Del Darwen FC, o della nascita del professionismo

L’estate del 1880 si è da poco conclusa, e la stagione calcistica inglese è da poco ricominciata.

Sono in pochi a sospettarlo, ma lo stesso gioco che ha visto la luce a Londra sta per subire un brusco ed epocale cambiamento. Gli old boys delle più prestigiose scuole della capitale, che hanno dominato i primi anni della FA Cup, stanno per terminare la loro epoca, lasciando spazio alle squadre del laborioso nord d’Inghilterra.

La stagione calcistica 1880/1881 passerà alla storia, in quanto vedrà l’ultima finale di FA Cup disputata tra due squadre rappresentative delle più prestigiose public schools del Paese: gli Old Carthusians di Charterhouse, a sorpresa, avranno la meglio sugli Old Etonians di Eton, che a loro volta saranno, la stagione successiva, l’ultimo club amateur capace di sollevare il prestigioso trofeo ideato da Sir Charles Alcock.

Dal 1883 tutto cambierà per sempre: il professionismo si farà strada nel football, e così i club del nord. I calciatori prima saranno rimborsati per il loro impegno, poi pagati, infine – presto – strapagati, in una battaglia che sconvolgerà il football vittoriano e che cancellerà dalla mappa del calcio inglese molti club storici, mentre altri ne prenderanno il posto.

L’ascesa del Lancashire

Prima il Blackburn Olympic sarà il primo club non londinese capace di vincere la FA Cup; poi gli acerrimi rivali di questi pionieri, i Blackburn Rovers, domineranno il prestigioso trofeo sollevandolo tre volte di seguito; infine il Preston North End farà suoi i primi due campionati professionistici di sempre.

Accade tutto nel Lancashire, dove le industrie lavorano alacremente intravedendo presto nel football una valvola di sfogo per la working class e, al contempo, un eccezionale modo per promuovere la propria città e i propri interessi.

A portare il professionismo nel calcio, però, non sarà uno dei mitici club citati. Questi saranno, a turno, i più bravi a sfruttarne le sfumature, i più coraggiosi ad investire, ma quando pagare i calciatori diventerà una regola, nel 1885, non molti sapranno dove tutto è cominciato.

Sempre nel Lancashire, ovviamente. Più di cinque anni prima. Per merito di un club che vedrà il suo nome sfumare nella storia del gioco ma che, invece, merita di essere ricordato.

Il Darwen Football Club.

Il precedente di Reddie Lang

A dire la verità, si potrebbe anche dire che il primo vero professionista della storia del gioco sia un personaggio a metà tra mito e leggenda, certamente tanto abile con il pallone quanto pittoresco.

Il suo nome è James Lang, viene chiamato Reddie per la capigliatura rossiccia ed è un operaio dei docks di Glasgow che, occasionalmente, giostra anche come centravanti nel Clydesdale. Pare abbia perso un occhio in un incidente sul lavoro, ma questo non gli ha impedito di diventare uno dei migliori nel suo ruolo.

Possente, coraggioso, abile nel calciare il pallone quanto nel fare lo stesso con i malcapitati difensori avversari, ha mostrato tali magie, durante una tournée nella patria del football, da colpire i dirigenti del neonato The Wednesday di Sheffield, che per averlo lo hanno fatto assumere in una ditta di coltelleria.

La sua mansione? Stare seduto su una sedia a giornate intere, fumando e leggendo il giornale. Già, perché Lang non si è certo trasferito nella Steel City per lavorare! Il suo compito è riposare, per poi giocare al meglio il sabato con i nuovi compagni inglesi.

Si tratta di una vita di cui ben presto si stufa, o forse sono i dirigenti a ritenere che il gioco non valga la candela. In ogni caso l’esperienza di Lang a Sheffield dura meno di un anno, e non può ritenersi il primo vero professionista perché, di fatto, dal football non riceve un penny.

