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Uomo nel Pallone Articoli

#StranoCalcio04 – Wrestler, dittatori e cani

PRESIDENTE-GOLEADOR? IN BURUNDI SI PUO’

Immaginate se Matteo Renzi, o prima di lui Silvio Berlusconi, avesse preso la decisione di giocare a calcio e al contempo ricoprire la carica di Premier: probabilmente non sarebbero stati pochi quei difensori che avrebbero approfittato dell’occasione data dal gioco per effettuare qualche bel contrasto duro e qualche entrata decisa.

Non accade in Burundi, dove il Premier (ma qualcuno lo definisce “dittatore”) Pierre Nkurunziza, 51 anni, è diventato recentemente il capocannoniere del campionato siglando la bellezza di 39 reti in 28 incontri.

Il suo segreto? Un’ottima forma fisica, una grande passione, un genuino entusiasmo e avversari a dir poco compiacenti: non sembra infatti che sia una bella idea fermare il presidente e goleador degli “Alleluja F.C.”, squadra da lui stesso creata per sottolineare la sua fervente fede di cristiano rinato e per la quale ha fatto edificare anche un bello stadio da 10.000 posti.

Il tutto mentre in Burundi è stato appena sventato un colpo di stato e non mancano le manifestazioni contro di lui, colpevole secondo la popolazione della povertà sempre più dilagante e del volersi ricandidare per un terzo mandato nonostante la legge non lo permetta.

Come risponde alle manifestazioni? Ordinando all’esercito di sparare sulla folla. Capite adesso perché “il Messi dei grandi laghi” segna tanto?

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FLOP 11: Leggende di Football Manager

La serie di “Football Manager” (in passato “Championship Manager”) è sicuramente un “must” per ogni appassionato di calcio che si rispetti: in questo gioco, che esce a cadenza annuale più o meno dal 1994, ci si mette nei panni di un “Manager”, appunto, di una delle migliaia di squadre a disposizione, occupandosi di tattiche, allenamenti e calciomercato.

I segreti di questo gioco sono l’alto realismo tattico, le miriadi di campionati e club disponibili (tutti ovviamente reali) e soprattutto l’enorme ed accurato database, che si basa su decine e decine di scout che in tutto il mondo contribuiscono a segnalare formazioni, rose e forza dei giocatori.

Il risultato è un gioco estremamente realistico, che spesso ha previsto in passato l’esplosione di calciatori giovanissimi divenuti poi veri talenti mondiali e il cui venerato database viene utilizzato anche da diversi operatori di mercato reali: non è un segreto che in passato il tecnico dell’Arsenal Wenger lo ha utilizzato per andare poi a vedere qualche giocatore, così come che l’Everton abbia addirittura pagato una bella cifra per utilizzarlo al massimo in esclusiva.

Come è logico aspettarsi, però, se è vero come è vero che spesso Football Manager prevede l’esplosione di sconosciuti talenti di domani, è altrettanto vero che un errore ci può stare. A volte è successo che certi giocatori sono stati sopravvalutati, altre volte si è trattato di vere e proprie cantonate.

Ho stilato una classifica dei giocatori più “sbagliati” nella storia di questo gioco: vere e proprie “leggende”, come vedremo. Via con la lista!

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Nikon El Maestro, il wonderkid che non è mai diventato grande

A chiunque sia capitato di passeggiare per le Ramblas di Barcelona, in Spagna, sarà capitato di vedere tra i numerosi artisti di strada presenti alcuni veri e propri fenomeni del calcio. Personaggi capaci di eseguire un numero impressionante di palleggi, fenomeni del numero ad effetto.

La domanda, che spesso sorge in questi casi all’osservatore casuale, è il perché questo talento venga usato per gli show in strada e non all’interno di uno stadio, magari in un contesto professionistico. La risposta, in realtà abbastanza banale, è che nel calcio il talento è solo uno degli ingredienti necessari per raggiungere il successo. E spesso neanche quello più importante.

La prova? Tra le tante la storia di Nikon Jevtić, meglio noto al mondo con il nome di Nikon El Maestro: un decennio fa il mondo del web impazziva per il nuovo fenomeno del calcio serbo, prospettandogli un futuro da fenomeno per via di un talento cristallino e innegabile. Il prossimo 3 giugno, invece, Nikon avrà 22 anni e lo si può già considerare un ex-calciatore.

