Sam Bartram, il portiere nella nebbia

Alan Curbishley, che dal 1991 al 2006 ha seduto sulla panchina degli Addicks, descrisse con poche ma efficaci parole l’eredità di Sam Bartram: “Quando parli del Charlton, una dei primi nomi che chiunque menziona è quello di Sam Bartram“.

Fuori dall’Inghilterra è conosciuto soltanto da pochi anni ed esclusivamente grazie a un curioso episodio che lo vide protagonista nel Santo Stefano del 1937, eppure Samuel “Sam” Bartram è stato uno dei più grandi protagonisti del football inglese negli anni ’30 e ’40. 

Erano questi gli anni in cui il mito della superiorità dei “maestri” britannici era ancora vivo, anni in cui gli inventori del calcio potevano ancora permettersi di guardare il resto d’Europa dall’alto verso il basso. Anni in cui il campionato inglese era ancora, forse, il migliore al mondo.

Di questo calcio Sam Bartram fu un eroe, un “one man club” che nella sua carriera più che ventennale vestì unicamente la maglia del Charlton Athletic, trascinandolo al punto più alto della sua storia e lasciando, una volta appesi i guanti al chiodo, un vuoto che mai nessuno è riuscito a colmare. Istrionico, irriverente, eccentrico e apparentemente goffo, Sam Bartram fu invece un portiere straordinariamente efficace.

Icona degli Addicks

Il “The Observer” lo avrebbe descritto come “il miglior portiere che non è mai stato convocato per l’Inghilterra”. Lo avrebbe fatto il 18 luglio del 1981, all’indomani della morte avvenuta ad appena 67 anni per un malore improvviso che lo aveva colto poco dopo aver lasciato gli uffici del “Sunday People”, di cui era diventato brillante reporter dopo aver tentato senza fortuna la carriera di manager.

Eppure, mentre tutti ricordavano le sue straordinarie parate, la fedeltà al Charlton e la straordinaria longevità calcistica, non erano in molti a ricordare che tutto era nato quasi per caso, come nelle migliori favole. Ormai ventenne, trovatosi ad assistere a una partita valida per una coppa locale nei sobborghi dov’era nato e cresciuto, Sam si era proposto come volontario a una delle squadre coinvolte, il Boldon Villa, che all’ultimo momento si era trovata senza il portiere titolare.

Era l’ultima carta da giocare per continuare a giocare a calcio, visto che da adolescente, alternandosi nei ruoli di centravanti e mezzala, Bartram non era riuscito a impressionare al punto da spiccare il volo verso il calcio professionistico. Il punto più alto era stato un provino per il Reading. Fallito.

La sua prestazione, nel per lui praticamente inedito ruolo di portiere, fu eccellente. E il caso volle che alla gara fosse presente anche un osservatore del Charlton Athletic, che colpito dall’energico giovane lo raccomandò al manager del club: i due erano fratelli, e mentre lo scout era Angus Seed, un passato nel calcio minore e un futuro che lo avrebbe portato a guidare per lunghissimo tempo il Barnsley, la guida tecnica degli Addicks era Jimmy Seed, un passato da attaccante di livello con le maglie di Tottenham e Sheffield Wednesday che, negli anni ’20, era arrivato anche a vestire in cinque occasioni la maglia dell’Inghilterra.

Un inizio difficile

Seed aveva grandi ambizioni per la squadra, sulla cui panchina sedeva da appena un anno: l’aveva trovata in terza divisione, ma non era certo qui che voleva restare. Quando il fratello gli parlò di South Shields, del Boldon Villa e di quel giovane portiere, mai avrebbe immaginato che proprio quel ragazzo, quel Bartram, lo avrebbe aiutato a coronare i suoi sogni.

La prima partita che Sam Bartram giocò come professionista fu una gara del campionato riserve: novanta minuti da incubo, sei gol incassati che avrebbero inaugurato una serie di tre sconfitte consecutive che misero seriamente a rischio il sogno del giovane che intendeva fuggire dal lavoro in miniera. Eppure qualcuno riuscì a convincere mister Jimmy Seed che valeva la pena aspettare.

Certo, Bartram mancava quasi completamente dei fondamentali tecnici, logica conseguenza di anni spesi tra la miniera e il calcio dilettantistico – per giunta in tutt’altro ruolo. Forse appariva goffo, forse un mix tra ansia e sfrontatezza lo portava a strafare. Eppure di talento, sotto tanti limiti, ce ne doveva essere. Angus non poteva essersi inventato tutto.

Il tempo sarebbe stato galantuomo: con i fratelli Seed, con Sam Bartram e con il Charlton stesso, che pazientando qualche mese scoprì di aver trovato il portiere che avrebbe difeso i pali del club per i successivi ventidue anni. Come sospinti dal destino, gli Addicks inanellarono, nei due anni successivi all’arrivo di Bartram al “The Valley”, una serie di prestazioni sempre più convincenti che si tramutarono in due promozioni consecutive, e nel primo anno in massima serie centrarono un secondo posto, alle spalle del Manchester City, che ancora oggi è il miglior risultato mai raggiunto dal club nei suoi 112 anni di storia.