Ben diverso è il discorso per i primi veri professionisti. Sono anch’essi scozzesi, e giungono uno a poche settimane di di distanza dall’altro per giocare nel Darwen Football Club. I loro nomi sono Fergus “Fergie” Suter e James “Jimmy” Love.

The Scotch professors

Diventeranno noti con il soprannome di scotch professors, i professori scozzesi venuti a insegnare il verbo del football agli operai di Darwen, piccola cittadina del Lancashire dove il football è arrivato appena cinque anni prima.

Solo nel 1875, infatti, il club noto come Darwen abbandonerà il rugby come sport invernale, sostituendolo con il calcio e affiancandolo, com’è allora di regola, al ben più praticato cricket.

Nello stesso anno un giovane operaio di Darwen, William Kirkham, si trasferisce in Scozia. È un abilissimo tintore, e trova impiego a Partick, nei sobborghi di Glasgow. Innamorato del football, fonda insieme ad alcuni colleghi il Partick Football Club e vi gioca per tre anni, fino a quando cioè il richiamo di casa è così forte da convincerlo a tornare.

Kirkham non ha dimenticato però gli amici scozzesi, e mentre veste la maglia del Darwen propone ai nuovi compagni di incontrare i vecchi, invitando questi ultimi in una tournée a sud del Vallo di Adriano. Come dire di no a un vecchio amico?

From Partick with Love (and Suter)

Ed eccoci al 1878. Dopo aver visto all’opera i colleghi scozzesi, i calciatori del Darwen vorrebbero carpirne i segreti. Ma come fare? Il professionismo è proibito, a Londra sono stati molto chiari: per non inquinare il gioco, nessun calciatore potrà mai essere pagato per praticare quello che è, ancora, poco più che un gioco.

L’occasione che cambia la storia si presenta quando, un giorno d’autunno del 1878, William Kirkham viene contattato da un giovane talento del Partick. Si chiama James Love, è un attaccante robusto e concreto, abile nel dribbling e nel gioco di squadre ma, soprattutto, letale quando si trova in prossimità della porta.

La stessa abilità che mostra di avere sul campo, Love, non la possiede nel campo degli affari. Per tentare di salvare l’attività di famiglia si è indebitato in modo spropositato, e quando è giunto il giorno di recarsi in tribunale, per saldare o finire in galera, ha lasciato la città.

Una vera fuga, che si conclude a Darwen. Viene ovviamente “ingaggiato”, e i soci del club si adoperano per inventarsi per lui un lavoro fittizio a cui però, di fatto, non si presenterà mai. Destino non molto diverso da un altro compagno di Love, Fergus Suter.

Tagliapietre di professione, si è trovato disoccupato per via della crisi e ha ben pensato di seguire l’amico Jimmy a Darwen, raggiungendolo poche settimane più tardi. Viene “assunto” da uno scalpellino in città, ma lascia dopo appena due settimane dicendo che le pietre inglesi sono “troppo dure” rispetto a quelle scozzesi cui è abituato.

Non lavorerà mai più, perché – come Love – riceverà soldi direttamente dal football. Ancora il professionismo deve essere ufficialmente riconosciuto, ma il tempo dei nobili amateurs, desiderosi di giocare per il puro gusto della sfida, è già alla fine: questo periodo diventerà noto come shamateurism, ovvero falso (vergognoso) dilettantismo.

Sfida agli old boys

Suter è un difensore esile, basso, del tutto diverso dallo standard del ruolo per l’epoca. Ma quello che non ha in prestanza fisica lo possiede in capacità di leggere la partita, leadership e completezza tecnica.

In un’epoca in cui i difensori calciano ben lontano il pallone, Suter è capace di impostare; in un’epoca dove gli attaccanti vengono fermati con poderose spallate, Fergie è abile nello sfilare il pallone all’avversario diretto con un rapido tocco, così come di anticiparne le intenzioni piombando per primo sulla sfera.