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Uruguay, 1933, Nacional contro Peñarol: la partita più lunga di sempre

Uno dei pezzi di storia più importanti del calcio sudamericano fu scritto in Uruguay nel 1934. Proprio mentre dall’altra parte dell’oceano l’Italia si apprestava – su ordine di Mussolini – a ospitare e vincere la seconda edizione della Coppa Rimet, a Montevideo andava concludendosi l’incredibile campionato uruguaiano del 1933.

Questo accadeva dopo quasi un anno, un ritardo dovuto ad un’incredibile serie di eventi che avrebbe portato le due squadre più importanti del Paese – il Nacional e il Peñarol, entrambe di Montevideo – a scontrarsi in una serie di gare che sarebbe passata alla storia, nella sua totalità, come “la partita più lunga di sempre”.

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Heleno de Freitas, “il Principe Maledetto”

La maggior parte degli infermieri che se ne prendevano cura, in quel sanatorio quasi dimenticato da Dio nei pressi di Barbacena, ignorava chi fosse quel giovane uomo malandato che si aggirava nei corridoi della struttura, percorrendoli avanti e indietro senza pace. La sigaretta costantemente in bocca, lo sguardo spiritato, apriva la bocca quasi esclusivamente per offendere il primo che gli capitava a tiro. Di tanto in tanto, però, si calmava. E raccontava storie incredibili.

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Mineirazo – Poca gioia, toda tristeza

E chi se l’aspettava una scoppola così. Nessuno. Per quanto la Germania facesse paura, e fosse anche superiore sulla carta a dirla tutta. E mancava Neymar, e mancava Thiago Silva.

Però c’era il pubblico. Un intero Paese a spingere il Brasile verso la ‘Hexa’, il sesto titolo mondiale. Da conquistare appunto davanti ai propri tifosi, che da più di sessant’anni attendevano di cancellare il ‘Maracanazo’.

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Kazu Miura, altro che meteora

Il Dizionario Italiano definisce il significato di “Meteora”, quando si parla di artisti o uomini di sport, come “detto di persona che ha avuto grande fama per poco tempo”.

Per molti appassionati di calcio del Belpaese, Kazuyoshi Miura, primo giapponese a calcare un campo di Serie A, è stato una meteora: una fugace esperienza, appena una stagione al Genoa, e poi la scomparsa dai radar.

Molto si ironizzò su di lui e sulle sue presunte capacità tecniche, e prima dell’arrivo di Hidetoshi Nakata – il miglior calciatore proveniente dal Sol Levante mai visto – si continuò a pensare ai calciatori giapponesi come a delle vere e proprie macchiette, degli esaltati cresciuti con il mito di “Holly & Benji” senza una vera formazione tecnica.

Eppure per molti appassionati nipponici Kazu Miura è stato il più grande calciatore giapponese di sempre, e questa è la sua storia.

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Aleksandar Duric, la “Goal Machine” di Singapore

La via per l’affermazione, nel calcio, segue a volte strade misteriose e mai battute. Su questo sito potete trovare storie in questo senso singolari come quella di Lutz Pfannenstiel, portiere giramondo capace di giocare in tutti e sei i Continenti calcistici. Un altro esempio può essere la straordinaria quanto curiosa carriera di Aleksandar Duric, che da profugo durante la Guerra dei Balcani è riuscito a diventare la più grande leggenda di un esotico paese asiatico.

Quella che state per scoprire è la storia di un uomo nato canoista e scopertosi calciatore, nato nella ex-Jugoslavia e che dopo essere fuggito dagli orrori della guerra ha trovato una nuova vita e una nuova patria a Singapore, dove è diventato addirittura eroe indossando la maglia della Nazionale e la fascia di capitano. Il tutto, naturalmente, a suon di gol.

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Duncan Edwards, per sempre giovane

La secolare storia del football inglese è colma di leggende, personaggi unici ed irripetibili che dai tempi dei pionieri sono pervenuti fino ai giorni nostri, conservando immutato il loro fascino. Il gigantesco portiere William Foulke, il talento sprecato di Paul Gascoigne e poi George Best, Stanley Matthews, Bobby Charlton, Robin Friday e molti altri ancora, cui non basterebbero centinaia di pagine per raccontarne la storia.

Per molti tifosi inglesi, però, sopra tutti i grandi c’è stato un solo giocatore. “Il più grande” di tutti. Duncan Edwards, un calciatore entrato nella leggenda pur avendo giocato appena cinque stagioni da professionista. Tanto gli bastò per entrare nel cuore dei tifosi inglesi e non uscirne mai più.

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