Con buona pace del cinico mondo “reale”.


SITOGRAFIA:

  • Ames, Nick (22/07/2015) Cherno Samba retires after modest career but as a Championship Manager legend, The Guardian

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