Con Suter e Love, i Darreners possono finalmente sfidare l’élite del calcio inglese. E lo fanno, in una partita che passerà alla storia contro gli Old Etonians di Arthur Kinnaird.

La gara è valida per l’accesso alle semifinali della FA Cup 1878/1879, e mai gli old boys hanno trovato tanta resistenza da parte di un club al di fuori di Londra.

La prima sfida finisce 5-5, dopo che il primo tempo aveva visto i pupilli di Eton in vantaggio addirittura per 5-1. Nel finale una tripletta di Love porta al clamoroso pareggio, e spaventati Kinnaird e compagni rifiutano di giocare i tempi supplementari, consapevoli di essere vicini alla sconfitta.

Il Darwen deve tornare in città e poi ripresentarsi a Londra una settimana dopo, dopo un viaggio in treno di un giorno. Si tratta di un sacrificio enorme, che il club può permettersi solo dopo aver raccolto fondi tramite una sottoscrizione cittadina. Ma anche il replay si conclude in parità, 2-2, anche se stavolta vengono giocati anche i tempi supplementari.

È necessario un terzo viaggio a Londra, una nuova sottoscrizione. Ma stavolta non c’è partita: nove giocatori su undici, nel Darwen, un lavoro ce l’hanno davvero, e sono stremati. Suter e Love non bastano, la gara si conclude con la vittoria degli Old Etonians per 6-2.

Il dado è tratto

Ma ormai il dado è tratto. In capo a pochi anni due squadre della vicina Blackburn, Rovers e Olympic, si prenderanno la supremazia nel territorio. I primi lo faranno non solo imitando i Darreners, ma addirittura sottraendo loro il grande Suter, che nel frattempo è diventato addirittura capitano.

Con Fergie vero e proprio allenatore in campo, e con non meno di altri sei suoi connazionali, i Rovers giocheranno quattro finali di FA Cup, vincendone tre consecutivamente. Suter sarà presente anche nella stagione inaugurale della Football League, giocando a 32 anni la sua ultima gara nell’insolito ruolo di portiere, e diventerà anche il primo calciatore ad essere contestato dai suoi ex-tifosi.

Accade infatti che, in una sfida amichevole contro gli ex-compagni del Darwen, che ha lasciato perché i Rovers hanno offerto una cifra più alta – anche se leggenda vuole che in mezzo ci sia pure una donna di Darwen e una gravidanza imprevista – Suter si scontri con il nuovo capitano Tommy Marshall.

I due finiscono per ruzzolare a ridosso del pubblico, e dopo essere stato spintonato dall’ex-compagno il povero Fergie deve anche subire alcuni calci da parte dei tifosi presenti a bordo campo, inferociti per il suo tradimento, tanto da costringere l’arbitro a sospendere la partita.

Destini diversi

In ogni caso Fergus Suter sarà un vero e proprio totem del calcio vittoriano e una delle bandiere eterne dei Blackburn Rovers. Assai diverso il destino di Jimmy Love, che lo aveva addirittura preceduto nella corsa al professionismo. Dopo la memorabile sfida contro gli Old Etonians, infatti, Love scompare dai radar calcistici.

Lasciata Darwen per motivi ancora oggi inspiegabili, forse dovuti a nuovi guai finanziari, cerca impiego in qualche altro club della zona senza fortuna. Non potendo tornare a casa, dove ancora gli esattori lo attendono, intravede una fuga nell’esercito, finendo per arruolarsi nella Marina Reale.

Nel 1882, mentre l’ex compagno Suter gioca con i Blackburn Rovers la prima delle sue quattro finali di FA Cup, il caporale James Love combatte nei pressi di Alessandria, Egitto, dove l’Impero Britannico deve sedare la rivoluzione nazionalista guidata da Aḥmad ʿOrābī.

