Storia di Palm, l’elefante-calciatore, e dell’uomo che lo sconfisse

“Gli elefanti non dimenticano” si ripeteva William Keech mentre sistemava il pallone per l’ultimo tiro. Era questa la sua ultima possibilità: lui, che i campi di calcio li aveva frequentati davvero, si era ritrovato in questa assurda sfida e intendeva vincerla.

Un uomo che sfida un elefante a football. Ci sarebbe stato da ridere, non fosse stato per il ricco premio che Lord Sanger stringeva tra le mani e che nessuno era riuscito a conquistare. Era una questione di orgoglio.

“Gli elefanti non dimenticano”, ricordò ancora mentre prendeva la rincorsa.

Aveva una sola possibilità, e doveva sfruttarla al meglio.

Si dice sia successo in Inghilterra nella primavera del 1899, a pochi mesi dalla fine del secolo e, con esso, di un football che passava dall’epoca Vittoriana a quella moderna.

Da una decina di stagioni esisteva un campionato, le regole andavano sempre più plasmandosi verso quelle odierne, ma c’era ancora il tempo di raccontare favole improbabili, di scriverle e farle passare alla storia.

Fu così che nel marzo del 1899 un imbattibile elefante-calciatore affrontò un uomo e venne sconfitto.

L’imbattibile Palm

“Il circo di Lord John Sanger & figli” era noto in tutta la Gran Bretagna come “il più grande e grandioso spettacolo nel mondo”, e del resto la sua carovana trasportava in lungo e largo per il Regno clown e domatori, mangiatori di fuoco e nani, orsi e gazzelle, leoni e uccelli esotici, oltre 300 cavalli e diversi elefanti.

Il più famoso di questi si chiamava Palm, era cresciuto imparando la nobile arte del football e in questa disciplina si diceva fosse imbattibile: inizialmente in scena in improbabili partite svolte contro i clown, si era poi trasformato in un insuperabile rigorista, tanto che Lord Sanger aveva messo in palio un “enorme calice” che avrebbe egli stesso donato al primo che sarebbe riuscito a superare Palm in una sfida ai calci di rigore.

Quando il circo giunse a Leicester, la popolazione fu più che contenta di pagare i 6 pence necessari per assistere allo spettacolo, e nei primi giorni furono ben tre gli uomini che si presentarono per sfidare l’imbattibile elefante-calciatore, finendo tutti per essere sconfitti: con la sua enorme mole Palm copriva infatti quasi interamente la porta, rendendo virtualmente impossibile all’avversario segnare.

La sfida di William Keech

Un giorno però la storia cambiò: a sfidare il mastodontico campione si presentò infatti William Keech, calciatore vero e proprio con un passato addirittura nel Liverpool e nel Leicester Fosse, squadra quest’ultima che aveva da poco abbandonato per giocare nel Loughborough.

Difensore in un’epoca in cui agli interpreti di questo ruolo era richiesta solo grande fisicità e ben poca qualità tecnica, conosceva comunque abbastanza bene i segreti del calcio, abbastanza da disorientare con delle finte, davanti ad una folla entusiasta e sorpresa, il fino ad allora insuperabile Palm.

Per ben due volte riuscì a trovare un varco dove infilare il pallone, e per due volte fu raggiunto dal temibile elefante-calciatore. Con l’ultimo rigore disponibile, Keech siglò il terzo goal su tre tentativi, quindi eroicamente riuscì a neutralizzare l’ultimo tiro del mastodontico avversario, vincendo l’incredibile sfida tra gli applausi dei presenti e di Lord Sanger, che aveva incassato abbastanza denaro da potersi permettere di cedere il calice pattuito senza troppi patemi.

Non fu l’ultima sfida di Palm, ma si dice che fu l’ultima che perse: gli elefanti non dimenticano mai, e così leggenda vuole che l’elefante-calciatore, memore delle finte che lo avevano beffato, non venne mai più sconfitto.


Questo racconto è liberamente ispirato da “The Victorian Football Miscellany” (Paul Brown, Goal-Post/Superelastic, pag. 172, “Elephant Football”) libro assolutamente fondamentale per conoscere a fondo la magica epoca dei primi pionieri del calcio.

Disegno di Sara Provasi, “Atti effimeri di comunicazione”