Tra i migliori

Grande merito di questa impresa fu di Sam Bartram, finalmente esploso in tutta la sua magnificenza e leader di quella che si consacrò come miglior difesa del campionato, un risultato raggiunto grazie allo stile insolito, eppure tremendamente efficace, con cui Sam parava. Il “Daily Express”, all’indomani di una vittoria per 4-2 contro il Newcastle, scrisse che “Bartram è un portiere con uno stile tutto suo. Inventa le parate. Ti aspetti degli errori, ma invece ottieni emozioni.

Il campionato successivo, quello del 1937/1938, avrebbe definitivamente consacrato Sam Bartram come uno dei migliori portieri d’Inghilterra e come uno dei personaggi più eccentrici mai visti. Si distinse per le sue parate, che portarono ad un ottimo quarto posto finale che significava la conferma che il Charlton era tra le migliori squadre del Paese, e anche per due episodi a dir poco stravaganti.

Il primo si verificò quando da poco era cominciata la stagione: il 23 settembre gli Addicks ospitavano il Middlesbrough, e proprio per quel sabato l’eccentrico Bartram aveva fissato le sue nozze. Come se fosse la cosa più naturale del mondo il portiere si recò in chiesa, recitando le sue promesse nuziali, quindi raggiunse il “The Valley” in tempo per una gara che si concluse con la vittoria del Charlton per 1-0 anche grazie ai numerosi interventi decisivi compiuti nonostante una malattia smaltita solo da pochi giorni.

“Bartram ha impedito, innumerevoli volte, l’unione tra la palla e la rete nel sacro vincolo del matrimonio”.

(Daily Mirror, 24/09/1937)

Appena conclusa la gara, senza fare una piega, Bartram salutò i compagni e tornò dalla moglie, giusto in tempo per la cena di nozze.

Nebbia a Stamford Bridge

Il meglio, però, doveva ancora venire: l’inverno del 1937 fu particolarmente rigido, accompagnato da una nebbia densa anche per gli standard inglesi. Questa portò al rinvio o all’annullamento di numerose gare, ma mai nessuna sarebbe rimasta nella storia come quella che vide coinvolti Chelsea e Charlton Athletic. Si giocava allo Stamford Bridge, nel tradizionale turno del 26 dicembre che in Inghilterra corrisponde al Boxing Day, il giorno in cui ci si scambiano i regali.

Da sempre, in questo giorno, il football inglese scende in campo. Un omaggio alla prima partita di calcio universalmente riconosciuta come tale, la sfida che vide coinvolti lo Sheffield Football Club e l’Hallam nel lontanissimo 26 dicembre del 1860. Eppure, quello stesso giorno del 1937 fu chiaro praticamente a tutti che, nonostante la gara fosse giunta ormai al 60′ di gioco, mai si sarebbe conclusa: la nebbia si era fatta via via più densa, tanto da impedire al pubblico di vedere cosa accadeva in campo e ai giocatori stessi di svolgere il proprio mestiere.

Era chiaro praticamente a tutti, ma non a Sam Bartram, che a un certo punto vide i compagni ripartire in attacco, sparendo dalla sua vista, per poi non tornare più indietro.

Incredibile…ma vero

“Eravamo una delle squadre top, in quel momento, e vidi sempre meno figure intorno a me, dato che attaccavamo costantemente. Camminavo su e giù lungo la linea di porta, felice all’idea che il Chelsea era bloccato nella propria metà campo.

I ragazzi stanno martellando i Pensioners“, pensai compiaciuto mentre battevo i piedi per riscaldarmi. Ovviamente, però, non stavamo mettendo la palla in rete, dato che nessuno tornava a schierarsi come si fa dopo aver segnato un goal.

Con il passare del tempo feci qualche passo in avanti, fino al limite dell’area, cercando di scrutare qualcosa attraverso la nebbia, che diventava più densa con il passare dei minuti. Non riuscivo a vedere niente: la difesa del Chelsea era chiaramente in difficoltà.”

Quello che Sam Bartram non poteva sapere, incredibilmente, era che la gara era stata sospesa. L’arbitro, verificata l’impossibilità di continuare a giocare con un tempo tanto inclemente, aveva comunicato la sua decisione alle squadre, che erano state ben contente di tornare negli spogliatoi. Nessuno, però, si era ricordato di avvisare il povero Bartram.

“Dopo un bel po’ di tempo una figura emerse dalla nebbia, stagliandosi verso di me. Era un poliziotto, e mi guardò incredulo: “Cosa diavolo ci fai qui?” ansimò. “La partita è stata sospesa un quarto d’ora fa. Il campo è completamente vuoto.” Quando raggiunsi gli spogliatoi gli altri giocatori del Charlton, già vestiti dei loro abiti civili, ridevano convulsamente.”