Sicuramente è tra i soldati che occupano la città, ma muore poco dopo per una rapida quanto letale malattia. Il suo nome sarà a lungo dimenticato, e mai una foto ne ritrarrà il volto.

Eppure, se oggi parliamo di calciomercato, di ingaggi e cartellini, se vediamo il calcio come uno sport e non come un semplice gioco, il nome di James Love, insieme a quello di Fergus Suter e a quello del Darwen Football Club, deve essere ricordato.

Perché fu con questi due calciatori, e con questo club, che in pratica tutto ebbe inizio.


Tempi supplementari: Epilogo Darreners

Il Darwen Football Club, dopo il sogno sfiorato contro gli Old Etonians, sarà il primo club del nord a raggiungere le semifinali di FA Cup. Accade nel 1880/1881, quando i Darreners cedono ai futuri campioni degli Old Carthusians, ultimi a trionfare in una finale tra sole squadre di ex-pupilli. Lo sforzo economico prodotto dal club è notevole, e in capo a qualche anno la società è piena di debiti: un ingresso nella neonata Football League potrebbe salvarla, ma per un solo voto viene preferito il modesto Accrington. Questo segna l’inizio della fine del Darwen, cui non basta un tardivo ingresso nella lega. La sola stagione in massima serie è disastrosa, le altre in Division Two mediocri: con l’arrivo del XX secolo, il club che ha lanciato il professionismo scompare per sempre.


SITOGRAFIA:

– (20/02/2012) Darwen FC – The unlikely birthplace of professional football, Three Match Ban

– Mitchell, Andy (04/09/2016) From Partick with Love – the story of Jimmy Love and Fergie Suter, the first professional footballers, Scottish Sport History

BIBLIOGRAFIA:

– Sanders, Richard (2009) Beastly Fury – The Strange Birth of British Football, Bantam Press

– Curry, Graham/Dunning, Eric (2015) Association Football – A study in Figurational Sociology, Routledge

PIONIERI DEL FOOTBALL – STORIE DI CALCIO VITTORIANO (1863-1889)

Nato come passatempo per i ricchi studenti delle migliori scuole private di Londra e dintorni, il calcio cresce e si espande assistendo alle imprese dei primi grandi eroi del rettangolo verde.

Sono i “pionieri del football”, nomi oggi in gran parte dimenticati ma che hanno contribuito in modo fondamentale alla nascita e alla diffusione di quella che è oggi la religione laica più praticata al mondo.

Dai primi calci a un pallone, dati quasi per caso, il football arriva al suo primo campionato professionistico attraverso numerose vicende: i primi regolamenti, le prime sfide internazionali, la FA Cup giocata da club ormai scomparsi, così esotici e ricchi di storia e vicende personali.

“Pionieri del football – Storie di calcio vittoriano” vi racconta tutto questo e molto di più, 283 pagine in cui troverete narrati, per la prima volta in Italia, i primissimi anni del calcio inglese. Aneddoti, rivoluzioni, epiche sfide in un’epoca così diversa eppure così simile, per molti versi, alla nostra.

Scoprite chi furono Lord Arthur Kinnaird, il primo dominatore del cuoio capace di giocare ben nove finali di FA Cup; gli Wanderers, la più grande squadra del football quando questo aveva appena cominciato a chiamarsi così; Jack Hunter e il Blackburn Olympic, il club che rivoluzionò regole che sembravano immutabili.

E poi ancora Archie Hunter e l’Aston Villa, il Preston North End degli “Invincibili”, la Scozia e i suoi “professori”, le lotte di classe e di potere che seguirono, parallelamente, quelle che si svolsero nell’Inghilterra in piena Rivoluzione Industriale.

Perché per quanto diversi dagli eroi moderni, questi pionieri furono veri eroi, e meritano di essere conosciuti da ogni vero appassionato di calcio. Perché è grazie a loro, in fin dei conti, che oggi possiamo goderci questo meraviglioso sport.

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