Un volo interrotto dalla guerra

La corsa degli Addicks, che nei primi tre anni in massima serie riuscirono a piazzarsi sempre tra le prime quattro, fu interrotta dallo scoppio della seconda guerra mondiale. I campionati vennero sospesi, e anche se i protagonisti del football non furono spediti al fronte come accaduto nel conflitto del 1914 dovettero comunque servire la patria al loro meglio.

Sam Bartram lo fece unendosi prima alla War Reserve Police e poi fungendo da preparatore atletico agli aviatori della RAF. Non smise di giocare, comunque, distinguendosi nei campionati di guerra con la maglia del Charlton e con quella, inedita, del Millwall: raggiunse due volte la finale di Wembley, trionfando in un’occasione e finendo sconfitta nell’altra sempre contro il Chelsea.

Fu in questo periodo che arrivò anche la Nazionale, un pugno di apparizioni che però giunsero in gare non ufficiali e che fecero si che il sogno di difendere la porta dell’Inghilterra sarebbe sempre rimasto tale. Neanche negli anni successivi sarebbe stato infatti possibile per Bartram, che forse pagava pegno ad uno stile ancora non elegante da vedere, superare l’agguerrita concorrenza rappresentata dal mitico Frank Swift e da Ted Ditchburn.

Quando la guerra ebbe fine Sam Bartram aveva ormai ben più di trent’anni, ma era deciso a togliersi ancora parecchie soddisfazioni. Il Charlton Athletic finì per perdere terreno in campionato, ma riuscì a raggiungere la finale di FA Cup sia nel 1946 che nel 1947.

Sul tetto d’Inghilterra

Nel primo caso gli Addicks caddero rovinosamente ai tempi supplementari, dopo che i primi 90′ si era conclusi sull’1-1, cedendo 1-4 contro il Derby County di Jackie Stamps e Peter Doherty. L’anno successivo, però, Bartram e compagni superarono nell’ordine Rochdale, WBA, Blackburn Rovers, Preston North End e Newcastle, trovandosi ancora una volta a Wembley.

L’avversario, in questo caso, era il sorprendente Burnley. E anche se, conclusi i due tempi regolamentari sullo 0-0, all’inizio dei supplementari la mente di qualcuno corse al crollo verificatosi l’anno precedente, stavolta Sam e compagni riuscirono a mantenere i nervi ben saldi, trovando il gol della vittoria al 114° con Chris Duffy e finendo per alzare quello che è, ancora oggi, l’unico trofeo nazionale mai vinto dal club.

Gli anni che seguirono furono anni di alti e bassi per il club, con Bartram che rimase fedelmente e meritatamente al proprio posto fino al ritiro, avvenuto nel marzo del 1956 alla veneranda età di 42 anni. Lasciò dopo ventidue anni e ben 623 presenze ufficiali, un record di club che resiste ancora oggi. Due anni prima, quarantenne, si era piazzato secondo nell’annuale classifica del “Player of the Year”, preceduto soltanto da un certo Tom Finney.

Lasciò dopo aver vissuto da protagonista un periodo in cui gli Addicks avevano conosciuto uno splendore che mai avrebbero ritrovato: e forse non è un caso che le due cose coincidano.

Per sempre a guardia del “The Valley”

Quando morì era ormai da tempo un giornalista. Aveva provato ad allenare con scarso successo, quindi si era dedicato alla cronaca sportiva. Fu seppellito nel cimitero di Harpenden e lì, infine, dimenticato al punto, con l’avvento del XXI secolo, la tomba presentava le crepe tipiche conseguenti di una grave incuria.

Fortunatamente l’Inghilterra è un Paese che non dimentica i suoi eroi: così, prima un misterioso benefattore ha fatto rimettere a nuovo il luogo dell’eterno riposo di Sam Bartram, quindi nel 2005, in occasione dei festeggiamenti per il centenario del club, il Charlton lo ha omaggiato con una statua in bronzo alta quasi tre metri e posta all’entrata del “The Valley”, lo stadio che per oltre vent’anni lo vide protagonista.

Ancora oggi, dunque, il nome di Sam Bartram è legato a doppio filo a quello del Charlton. Ancora oggi questo pittoresco portiere, questo straordinario campione, vigila sul club a cui dedicò l’intera carriera.


SITOGRAFIA:

  • Mitchell, Kevin (19/08/2001) Grave indifference, The Guardian
  • Hackett, Robin (23/02/2012) Sam Bartram: Eternal Showman, ESPN

BIBLIOGRAFIA:

  • Blake, Mike (2006) Sam Bartram, The Story of a Goalkeeping Legend, Tempus Pub Ltd

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